27/09/2008, 00.00
SIRIA
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Autobomba esplode a Damasco, 17 morti e 14 feriti

Si tratta dell’attacco più sanguinoso in territorio siriano e segue quelli del febbraio scorso, di Imad Moughniyah, leader di Hezbollah, e di agosto contro un generale, responsabile dei rapporti con il Partito di Dio. L’attentato è avvenuto lungo una direttrice che conduce all’aeroporto, poco distante da un importante Santuario sciita.

Damasco (AsiaNews/Agenzie) – È di 17 morti e 14 feriti il bilancio dell’attentato che questa mattina alle 8.45 ora locale ha colpito Mahlak Street, nella zona sud di Damasco, poco distante dall’autostrada che collega la capitale siriana all’aeroporto.

Un’autobomba con oltre 200 chili di esplosivo a bordo è scoppiata lungo una direttrice poco distante dal quartiere di Saydah Zeinab, dove sorge un importante Santuario sciita (v. foto) meta di pellegrinaggi dei fedeli musulmani iracheni e iraniani; esso contiene le spoglie di Zeinab, discendente diretta del profeta Maometto. Secondo le prime ricostruzioni fornite dalla tv di Stato iraniana le vittime sarebbero tutte civili, mentre l’emittente araba Al Jazzera riferisce che la zona è stata isolata dalle forze di sicurezza.

Non si sa ancora quale fosse il vero obiettivo dei terroristi, ma una tv privata locale sottolinea che l’attentato è avvenuto nei pressi di un checkpoint della sicurezza siriana. L’esercito ha chiuso la zona vietando l’acceso ai giornalisti, mentre i reparti speciali dell’antiterrorismo hanno avviato le indagini per capire chi siano mandanti ed esecutori anche se al momento non vi sono rivendicazioni ufficiali del gesto.  

Si tratta del più importante attacco in territorio siriano, dove è raro che si registrino episodi di terrorismo di tale portata; a febbraio è morto in un attentato Imad Mughniyeh, capo militare di Hezbollah. Allora, mentre la voce comune ne attribuì la responsabilità ad Israele – che non ha decisamente negato. Da qualche parte si fece notare l’estrema difficoltà per chiunque di organizzare un attentato del genere contro un personaggio di primissimo piano ed in una via a breve distanza da uno dei centri dei servizi segreti siriani, che avrebbero dovuto almeno chiudere un occhio. Lo scorso agosto, invece, è stato ucciso un generale siriano, Mohammed Suleiman, responsabile del collegamento tra la Siria e gli Hezbollah libanesi, anche se la vicenda è sempre rimasta avvolta nel mistero.

Pochi giorni fa le autorità di Damasco hanno dislocato truppe lungo i confini con il Libano, ufficialmente per “ragioni di sicurezza interna”.

 

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