06/03/2012, 00.00
CINA
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Arresti di attivisti e popolazione per garantire la sicurezza dell'Assemblea nazionale del popolo

di Wang Zhicheng
Centinaia di persone sono agli arresti domiciliari o nelle "prigioni nere" senza alcun processo. Più di 750mila poliziotti, soldati, guardie giurate garantiscono la "tranquillità" dell'Anp. L'agenzia Chrd denuncia la mancanza di comunicazione fra l'Anp e la popolazione.

Pechino (AsiaNews) - Attivisti per la democrazia, avvocati  i diritti umani, portatori di petizioni contro le ingiustizie subite sono agli arresti domiciliari, sotto stretto controllo, o impediti nei loro movimenti  a Pechino e in tutta la Cina. La "pulizia" è  ormai una tradizione in questo periodo, con le celebrazioni dei due grandi incontri nella capitale: l'Assemblea nazionale del popolo, il parlamento cinese, e la Conferenza politica consultiva, che si svolge quasi in parallelo.

Quest'ano, secondo le cifre ufficiali, la sicurezza è al colmo: sono impiegati almeno 750mila persone della sicurezza, dell'esercito, di guardie giurate per garantire che non vi siano manifestazioni, presentazioni di lettere, situazioni imbarazzanti per i delegati  "del popolo".

L'agenzia Chrd (China Human Rights Defenders) elenca oggi una lista delle personalità residenti a Pechino che in questi subiscono soppressione dei loro diritti da parte delle autorità:

 

  • 1) Zhang Zuhua, professore di diritto costituzionale, dal 28 febbraio è controllato dalla polizia e subisce restrizione nei movimenti.
  • 2) Dal 29 febbraio la polizia sosta davanti alle case di alcuni dissidenti quali Zha Jianguo, Hu Shigen, Gao Hongming, He Depu, Xu Yonghai. La scorsa domenica, 4 marzo, alla vigilia dell'Anp, a Hu Shigenè stato proibito di lasciare la sua residenza: doveva recarsi a un incontro biblico.
  • 3) Prima dell'Anp, alcuni avvocati per i diritti umani quali Teng Biao, Jiang Tianyong e Xu Zhiyong hano subito minacce dalla polizia e restrizione nei loro movimenti.
  • 4) La scrittrice Woeser e suo marito Wang Lixiong, anch'egli scrittore, sono sotto stretta sorveglianza fin dai primi di febbraio. Devono chiedere permesso per tutti i loro spostamenti e sono obbligati ad essere accompagnati dalle guardie tutte le volte che escono di casa.

 

Nel resto della Cina:

  • 5) Il 2 marzo, due guardie di sicurezza si sono piazzate davanti alla porta di casa del giovane attivista Yang Chong a Guangzhou. Lo scorso anno Yang ha partecipato alla Giornata internazionale per i diritti umani e alle proteste del villaggio di Wukan (Guangdong) contro la corruzione delle autorità locali e del Partito.
  • 6) Cinque persone dell'Hubei sono giunte a Pechino il 3 marzo per tentare di consegnare una petizione. Le autorità li hanno presi e portati indietro a Shiyan, rinchiudendoli in una "prigione nera". Vi rimarranno fino alla fine dell'Anp.
  • 7) Il 4 marzo la polizia ha fermato 10 attivisti dell'Hunan e dello Jiangxi che lavorano sulla corruzione e detenuti alla stazione di polizia di Jinxing.
  • 8) Il 5 marzo, più di 100 persone di Shanghai, che portavano una petizione, sono stati arrestati e rinchiusi nella prigione nera di Jiujingzhuang. Altri 12 da Shanghai sono stati riportati indietro e posti agli arresti domiciliari.
  • 9) Il 5 marzo, Chang Xingfa, portatore di petizioni di Shanghai, è arrivato a Pechino ed è riuscito a giungere fino all'entrata della Grande sala del popolo, dove si tiene l'Anp. Ma poliziotti armati lo hanno arrestato e finora egli è tenuto nella stazione di polizia di piazza Tiananmen.

 

Il Chrd ha diffuso una dichiarazione (v. qui) in cui condanna la diffusa repressione di attivisti e gente comune con le loro petizioni e chiede la garanzia di canali di comunicazione con l'Anp, la diffusione di informazioni riguardo i rappresentanti dell'Assemblea, domandando che essi siano realmente eletti dalla popolazione e non cooptati dai vertici del Partito in elezioni manipolate.

Il Chrd domanda anche la cancellazione dei laogai (campi di rieducazione con il lavoro forzato) e del sistema di residenza obbligatoria (hukou) per i migranti, che trasferiti in città, sono privi del diritto all'assistenza medica e alla scuola per i figli.

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