07/05/2014, 00.00
MYANMAR
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Attivisti birmani: la legge contro matrimoni misti "attacca le donne e l’armonia religiosa"

di Francis Khoo Thwe

Un movimento formato da 97 gruppi, multietnico e multi-confessionale, boccia la proposta di riforma voluta da estremisti buddisti e sostenuta dal presidente. Essa limita la libertà femminile ed è scritta per ragioni di “interesse politico”. Dare priorità alla riforma della Costituzione e al processo di pace.

Yangon (AsiaNews) - Le attuali iniziative politiche "basate sulla religione", tra le quali la proposta di modifica della Legge sui matrimoni misti, "non sono in accordo con gli obiettivi di coesistenza pacifica fra tutte le fedi"; al contempo, non contribuiscono alla lotta contro "la violenza estremista e i conflitti" ma servono solo a "distrarre l'opinione pubblica in vista delle elezioni del 2015". È quanto affermano 97 gruppi birmani diversi fra loro per etnia, religione, stato civile e genere, ma riuniti in un movimento comune per contrastare la riforma della Legge sui matrimoni caldeggiata da buddisti birmani e sostenuta dal presidente Thein Sein. In un documento ufficiale diffuso in questi giorni, composto da 11 punti critici e sette nuove proposte, gli attivisti denunciano un tentativo di ritardare il cammino di "transizione alla democrazia", un ostacolo al processo di pace e alle modifiche alla Costituzione "chiesto dal popolo del Myanmar". 

Il documento, inviato da attivisti cattolici ad AsiaNews, è sostenuto fra gli altri da Kachin Women Peace Network (Kwpn), Student Christian Movement (Scm), Women Federation of World Peace (Wfwp), Democracy and Peace Women Network, 88 Generation Students, Open Society and Peace e dalla Yangon School of Political Science (Ysps). Esso "respinge con forza" le direttive impresse dal presidente birmano al disegno di legge sui matrimoni misti, perché fondato su elementi discriminanti fra i quali "l'accezione comune secondo cui le donne sono in genere fisicamente e mentalmente più deboli degli uomini, e per questo vanno guidate e protette". 

L'articolo 364 della Costituzione, ricordano gli attivisti, stabilisce che è proibito "l'abuso della religione per motivi politici", mentre la nuova norma potrebbe essere usata "per motivi di interesse politico" in vista del voto del 2015 e per questo serve - ammoniscono ancora - "estrema cautela". Nel testo è presente non solo una discriminazione verso donne buddiste e di altre religioni, ma si pone anche "la responsabilità di preservare la razza, la religione, la cultura e le tradizioni esclusivamente sulle donne". 

Le organizzazioni femminili e pro diritti umani, assieme alla società civile, intendono portare avanti la battaglia per la dignità e i diritti della donna, che in Myanmar rischiano di essere private dei diritti "inerenti alla libertà di sopravvivenza e alla libertà di scelta". 

Al contrario, le "immediate priorità" del governo devono riguardare "emendamenti chiave alla Costituzione", fra cui la modifica necessaria affinché la leader dell'opposizione Aung San Suu Kyi possa candidarsi alla presidenza, e il "processo di pace su scala nazionale". Lo Stato dovrebbe inoltre lavorare per l'approvazione di una legge che obblighi alla registrazione di tutti i matrimoni, senza distinzione di razza, sesso e religione. Inoltre va inserita "un'età minima" prima della quale non è possibile sposarsi, valida "per uomini e donne". Infine, gli attivisti chiedono di dare "priorità" all'educazione, alla sanità, alle opportunità di affari per dare loro "maggiori possibilità" di decisione ed emancipazione. 

 

 

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