21 Febbraio 2017
AsiaNews.it Twitter AsiaNews.it Facebook
Aree geografiche




  • > Africa
  • > Asia Centrale
  • > Asia del Nord
  • > Asia del Sud
  • > Asia Nord-Ovest
  • > Asia Sud-Est
  • > Europa
  • > Medio Oriente
  • > Nord America
  • > Sud America
  • > Asia dell'Est


  • » 12/01/2017, 08.52

    ISRAELE - PALESTINA

    Arabi israeliani in sciopero contro la demolizione di case, chiuse scuole e attività commerciali



    Per tutta la giornata di ieri la popolazione ha incrociato le braccia. Dietro la protesta l’abbattimento delle abitazioni private edificate senza permessi. I documenti, spiegano i promotori dello sciopero, sono difficili da ottenere. Il premier Netanyahu ha accelerato il processo di demolizione in risposta alla decisione del tribunale sull’avamposto di Amona.

     

    Gerusalemme (AsiaNews/Agenzie) - Gli arabi israeliani hanno incrociato le braccia e chiuso scuole e attività commerciali nella giornata di ieri, nel contesto di una giornata di protesta nazionale contro la demolizione di case costruite senza i permessi, che sostengono difficili da ottenere. Il giorno precedente le autorità amministrative avevano disposto l’abbattimento di 11 abitazioni nella cittadina di Qalansuwa, nel nord del Paese.

    Secondo quanto denunciano i cittadini israeliani di origine araba, lo Stato e le amministrazioni locali adottano una politica discriminatoria che rende pressoché impossibile l’ottenimento del permesso di costruzione. E, di conseguenza, l’ampliamento delle unità abitative e delle aree a disposizione delle varie comunità.

    Da qui la scelta di molte famiglie arabe che finiscono per costruire case senza i permessi, innescando la reazione delle autorità che ne dispongono la demolizione. Mohammad Barakeh, leader di una organizzazione araba israeliana ed ex parlamentare della Knesset, sottolinea che l’adesione allo sciopero indetto ieri ha “superato le aspettative”. “Abbiamo registrato - aggiunge - una risposta eccellente in tutti i villaggi e le cittadine arabe”. Condanne vengono espresse anche dal movimento Joint List, che riunisce numerosi partiti arabi e rappresenta il terzo principale schieramento nel Parlamento israeliano. In una nota i vertici del gruppo sottolineano che le case erano costruite su “terreni privati” a Qalansuwa e la scelta di abbatterle “è un crimine senza precedenti” e una “dichiarazione di guerra” contro le persone dell’area e, più in generale, “la comunità araba in Israele”.

    Gli arabi israeliani costituiscono il 17,5% circa del totale della popolazione. Essi sono i discendenti dei palestinesi che hanno deciso di restare nella loro terra in seguito alla nascita di Israele, nel 1948.

    Secondo quanto riferito dalla radio pubblica israeliana, lo sciopero ha avuto un’altissima adesione a Nazareth e Umm al-Fahm, le due più importanti città arabe del Paese e nella città costiera mista di Haifa. Poco prima che la decisione di demolire le abitazioni diventasse esecutiva, il sindaco di Qalansuwa Abed al-Bassat Salameh ha rassegnato le dimissioni, dopo aver cercato invano per anni di ottenere il rilascio dei permessi da parte delle autorità centrali. L’ex primo cittadino aggiunge che dietro la decisione di demolire le abitazioni vi è il tentativo del Primo Ministro Benjamin Netanyahu e del ministro degli Interni Gilad Erdan di “compiacere” i coloni e la loro politica espansionista a discapito della popolazione araba.

    Commentando la decisione del tribunale israeliano di disporre lo smantellamento del controverso avamposto ebraico di Amona, il premier aveva tracciato un legame fra gli avamposti e le costruzioni (illegali) degli arabi in Israele. Se Amona è illegale, aveva aggiunto Netanyahu, anche le costruzioni arabe prive di permesso lo sono e per questo “ho dato ordine di accelerare il processo di demolizione delle costruzioni illegali… in tutte le altre parti del Paese e lo faremo nei prossimi giorni”. In seguito i giudici avevano disposto uno slittamento dello sgombero di Amona, previsto in un primo momento per il 25 dicembre e rimandato al prossimo 8 febbraio.

