04/10/2019, 08.19
SIRIA - VATICANO
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Arcivescovo di Damasco: Mese missionario, tempo per rilanciare la pastorale

Mons. Nassar invita a risvegliare le “forze vive” che sono presenti nella Chiesa della capitale. Il prelato invita alla “testimonianza” in un contesto ancora critico. Il Vangelo “la nostra unica risorsa”. Fonte di AsiaNews: siriani “vittime” di attacchi “dall’esterno”, sanzioni “rendono tutti più poveri”.

Damasco (AsiaNews) - Il Mese missionario straordinario di ottobre è “l’occasione per rilanciare un dinamismo a livello pastorale” e per “risvegliare le forze vive”, che sono presenti “ancora oggi” nella Chiesa di Damasco. È quanto afferma ad AsiaNews l’arcivescovo maronita della capitale siriana Samir Nassar, commentando l’apertura del Mese missionario straordinario, in cui papa Francesco invita a “uscire da se stessi, farsi dono”. Il prelato esorta “alla testimonianza”, pur in un contesto ancora oggi critico e contraddistinto da grandi difficoltà per la popolazione, cristiana e non.

A 100 anni dalla promulgazione della Lettera apostolica Maximum Illud di Benedetto XV, all’indomani della Prima guerra mondiale per dare un “nuovo impulso alla missione”, papa Francesco ha voluto rilanciare il compito missionario della Chiesa e di ogni cristiano. Per il pontefice questo periodo vuole essere anche “una scossa per provocarci a diventare attivi nel bene. Non notai della fede e guardiani della grazia, ma missionari”.

“Abbiamo iniziato il mese missionario - racconta mons. Nassar - celebrando la memoria dei 29 martiri, al cospetto dell’icona di Nostra Signora dei Dolori benedetta da papa Francesco a metà settembre” e che “deve fare il giro di tutte le diocesi della Siria”. Il prelato, scampato egli stesso lo scorso anno a un razzo che ha centrato la cattedrale greco-melkita, aggiunge che questo tour “culminerà a fine maggio 2020 con una grande celebrazione eucaristica a Damasco”. 

Questo periodo, sottolinea mons. Nassar, deve diventare occasione per “attingere una nuova speranza dal Vangelo”, che è “la nostra unica risorsa”. Perché i cristiani siriani, oggi, “sono testimoni silenziosi”, sono “una minoranza piccola e impaurita” che vive condizioni di “estrema difficoltà” come gran parte del popolo. 

Le parole del prelato giungono in un contesto di grave crisi per il Paese, martoriato da otto anni di conflitto sanguinoso e oggi vittima di una guerra economica orchestrata dalle potenze occidentali, in primis Stati Uniti e Unione europea, a colpi di sanzioni. Nel frattempo sul fronte diplomatico si è aperto un primo canale di dialogo fra governo e gruppi dell’opposizione, in vista della scrittura della nuova Costituzione post-bellica. Il prossimo 30 ottobre a Ginevra si terrà la prima riunione del Comitato chiamato a redigere la nuova Carta, piccolo “segnale di speranza” pur in quadro contraddistinto da “episodi continui di violenze e terrorismo”. 

Una fonte diplomatica di AsiaNews, dietro anonimato perché non autorizzata a parlare con la stampa, afferma che i siriani si sentono vittime di attacchi mirati dall’esterno, che oggi vengono sferrati non più a colpi di bombe ma mediante l’uso mirato delle sanzioni. “Per capire cosa prova oggi la popolazione siriana - racconta - immaginate un insegnante che entra in classe e trova insulti scritti sulla lavagna. E che decide di punire tutti gli alunni in maniera indiscriminata perché non sa chi sia il responsabile”. 

“Questi studenti - prosegue - vengono puniti per qualcosa che non hanno commesso e non sanno chi sia stato. Nelle città, nelle comunità, nei villaggi questa è la sensazione generale. Le sanzioni europee e statunitensi rendono ogni giorno tutti più poveri. La classe media sta sparendo, i poveri sono sempre più poveri e i pochissimi ricchi sono ancora più ricchi e potenti”. “Basta sanzioni alla Siria - conclude - sono ingiuste verso il popolo, non forniscono alcuna soluzione e non fanno altro che peggiorare la situazione”.

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