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» 25/01/2008 10:52
TIBET – CINA
Attivista tibetano: la propaganda comunista, strumento di repressione
di Nirmala Carvalho
Tenzin Choeying, direttore del gruppo “Studenti per il Tibet libero”, commenta per AsiaNews il discorso con cui Hu Jintao ha chiesto al Partito un maggior impegno nel campo della propaganda politica in vista delle Olimpiadi. I Giochi, dice Choeying, sono invece un grande strumento per far emergere la verità.

Dharamsala (AsiaNews) – La propaganda “è da sempre lo strumento politico preferito dalla Cina, che la usa per far finta di aver raggiunto ogni scopo prefissato”. Il problema è che “la propaganda serve non soltanto per dire bugie, ma anche e soprattutto per coprire le numerose violazioni ai diritti umani e la repressione contro la libertà religiosa”. Lo dice ad AsiaNews Tenzin Choeying, direttore del gruppo “Studenti per il Tibet libero”, che commenta il discorso pronunciato dal presidente cinese Hu Jintao davanti ai funzionari del Partito comunista.
 
In vista delle Olimpiadi, ha sottolineato Hu davanti a diversi dirigenti dell’informazione cinese, “è necessario aumentare l’attività di propaganda verso l’esterno, mostrando e migliorando l’immagine positiva della nazione”. Secondo Hu, una buona attività di propaganda “è fondamentale per mantenere la stabilità sociale, nonostante le disparità tra ricchi e poveri, le divisioni etniche e le contestazioni sul ruolo del Pc”.
 
Questo atteggiamento, commenta Choeying, “è tipico della leadership comunista: con l’avvicinarsi delle Olimpiadi, vogliono che il mondo accetti come dato di fatto non solo l’invasione del Tibet, ma anche tante altre ingiustizie sociali. Come può Pechino sperare di essere un vero protagonista del palcoscenico mondiale, quando ammette di usare falsità e bugie per apparire migliore di quello che è?”.
 
Per mascherare la realtà, riprende l’attivista, “raggiungono livelli infantili: al centro del villaggio olimpico di Pechino vi sarà un ‘parco a tema delle minoranze’, con tibetani che cantano e ballano canzoni tradizionali. Inoltre, vi sarà un gigantesco, finto monastero buddista: tutto questo rientra nella propaganda comunista, che crea uno zoo per dimostrare il suo amore per le minoranze”.
 
La realtà “è ben diversa: con l’avvicinarsi dei Giochi, aumenta in maniera esponenziale la repressione contro i tibetani. Due monaci amati e rispettati sono morti in circostanze misteriose, ed avrebbero dovuto riconoscere il nuovo Dalai Lama. Quando Washington ha conferito la medaglia doro del Congresso al nostro leader, monaci e fedeli sono stati arrestati perché festeggiavano. Nascono accanto ai monasteri nuove stazioni di polizia, con il preciso compito di pattugliare le attività religiose”.
 
Tutto questo, conclude, “dovrebbe dare alla comunità internazionale un vero punto di vista da cui guardare la Cina. Noi tibetani vediamo nelle Olimpiadi un grande strumento per far emergere la verità. L’importante è che il mondo la voglia vedere”.

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