27/02/2017, 10.56
MYANMAR
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Aung San Suu Kyi: la morte dell’avvocato musulmano “grande perdita” per il Myanmar

Dopo quasi un mese di silenzio la Nobel per la pace e ministro degli Esteri parla dell’assassinio di Ko Ni. Per la leader Nld è un “martire” che ha speso la vita per migliorare il Paese. Tuttavia, nell’ultimo periodo egli non aveva risparmiato critiche nemmeno al partito di governo per la crescente “islamofobia”.

 

Yangon (AsiaNews/Agenzie) - “Una grande perdita” non solo per la Lega nazionale per la democrazia (Nld), ma per tutto il Paese che piange una delle personalità più autorevoli nel campo dei diritti umani e del diritto costituzionale. È quanto ha affermato la leader del partito, ministro birmano degli Esteri e Consigliere speciale del presidente Aung San Suu Kyi, rompendo il muro di silenzio sull’assassinio dell’avvocato musulmano Ko Ni.

“La scomparsa di U Ko Ni - ha dichiarato la “Signora” - è una grande perdita per la Nld”. Rivolgendosi ai presenti nel corso di un intervento pubblico, la Nobel per la pace ha ricordato i “molti anni” di collaborazione con l’avvocato musulmano, che non esita a definire un “martire” per aver speso la sua vita per migliorare il proprio Paese.

La morte a fine gennaio di Ko Ni, freddato a colpi di pistola all’esterno dell’aeroporto di Yangon, di rientro da un seminario internazionale in Indonesia sui diritti umani, ha provocato profondo scalpore e sdegno in Myanmar e in seno alla comunità internazionale. In passato egli si era speso per sostenere la causa dei Rohingya, minoranza musulmana che vive nello Stato occidentale di Rakhine, non riconosciuta dal governo e perseguitata. Tuttavia, alla base dell’assassinio vi sarebbe l’impegno istituzionale e politico dell’uomo, visto con insofferenza negli ambienti militari.

Costituzionalista di primo piano e consulente della Lega nazionale per la democrazia (Nld), il partito al potere in Myanmar dopo decenni di opposizione ai militari, egli era uno dei più apprezzati collaboratori di Aung San Suu Kyi. Una delle molte battaglie promosse da Ko Ni, forse quella più importante e che gli è costata la vita, era dedicata ai tentativi di riforma della Costituzione imposta nel 2008 con un referendum farsa dai militari, in piena emergenza derivante dal ciclone Nargis.

A oltre due settimane dalla morte l’ufficio della presidenza del Myanmar ha rivelato che sarebbe stato un ex ufficiale dell’esercito ad assoldare il killer. Secondo quanto ha riferito l’entourage del capo di Stato, Aung Win Khaing - questo il nome dell’ex militare che avrebbe tramato per assassinare il celebre avvocato musulmano - ha agito con l’obiettivo di “destabilizzare” la nazione.

A distanza di quasi un mese dall’assassinio, Aung San Suu Kyi ha espresso in pubblico il dolore e il cordoglio per la morte di Ko Ni. Intervenendo a una funzione commemorativa, la leader Nld ha parlato di “grande perdita” per tutto il Myanmar. In precedenza altri colleghi di partito avevano parlato di “atto terroristico” e omicidio politico per fermare il tentativo di riforma promosso dal costituzionalista.

In realtà nell’ultimo periodo Ko Ni non aveva risparmiato critiche anche alla stessa Nld, per non aver inserito candidati musulmani nelle ultime elezioni; egli aveva anche denunciato la crescente “islamofobia” nel Paese, alimentata da gruppi nazionalisti alcuni dei quali vicini al partito di governo. Partecipando alla cerimonia commemorativa, in una delle rare apparizioni in pubblico dall’inizio della legislatura, Suu Kui ha infine lanciato un appello alla pazienza, ricordando che la Nld è in carica “da soli 10 mesi” dopo decenni di giunta militare. Per il cammino di riforme, ha spiegato, serve ancora diverso tempo.

 

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