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    » 04/01/2006, 00.00

    ARABIA SAUDITA

    Aviaria e terrorismo, ombre sul pellegrinaggio alla Mecca



    L'haji comincia l'8 gennaio, sono attesi 2,5 milioni di fedeli da tutto il mondo. Stato d'allerta al massimo grado e misure di prevenzione contro malattie epidemiche, come il colera, ma poco si fa per la febbre dei polli.

    Riyadh (AsiaNews/Agenzie) - C'è anche l'influenza aviaria, quest'anno, accanto al timore di attentati, tra le preoccupazioni che l'Arabia saudita sta affrontando per accogliere i 2,5 milioni di pellegrini previsti, quest'anno, per l'haji, il pellegrinaggio alla Mecca, uno dei 5 "pilastri dell'Islam", che ogni buon musulmano deve compiere nel corso della vita.

    I riti dell'haji cominceranno l'8 gennaio, ottavo giorno del mese Dhou Al-Hajja, ultimo del calendario lunare dell'Egira, che è cominciato domenica scorsa. Ma sono già oltre 1,5 milioni i pellegrini giunti da tutto il mondo. Oggi dovrebbe essere giornata di grandi arrivi, scade infatti a mezzanotte la possibilità per i pellegrini di arrivare in Arabia saudita in aereo. Una multa di 200.000 ryals (53.000 dollari) sarà comminata alle compagnie aeree che atterreranno dopo la scadenza. Che per chi ha viaggiato per nave o via terra è spirata stanotte.

    Il primo timore è quello di possibili attacchi terroristici, che potrebbero innescare un terrificante fuggi-fuggi che ancora negli anni scorsi ha provocato centinaia di morti. Lo stato d'allerta è al massimo grado per i 10.000 i soldati mobilitati alla Mecca. Anche l'aeroporto di Gedda è circondato dai militari, mentre ci sono posti di blocco tra la Mecca e Medina, secondo luogo santo dell'Islam, che molti pellegrini vanno, nell'occasione, a visitare.

    La preoccupazione maggiore, all'aeroporto come negli altri luoghi di arrivo, al momento è quella sanitaria. Misure speciali sono state prese, ad esempio, per i pellegrini che vengono da alcuni Paesi dell'Africa nei quali sono endemiche malattie come la meningite o il colera. Altre per chi proviene da India e Paesi limitrofi o dallo Yemen. "Quando atterra un aereo proveniente da uno Stato 'a rischio' – ha spiegato il direttore del centro sanitario di controllo di Gedda, Mohammad al-Harti – il portello non può essere aperto finché non arrivano i nostri addetti. Il pilota deve fornire un certificato che prova che l'aereo è stato disinfettato e presentare, come prova, delle bombolette vuote". I passeggeri vengono poi trasportati in un apposito terminal, dove debbono esibire un certificato medico. In alcuni casi, come per 4.500 pellegrini del Kirghisistan, sono state eseguite delle vaccinazioni supplementari contro la meningite.

    Solo un manifesto che invita a collaborare contro l'influenza aviaria sembra però l'unica misura fuori dal normale presa per prevenire tale virus. Il presidio ha comunque delle dosi di Tamiflu. Molti pellegrini, a ogni buon conto, hanno delle mascherine che coprono il naso e la bocca.

    Tutti, comunque arrivino, si dirigono verso La Mecca. Di là, alle prime ore dell'8 gennaio si recheranno alla valle di Mina, ad una decina di chilometri di distanza. In quell'arida valle, trasformata in una immensa tendopoli, trascorreranno la giornata in preghiera, e sarà l'inizio dell'haji. Il giorno dopo, all'alba, andranno verso una collina chiamata monte della Misericordia, luogo anch'esso di preghiera, nel quale in particolare si chiede perdono a Dio. La sosta sul monte simboleggia l'attesa per il Giudizio finale ed è il momento centrale del pellegrinaggio. Tornati nella valle di Mina, il fedele vi immolerà un montone, a ricordo della sottomissione di Abramo alla volontà di Dio e del sacrificio di Isacco. Sarà l'inizio della festa di Al-Adha, che comincerà il 10 gennaio. Ultimo atto del pellegrinaggio il rito della lapidazione di Satana, rappresentato dal lancio di pietre nella valle di Mina, che indica il rifiuto del Male.

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