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  • » 26/07/2017, 12.16

    PALESTINA - ISRAELE

    Autorità palestinesi religiose e politiche continuano il boicottaggio della Spianata



    Israele ha rimosso i metal detector, ma ha annunciato nuove misure di controllo. Per Mahmoud Abbas si deve tornare a prima del 14 luglio per “tornare alla normalità” e riaprire il dialogo. La Corte suprema israeliana accorda la richiesta di un’Ong per i diritti umani alla restituzione dei corpi degli assalitori del 14 luglio.

    Gerusalemme (AsiaNews/Agenzie) – Mahmoud Abbas, presidente dell’Autorità nazionale palestinese, ha annunciato che non riaprirà al dialogo con Israele fino a che non spariranno tutte le misure imposte da Israele sulla Spianata delle Moschee a partire del 14 luglio, dopo l’attacco in cui erano morti due poliziotti israeliani. “Dopo, le cose torneranno alla normalità a Gerusalemme e riprenderemo l’impegno per le relazioni bilaterali”. Anche i fedeli e leader musulmani hanno deciso di continuare il boicottaggio, scegliendo ancora di pregare nelle strade adiacenti alla Spianata. Il boicottaggio era iniziato dopo che Israele aveva installato dei metal detector per il controllo dei fedeli che entrano ed escono dalla Spianata.

    Ieri, le autorità israeliane hanno rimosso i metal detector che avevano scatenato le proteste palestinesi. Il premier Benjamin Netanyahu ha annunciato che al loro posto saranno approntate “ispezioni di sicurezza basate su tecnologie avanzate e altri mezzi”. Le nuove misure saranno attivate nei prossimi sei mesi, con un aumento delle forze di polizia.

    Per i palestinesi, queste misure rappresentano un tentativo di Israele di controllare la Spianata delle Moschee, il terzo luogo santo per importanza per l’islam, che gli ebrei chiamano il Monte del Tempio, ovvero il sito dove sorgevano i templi biblici. Secondo lo Status Quo, che Israele è tenuta a rispettare, i musulmani sono gli unici a poter pregare all’interno della Spianata.

    Bezalel Smotrich, membro della Knesset del partito Jewish Home, l’altro ieri ha affermato che i palestinesi dovrebbero pagare un “caro prezzo” per le loro azioni, e che andrebbe “chiuso il Monte del Tempio alle preghiere arabe e costruita una sinagoga per gli ebrei”.

    Il Waqf, l’organo amministratore musulmano del sito, sostiene la protesta dei fedeli. Lo sceicco Raed Dana, uno dei responsabili, ha affermato: “Questo è un movimento della strada. Noi, come Waqf, ascoltiamo la strada. Se la strada dice sì, noi diciamo sì; se la strada dice no alle misure, noi diciamo no”.

    I palestinesi cristiani, insieme ai leader delle Chiese, hanno espresso il loro appoggio ai musulmani perché sia rispettato lo Status quo.

    Intanto, la Corte suprema israeliana ieri sera si è espressa in una sentenza che potrebbe costituire un importante precedente. Accogliendo l’appello dell’organizzazione per i diritti umani Adalah, ha affermato i corpi dei tre attentatori che il 14 luglio avevano aperto il fuoco dovranno essere restituiti ai loro cari entro 30 ore. Israele di norma trattiene i corpi dei palestinesi uccisi dalla polizia per impedire che i loro funerali diventino terreno di “incitamento” contro lo Stato israeliano. Questa politica è criticata sia dalle organizzazioni per i diritti umani che la considerano un atto di punizione collettiva, che da ufficiali israeliani secondo cui è “inefficace”.

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