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  • » 27/02/2017, 12.52

    IRAN - STATI UNITI

    Asghar Farhadi diserta l’Oscar per protesta contro la legge anti-immigrazione di Trump



    Il regista iraniano, vincitore per il miglior film straniero, non partecipa alla serata. In un messaggio letto da Anousheh Ansari, egli denuncia una norma “disumana” che “crea paure” e “una giustificazione ingannevole per l’aggressione e la guerra”. Soddisfazione o “orgoglio” del ministro iraniano degli Esteri.

     

    Los Angeles (AsiaNews) - Una legge “disumana” che impedisce l’ingresso agli stranieri negli Stati Uniti e che “crea paure” e “una giustificazione ingannevole per l’aggressione e la guerra”. Con queste parole durissime lette dalla ingegnere, imprenditrice ed ex astronauta iraniana naturalizzata Usa, Anousheh Ansari sul palco dell’Academy, il regista iraniano Asghar Farhadi ha accolto la vittoria del premio Oscar 2017 per il miglior film straniero.

    In gara con la pellicola “Il Cliente”, il regista, già vincitore in passato della celebre statuetta, ha disertato la cerimonia per protesta contro la legge del presidente Donald Trump - poi sospesa dai giudici - che bloccava l’ingresso ai viaggiatori di sette Paesi a maggioranza islamica.

    Le misure restrittive volute dall’amministrazione Usa si applicano a sette Paesi di Medio oriente e Africa, tutti a maggioranza musulmana, fra cui l’Iran. Una legge al momento sospesa dalla magistratura, ma che l’inquilino della Casa Bianca è deciso a reintrodurre per “proteggere” gli Stati Uniti dai terroristi. In risposta, analisti ed esperti ricordano che negli ultimi attentati avvenuti sul territorio Usa, nessuno degli autori proveniva dai Paesi colpiti dal bando presidenziale.

    Contro il cosiddetto “Muslim Ban” sono scesi in campo intellettuali, artisti, attivisti pro diritti umani e semplici cittadini. E anche la serata degli Oscar, che si è celebrata nella notte Usa, è diventata occasione per rilanciare la lotta contro un decreto oggetto di feroci critiche e considerato contrario ai diritti umani. Fra le proteste, la più eclatante è quella del regista iraniano Asghar Farhadi che ha deciso di boicottare la notte degli Oscar e di non ritirare il premio dalle mani di Shirley McLaine e Charlize Theron, inviando in sua vece due personalità di primo piano della comunità iraniana negli Usa. Nel messaggio letto da Anousheh Ansari, il regista ha ringraziato per “questo prezioso premio” conquistato “per la seconda volta”. “Mi dispiace non essere con voi - ha aggiunto - ma la mia assenza è dovuta al rispetto per i miei concittadini e per i cittadini della altre sei nazioni che hanno subìto una mancanza di rispetto a causa di una legge disumana che ha impedito l’ingresso negli Stati Uniti agli stranieri”. “Dividere il mondo - prosegue il regista iraniano - fra noi e gli altri, i ‘nemici’, crea paure e crea una giustificazione ingannevole per l'aggressione e la guerra. E questo impedisce lo sviluppo della democrazia e dei diritti umano in paesi che a loro volta sono stati vittime di aggressioni”. “Il cinema - conclude - può catturare le qualità umane e abbattere gli stereotipi e creare quell'empatia che oggi ci serve più che mai”.

    Il film, liberamente ispirato a “Morte di un commesso viaggiatore” di Arthur Miller, era già stato premiato al Festival del cinema di Cannes. In occasione della notte degli Oscar, i registi candidati al premio nella categoria “Miglior film straniero” hanno firmato una dichiarazione congiunta in cui condannano il “clima di fascismo” oggi presente negli Stati Uniti.

    Diverso il clima a Londra dove ieri il sindaco Sadiq Khan, primo musulmano nella storia della capitale inglese, ha organizzato una proiezione della pellicola cui hanno assistito almeno 10mila persone riunite sotto la statua dell’ammiraglio Nelson a Trafalgar Square. Il presidente Trump non può “tapparmi la bocca”, ha sottolineato il primo cittadino, che ha rilanciato piena “solidarietà” ad Asghar Farhadi “uno dei più grandi registi al mondo”.

    Infine, sulla vicenda è intervenuto anche il ministro iraniano degli Esteri Mohammad Javad Zarif che è si è detto “orgoglioso” del cast e della troupe del film “sia per l’Oscar, che per la presa di posizione contro il Muslim Ban”. Il ministro ha inoltre ricordato che “gli iraniani hanno rappresentato cultura e civiltà per millenni”.

     

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