13/10/2017, 10.48
SRI LANKA
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Arrestato il figlio di Rajapaksa, protesta contro la vendita dello scalo intitolato al padre

Il Mattala Rajapaksa International Airport è stato costruito con fondi cinesi. È uno degli aeroporti civili meno utilizzati al mondo e opera un solo volo al giorno. L’India avrebbe offerto 210 milioni di dollari per l’acquisto.

Colombo (AsiaNews/Agenzie) – La polizia dello Sri Lanka ha arrestato Namal Rajapaska, figlio dell’ex dittatore dell’isola. Il suo arresto, e quello di altre 28 persone, è avvenuto il 10 ottobre. Il politico è accusato di aver guidato una protesta non autorizzata contro la vendita all’India dell’aeroporto internazionale intitolato al padre nella località di Hambantota, circa 240 km a sud della capitale Colombo.

Ruwan Gunasekera, sovrintendente di polizia, riferisce che il figlio maggiore di Mahinda Rajapaska ha violato l’ordinanza di un tribunale che vietava manifestazioni in strada e per danneggiamento alle proprietà pubbliche. Alcuni filmati diffusi sui social media hanno ripreso Rajapaksa mentre intonava slogan contro l’India di fronte alla sede del consolato. Centinaia di manifestanti hanno provato a sfondare le barricate erette dalla polizia, ma gli agenti li hanno bloccati prima che potessero raggiungere l’edificio diplomatico.

Il Mattala Rajapaksa International Airport è stato costruito durante il regime del presidente-dittatore e finanziato con fondi cinesi. Si tratta di una delle opere statali che non hanno mai creato profitto e per questo sono chiamate dagli abitanti “elefanti bianchi”. Nello specifico, lo scalo opera un solo volo al giorno ed è uno degli aeroporti civili meno utilizzati al mondo.

Il governo dell’attuale presidente Maithripala Sirisena ha proposto la vendita dell’impianto e sembra che le autorità di Delhi abbiano offerto 210 milioni di dollari (oltre 177 milioni di euro). A luglio di quest’anno nella stessa area di Hambantota, Colombo ha ceduto ad aziende cinesi la maggioranza dello scalo portuale, nonostante le proteste e le manifestazioni da parte della popolazione locale, che teme di essere sfrattata dai megaprogetti di Pechino.

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