     

    invia ad un amico Visualizza per la stampa










    Vedi anche

    23/12/2016 08:33:00 EGITTO-USA-ONU
    Posticipata all’Onu la risoluzione su Israele e le colonie. L’intervento di Trump

    Una bozza presentata dall’Egitto, è stata ritirata il giorno dopo. Il presidente Usa eletto, non ancora in carica, ha imposto il veto degli Stati Uniti.



    26/01/2017 08:51:00 ISRAELE - PALESTINA - ONU
    Lega araba contro Israele: le colonie, segno del “disprezzo” per la comunità internazionale

    Dichiarazione di Ahmed Aboul Gheit, leader dell’organizzazione. Il governo Netanyahu vuole “far fallire” tutti gli “sforzi” per la soluzione dei due Stati. Il Consiglio di sicurezza Onu non si esprime sui progetti di ampliamento degli insediamenti. 

     



    25/01/2017 08:46:00 ISRAELE - PALESTINA - ONU
    Israele vuole costruire migliaia di nuove abitazioni nei Territori. Condanna Onu

    Il governo ha annunciato la realizzazione di 2500 nuove unità abitative. Il progetto di espansione più imponente degli ultimi anni. Ferma condanna dei palestinesi. Contrarie le Nazioni Unite: “Azioni unilaterali” ostacolo alla pace e alla soluzione dei due Stati. Nessun commento dalla Casa Bianca, che conferma la volontà di “riavvicinarsi” a Israele. 

     



    23/01/2017 12:57:00 ISRAELE - PALESTINA
    In attesa di Trump, Netanyahu dà via libera a centinaia di nuovi insediamenti

    L'incontro fra il premier e il presidente Usa sarà in febbraio. La municipalità di Gerusalemme ha approvato 556 nuove case negli insediamenti di Pisgat Zeev, Ramat Shlomo e Ramot. Con il giuramento di Trump, per Israele si apre una “nuova era” nelle relazioni fra i due Paesi. Pressioni dall’estrema destra per l’ampliamento del controverso insediamento di Maaleh Adumim, Decisione congelata fino al vertice di Washington. 

     



    19/11/2016 09:18:00 ISRAELE - PALESTINA
    Breaking the Silence premiata per la lotta “al di fuori del consenso” contro l’occupazione

    L’ong attivista era stata insignita del Berelson Prize per il dialogo arabo-israeliano. La rettrice dell'Università Ben Gurion nel Negev ha bloccato l’assegnazione. Accademici e intellettuali hanno ideato un premio alternativo per protesta. Amos Oz: “La storia insegna che quanti vengono bollati come traditori, nel tempo si dimostrano dei precursori”.





    In evidenza

    VATICANO-CINA-HONG KONG
    L’articolo del card. Tong sul dialogo Cina-Santa Sede fra gioia e sgomento

    Bernardo Cervellera

    L’ottimismo del vescovo di Hong Kong sul cambiamento del metodo delle nomine episcopali e sulla funzione dell’Associazione patriottica. Ma non è chiaro se è un cambiamento nei fatti o solo nominalistico, nelle parole. I vescovi sotterranei sono patriottici e amano il loro Paese, ma il Partito li sospetta. Libertà “essenziale” nelle nomine episcopali, ma i vescovi non sono liberi di svolgere il loro ministero. Vescovi patriottici controllati nelle loro visite con membri della Chiesa universale. Le “cimici” (microfoni nascosti) negli uffici episcopali.


    HONG KONG-CINA-VATICANO
    Card. Tong: Il futuro del dialogo Sino-Vaticano dal punto di vista ecclesiologico

    Card. John Tong

    Il cardinale di Hong Kong spiega i passi in cui si desidera far muovere il dialogo fra Cina e Santa Sede. A tema la funzione del papa nelle nomine dei vescovi; il cambiamento di visione nell’Associazione patriottica; la possibile integrazione dei vescovi sotterranei nella conferenza episcopale.  Il nuovo articolo a firma  del card. John Tong, dopo quello di alcuni mesi fa su “Comunione della Chiesa in Cina con la Chiesa universale”.


    AsiaNews E' ANCHE UN MENSILE!

    L’abbonamento al mensile di AsiaNews non costa nulla: viene dato gratis a chiunque ne faccia richiesta.
     

    ABBONATEVI

    News feed

    Canale RSScanale RSS 

    Add to Google









     

    IRAN 2016 Banner

    2003 © All rights reserved - AsiaNews C.F. e P.Iva: 00889190153 - GLACOM®