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  • » 11/01/2017, 12.50

    KAZAKSTAN - SIRIA

    Astana: Pronti per la Conferenza di pace sulla Siria, l’opposizione resta divisa



    Il Kazakistan si limita a ospitare l’evento e non avrà un ruolo attivo nei colloqui. Confermato il ruolo di primo piano di Russia, Iran e Turchia nella crisi regionale. Erdogan rilancia la partnership con Mosca. All’incontro presenti solo i gruppi di opposizione siriana patrocinati da Ankara. Bloccata la partecipazione di altre delegazioni.

     

    Astana (AsiaNews) - Il ministero degli Affari esteri del Kazakistan ha comunicato di avere terminato i preparativi per ospitare la Conferenza di pace fra le varie fazioni siriane in conflitto da ormai sei anni, con la speranza di riportare la stabilità nella martoriata Siria. È quanto ha dichiarato il primo vice-ministro kazako degli Esteri Mukhtar Tleuberdi all’agenzia stampa Interfax– Kazakistan nella mattinata di ieri, spiegando: “Il nostro Paese saluta i colloqui (di pace) e siamo pronti a garantire lo spazio necessario”. Una dichiarazione implicita secondo cui il Kazakistan in realtà si limiterà solo a ospitare l’evento, senza avere alcuna voce in capitolo. Al centro dei colloqui vi saranno dunque Russia, Iran e Turchia, che godono del benestare e dell’approvazione dell’Onu.

    I colloqui di Pace finora tenuti a Ginevra (Svizzera) sotto la supervisione dell’inviato speciale Onu per la Siria Staffan De Mistura, si trasferiranno dunque ad Astana, capitale del Kazakistan, a partire dal prossimo 23 gennaio. La presenza di De Mistura a questa conferenza è una conferma di quanto più volte affermato da Mosca, ovvero che Astana non sarà altro che il proseguimento del lavoro iniziato a Ginevra, anche se tutti sanno che nella capitale kazaka difficilmente ci potranno essere i partecipanti non graditi di Ginevra.

    Questi colloqui in un momento di transizione di potere a Washington e di un disorientamento europeo sul piano internazionale, portano alla ribalta sullo scenario internazionale il ruolo della Russia e dell’Iran e del loro nuovo potere ancorato sul destino del Medio Oriente. Al loro fianco la Turchia, un Paese membro della Nato, come garanzia di bipolarismo in un’aerea dove l’Occidente sembra definitivamente sconfitto.

    Le dichiarazioni del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, pronunciate ieri, mostrano il tentativo di accrescere il ruolo di Ankara nella complessa partita mediorientale. La Turchia compie “passi storici”, ha detto Erdogan, per “spianare la strada alla pace in Siria” perché “le organizzazioni terroristiche stanno cercando di importare la guerra dalla Siria e dall’Iraq in Turchia”.

    Giustificazioni dell’interessamento turco, che fanno pensare diversamente se si continua ad ascoltare il resto del discorso nel quale il presidente turco ha parlato delle relazioni fra Ankara e Washington e dei rapporti “molto sensibili” in tema di “lotta al terrorismo”. E ancora, delle “scelte diverse di Obama che hanno posto interrogativi sui nostri rapporti con Washington”, aggiungendo che “il 2017 sarà l’anno della politica estera” e si lavorerà per “risolvere la questione cipriota”.

    Tuttavia, per capire meglio l’avvicinamento fra Ankara e Mosca “nonostante l’assassinio dell’ambasciatore russo” voluto da chi voleva ostacolare tale riavvicinamento, come ha dichiarato Erdogan - bisogna ritornare a quanto affermato nei giorni scorsi dal ministro turco degli Esteri. In una dichiarazione ufficiale Mavlud Cavasoglu ha sottolineato in modo chiaro che “l’interruzione del sostegno garantito al Partito dell'Unione Democratica (Pyd, curdo) occupa un’importanza enorme nei nostri rapporti con gli Stati Uniti”.

    L’ossessione turca nei confronti dei curdi spiega meglio l’atteggiamento russo, inviso alla Siria, di chiudere un occhio al passaggio delle linee rosse fissate per Ankara con l’invasione della città di al Bab. Una mossa che, di fatto, impedirà qualsiasi unione dei curdi siriani con i loro connazionali oltre il confine turco.

    Mentre vengono ultimati i preparativi in vista dei colloqui di pace di Astana giungono ulteriori informazioni in merito agli schieramenti che saranno presenti all’appuntamento. Secondo quanto riferisce Kadri Jamil (nella foto), segretario del Fronte di cambiamento e liberazione siriano, “sono stati invitati soltanto i rappresentanti dei gruppi armati patrocinati dalla Turchia”. Jamil ha quindi aggiunto di “non aver ricevuto alcun invito a partecipare alla Conferenza di Astana” e che “vi sono molte delegazioni dell’opposizione siriana alle quali viene di fatto impedito di prendere parte direttamente ai colloqui”. Un problema che si era già presentato ai tempi degli incontri a Ginevra, quando non era stato possibile avere “un’unica formazione rappresentativa” dell’opposizione siriana. (PB)

     

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