24/01/2014, 00.00
MYANMAR – NAZIONI UNITE
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Appello Onu a Naypyidaw: indagini “approfondite” sulle violenze contro i Rohingya

Navi Pillay, Alto commissario per i diritti umani, auspica chiarezza sulla morte di dozzine di persone nello Stato Rakhine. La funzionaria parla di “informazioni credibili” a conferma del massacro avvenuto a metà gennaio. E aggiunge: occasione per mostrare “trasparenza e responsabilità”. Il governo birmano smentisce i fatti perché “del tutto sbagliati”.

Yangon (AsiaNews/Agenzie) - Le Nazioni Unite lanciano un appello al governo birmano, chiedendo "indagini approfondite" sulla morte violenta di dozzine di Rohingya fra uomini, donne e bambini nella parte settentrionale dello Stato di Rakhine, a ovest del Myanmar. I fatti sono avvenuti a metà mese e sono stati denunciati da Arakan Project, una ong attiva a difesa della minoranza musulmana; tuttavia il governo di Naypyidaw ha respinto con forza i racconti, smentendo le voci di attacchi e vittime fra i Rohingya. Sulla vicenda interviene oggi Navi Pillay, Alto commissario Onu per i diritti umani, che invoca una "indagine rapida, imparziale ed esaustiva"; le Nazioni Unite hanno ricevuto "informazioni credibili" in base alle quali almeno 48 membri della minoranza musulmana sarebbero stati uccisi da inizio gennaio, in una nuova ondata di violenze divampata nell'area.

Ye Htut, portavoce del presidente birmano Thein Sein e vice-ministro per l'Informazione, "si oppone con forza" alle affermazioni Onu, sottolineando che dati e fatti raccontati sono "totalmente sbagliati". Tuttavia, Stati Uniti e Gran Bretagna raccolgono l'allarme per le nuove vicende di sangue e parlano di vera e propria "discriminazione" da parte della maggioranza birmana contro la minoranza etnico-religiosa. Human Rights Watch (Hrw) aggiunge di aver ricevuto informazioni credibili, in base alle quali la polizia ha autorizzato l'arresto di tutti i Rohingya, uomini e bambini, al di sopra dei 10 anni.

Secondo il rapporto Onu, il 9 gennaio scorso otto musulmani del villaggio di Du Char Yar Tan sono stati vittime di un attacco. Il giorno 13 alcuni Rohingya dello stesso villaggio avrebbero ucciso un poliziotto. La morte dell'agente ha scatenato la violenta risposta dei buddisti, sostenuti dalle forze di sicurezza locali, che hanno ucciso almeno 40 fra uomini, donne e bambini della minoranza.

Dal 2011 il Myanmar ha avviato una lenta campagna di riforme in chiave democratica, dopo decenni di dittatura militare che hanno soffocato il Paese. Tuttavia, le continue violenze confessionali nell'ovest gettano più di un'ombra sul reale cambiamento di una nazione eterogenea e caratterizzata ancora oggi da focolai di guerra nelle aree delle minoranze etniche, in particolare al nord nello Stato Kachin.

"Deploro la perdita di vite umane nel villaggio di Du Chee Yar Tan" ha aggiunto Navi Pillay, "e mi rivolgo alle autorità [...] perché sia fatta giustizia alle vittime e alle loro famiglie". L'alto funzionario Onu si rivolge al governo birmano, sottolineando che "rispondendo in modo rapido e deciso alla vicenda" ha una "opportunità per dimostrare trasparenza e responsabilità", rafforzando in questo modo "la democrazia e lo Stato di diritto in Myanmar".

Dal giugno del 2012 lo Stato occidentale di Rakhine è teatro di scontri violentissimi fra buddisti birmani e musulmani Rohingya (800mila circa in tutto il Myanmar), che hanno causato almeno 200 morti e 250mila sfollati. Per il movimento attivista con base negli Stati Uniti Human Rights Watch (Hrw) nella zona è in atto una vera e propria "pulizia etnica" dal parte delle autorità. Il governo birmano considera la minoranza musulmana alla stregua di immigrati irregolari, provenienti dal vicino Bangladesh. 

 

 

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