07/02/2017, 11.37
INDONESIA

Arcivescovo di Jakarta: al voto contro ogni estremismo e violenza

di Mathias Hariyadi

Il 15 febbraio a Jakarta e in altri distretti e reggenze del Paese si vota per le Pilkada, le elezioni locali. Nel Paese si respira un clima di crescente tensione, esasperato da campagne e proteste promosse dall’ala estremista islamica. Nel mirino il governatore della capitale, perché cristiano. Mons. Suharyo: la Chiesa è apartitica, ma difende i valori fondanti dello Stato.

 

Jakarta (AsiaNews) - In un clima di crescente tensione fra leader e simpatizzanti degli opposti schieramenti in vista delle elezioni regionali (Pilkada) del 15 febbraio, l’arcivescovo di Jakarta pubblica una lettera pastorale in cui richiama la posizione neutrale e apartitica della Chiesa, schierata per dignità e valori umani. Nella missiva mons. Ignatius Suharyo invece di mostrare simpatie verso un particolare candidato, ricorda che è compito dei cattolici - a prescindere dal colore politico - adoperarsi per il rispetto della dignità e del valore della vita umana.

Un richiamo alla dignità del voto e al rispetto dei principi fondanti del Paese, ripreso anche dalla Conferenza episcopale indonesiana (Kwi) che di fronte alle tensioni politiche delle ultime settimane auspica un voto in un clima sereno e disteso. Del resto non si voterà solo nella capitale, perché le amministrative interesseranno diversi distretti e reggenze di tutta l’Indonesia.

All'origine della lettera pastorale dell’arcivescovo, gli scontri politici delle ultime settimane che in molti casi hanno superato il solo fronte dialettico. Nel Paese si registra una escalation della tensione, fomentata da gruppi estremisti e movimenti radicali che sfruttano la religione per motivi politici. Ne è prova il recente caso di blasfemia che vede protagonista proprio il governatore - cristiano - di Jakarta, finito nel mirino di movimenti radicali. In vista del voto per le Pilkada, mons. Suharyo ha così deciso di rivolgersi in prima persona ai fedeli, rivolgendo anche alcune richieste specifiche.

Raccogliendo l’appello dell’amministrazione guidata dal presidente indonesiano Joko “Jokowi” Widodo, l’arcidiocesi di Jakarta “invita tutti alla calma” e “sostiene” il lavoro del governo centrale impegnato a garantire “la sicurezza” delle operazioni di voto. Il prelato aggiunge che il voto è uno dei momenti più importanti della vita di un cittadino, che è chiamato a esercitare i propri “diritti civili” per eleggere “il miglior candidato”. Un diritto, aggiunge l’arcivescovo, da usare “in modo giusto e responsabile”.

Per queste occasioni, prosegue la nota, è necessaria una “linea guida” in cui si richiama il cittadino a votare quanti “difendono lo spirito di unità nella diversità”, che è uno dei valori fondanti del Paese. “Lo spirito di unità nella diversità - avverte il prelato - è cruciale nel contesto degli sforzi messi in campo per difendere i Pancasila, i principi fondatori dello Stato, e l’unione di tutte le anime della nazione”. Infine, mons. Suharyo afferma una volta di più che le chiese non sono luoghi per fare campagna elettorale a favore dell'uno o dell’altro candidato.

Nelle scorse settimane gruppi estremisti e movimenti radicali hanno promosso manifestazioni “a difesa dell’islam”, in realtà con il solo scopo di colpire - sul piano politico e giudiziario - il governatore di Jakarta Basuki “Ahok” Tjahaja Purnama, cristiano di etnia cinese. Le proteste di piazza si inseriscono inoltre in un contesto più ampio di destabilizzazione del Paese promosso da chi vuole colpire il presidente Widodo e gettare la nazione nel caos.

Analisti ed esperti sottolineano che, sebbene la protesta sia indirizzata verso il governatore accusato di blasfemia, in realtà il vero obiettivo è il capo di Stato. Widodo non appartiene al cosiddetto “vecchio regime” che ha governato per decenni il Paese e ha promosso fin dai primi giorni del mandato una lotta a tutto campo contro la corruzione, uno dei mali endemici della nazione, alla base della decennale “stagnazione” economica.

Per questo, l’arcivescovo di Jakarta scrive che il voto alle regionali non ha solo un valore locale ma deve servire per rilanciare i principi dello Stato e la lotta contro la corruzione e il malaffare, impedendo il ritorno al potere di quanti hanno prosperato nel malaffare e nella corruttela.

 

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