18/11/2020, 10.53
MYANMAR
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Aung San Suu Kyi promette aiuti alle famiglie colpite dall’emergenza Covid-19

Nel primo intervento dopo la vittoria alle urne la leader democratica cerca di spegnere malumori e proteste. Al centro della polemica il programma di assistenza: in molti denunciano la mancata erogazione dei fondi. Secondo i critici il denaro è andato a imprenditori o capi delle varie comunità.

Yangon (AsiaNews/Agenzie) - Sostenere le persone che hanno perso il lavoro o hanno visto ridursi in modo significativo il salario o gli introiti a causa della pandemia di nuovo coronavirus. È una delle priorità del governo del Myanmar, come sottolineato dalla leader democratica Aung San Suu Kyi a poco più di una settimana dalla vittoria alle elezioni generali dell’8 novembre scorso. L’obiettivo dell’esecutivo, uscito rafforzato dalle urne, è quello di garantire un soccorso immediato alle categorie più in difficoltà, cercando di spegnere sul nascere manifestazioni di protesta e di malcontento che cominciano a serpeggiare in ampie fette della popolazione.

Al centro della polemica il programma di assistenza e aiuti, dedicato alle famiglie a basso reddito. In molti denunciano un ritardo nei pagamenti o la mancata erogazione degli importi annunciati. Nel primo intervento pubblico, il Consigliere di Stato ha promesso lo stanziamento dei fondi ai più bisognosi e alle categorie più colpite dalle restrizioni imposte per contenere la pandemia. 

“Questa è la quarta volta che eroghiamo i fondi e l’assistenza in denaro” ha sottolineato Aung San Suu Kyi durante un intervento pubblico. “Tutto è andato bene e le operazioni si sono svolte in modo regolare in occasione della prima, della seconda e della terza fornitura. Abbiamo invece registrato assembramenti e proteste in occasione della distribuzione della quarta tornata di aiuti. Tutto ciò è inutile”. Per la leader democratica, in caso di problemi basta “presentare un ricorso in tutta calma nei centri dedicati e spiegare cosa è successo”. “Risolveremo - promette - ogni problema, se sarà dimostrato che cittadini aventi diritti sono rimasti esclusi [dai rimborsi]”. 

La Lega nazionale per la democrazia (Nld) di Aung San Suu Kyi ha conquistato la maggioranza assoluta alle elezioni in Myanmar, confermando le previsioni iniziali che annunciavano una “vittoria schiacciante” del partito di governo. Gli elettori birmani, come ipotizzato alla vigilia, hanno dunque concesso una seconda possibilità alla Nobel per la pace nel cammino di riforma democratico del Paese dopo decenni di dittatura militare e ben lungi dall’essere completato. 

La vittoria giunge in un momento complicato a causa delle tensioni nelle aree abitate dalle minoranze etniche (Rakhine, Chin, Kachin) e per l’emergenza sanitaria (ed economico-sciale) innescata dal Covid-19. Dal primo caso nel marzo scorso, si sono registrati sinora quasi 72mila contagi - con un picco a metà agosto - e più di 1600 vittime. Il governo ha adottato diverse misure restrittive per limitare le infezioni, fra cui l’interruzione del trasporto pubblico e l’obbligo di restare a casa e privilegiare lo smart-working, provvedimenti che hanno causato un picco nella disoccupazione, soprattutto nel ceto medio. 

Le autorità hanno predisposto un piano di sostegno pari a 23 dollari per famiglia in alcune aree, ridotto a 15 dollari giornalieri in regioni decentrate. Il salario minimo garantito in Myanmar - nazione di 54 milioni di abitanti - è fissato a quota 3,70 dollari al giorno. Finora sono state stanziate quattro rate del piano di assistenza, ma molti lamentano di essere stati esclusi dal programma di aiuti o di non aver ricevuto il denaro spettante. 

Alcuni cittadini accusano il governo di indirizzare i pagamenti in contanti agli imprenditori e ad amici o conoscenti dei leader o dei capi delle varie comunità, mentre le famiglie bisognose restano ai margini. Zaw Htang, portavoce presidenziale, parla di “malintesi” alla base della mancata erogazione dei fondi o alla mancanza di informazioni complete, oltre a richiese avanzate da famiglie che non avevano titoli per chiedere i sussidi. 

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