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    » 07/03/2009, 00.00

    ASIA

    Asia, la crisi economica mondiale colpisce più le donne



    Nel 2009 saranno almeno 22 milioni le donne senza un lavoro. La percentuale mondiale di disoccupazione femminile sarà del 7,4%, rispetto al 7% fra gli uomini. La manodopera femminile affetta dal crollo nel settore delle esportazioni.

    Hong Kong (AsiaNews/Agenzie) – In Asia la crisi economica mondiale colpisce le donne più degli uomini. Ad affermarlo sono gli esperti dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo), secondo i quali il numero di disoccupate potrebbe toccare quota 22 milioni.

    Nel 2008 quasi la metà dei tre miliardi di lavoratori nel mondo erano donne: il livello di disoccupazione femminile era del 6,3%, rispetto al 5,9% degli uomini. Quest’anno la situazione è destinata a peggiorare: il tasso di disoccupazione globale per le donne toccherà quota 7,4%, per gli uomini si fermerà attorno al 7%. Nella sola regione dell’Asia-Pacifico, nel 2009 vi saranno 27 milioni di lavoratori in meno, altri 140 milioni soffriranno di fame e di stenti.

    Gli esperti dell’Ilo sottolineano che la crisi attuale ricorda quella del 1997, durante la quale “in Thailandia il 95% delle persone licenziate nel settore dell’abbigliamento erano donne, nell’industria dei giocattoli l’88%. In Corea del Sud l’86% delle persone che hanno perso il lavoro nel comparto finanziario e nelle banche erano donne”.

    Amelita King Dejardin, ricercatrice dell’Ilo, ha elaborato uno studio in cui si analizzano i motivi per cui la crisi economica mondiale, in Asia, è più grave per le donne. Il documento spiega che la forza lavoro femminile è concentrata nelle industrie legate all’export, le più colpite dal crollo dei mercati. La domanda di prodotti tessili, elettronici, abbigliamento è in netto calo e lo stesso discorso vale per le attività legate al turismo, fra cui hotel e ristoranti.

    Dejardin sottolinea che la perdita di lavoro fra le donne ha “ripercussioni più significative per un numero maggiore di persone” – in primis i figli – e questo discorso vale “soprattutto fra le famiglie povere”. Secondo la ricercatrice dell’Ilo l’unica nota positiva arriva dalle lavoratrici migranti: prendendo in esame il caso delle Filippine, le donne impiegate all’estero come infermiere o domestiche hanno mantenuto il lavoro più degli uomini, che subiscono gli effetti della crisi nell’industria manifatturiera, nell’edilizia e nell’agricoltura.

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