11/11/2015, 00.00
IRAQ
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Baghdad, cristiani e musulmani in piazza contro la legge sull'islamizzazione dei figli

di p. Sakvan Matti
Il patriarca Mar Sako ha guidato la protesta dei cristiani contro l’articolo 26 della Costituzione, che viola la libertà religiosa. Nel suo intervento il patriarca ha parlato di norma coercitiva verso i minori. Egli conferma il proposito di ricorrere ai massimi organismi internazionali contro la norma. E ricorda ai parlamentari che sono altre le priorità: corruzione, Stato islamico, povertà, istruzione.

Baghdad (AsiaNews) - Rispondendo all’appello lanciato dal patriarca Mar Louis Raphael Sako, il Consiglio diocesano di Baghdad ha promosso nella serata di ieri una protesta pacifica contro il famigerato articolo 26 della Costituzione, relativo alla “islamizzazione dei figli”. La manifestazione si è svolta nella locale chiesa di San Giorgio e ha ricevuto il sostegno dell’Associazione caldea, che ha subito aderito all’iniziativa.

Alla protesta erano presenti sua Beatitudine, i rappresentanti delle comunità cristiane e le organizzazioni della società civile, esponenti dei media e un nutrito gruppo di cittadini, cristiani e musulmani.  

La protesta promossa dalla Chiesa caldea è iniziata con l’esecuzione dell’inno nazionale, cui è seguito l’intervento del patriarca. 

Rivolgendosi ai presenti, Mar Sako ha sottolineato che “la libertà è per tutti, compresa la libertà di religione” e “non vi può essere una assegnazione obbligatoria per legge della fede, che è una grazia di Dio”. Il messaggio delle religioni, i comuni valori dell’uomo e i diritti di base “garantiscono le  libertà naturali e giuridiche”. Per questo “l’approvazione del Parlamento irakeno della Carta nazionale unificata - con atto del 27 ottobre 2015 - è una coercizione verso i minori cristiani, yazidi e sabei” al di sotto dei 18 anni, costretti a “convertirsi alla religione musulmana, quando uno dei due genitori decide di proclamare ufficialmente di essere musulmano (art. 26/II). Tutto questo “è in contrasto con i valori dei cittadini” prosegue il leader della Chiesa caldea, ed è un fattore che provoca grave danno “all’unità nazionale e all’equilibrio della comunità, al suo pluralismo religioso e al principio della convivenza”. 

Nel suo intervento, il patriarca caldeo ha proseguito attaccando una legge che “contraddice il Corano” stesso, che dichiara in numerosi versetti che “non vi può essere alcuna costrizione in tema di religione”. Anzi, essa è “un affronto alle numerose disposizioni previste dalla Costituzione irakena”, fra cui l’articolo 3 il quale stabilisce che “L’Iraq è un Paese multi-etnico” con diverse religioni e culti. E ancora, l’art. 37/II secondo cui “lo Stato garantisce la protezione del singolo dalla coercizione di pensiero politico e religioso”. E l’art. 42 per cui “ognuno ha libertà di pensiero, di coscienza e di religione”, il quale si interseca con la Carta dei diritti dell’uomo all’articolo 18: “Ognuno ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione - ricorda mar Sako - e tale diritto include la libertà di cambiare la propria religione oppure il credo e la libertà d’espressione nell'insegnamento, nella pratica, nel culto e nella sua osservanza, sia nella sfera privata che comunitaria”.  

A seguire, mar Sako ha voluto ringraziare “i nostri fratelli musulmani” e i “signori deputati” che “hanno votato contro l’approvazione dell’articolo 26” e i rappresentanti delle minoranze “che sono usciti dall’aula parlamentare” al momento del voto. Inoltre, egli ricorda gli attestati di sostegno e solidarietà ricevuti dall’Alto commissario per i diritti umani in Iraq, che non ha mancato di far sentire la propria voce “contro questa legge ingiusta”. 

“Oggi - ha aggiunto il patriarca caldeo - ribadiamo la nostra posizione di rifiuto verso una carta di identità che divide, invece di unire gli irakeni” e “chiediamo di lasciare i figli minori alla loro religione, lasciandoli liberi di scegliere secondo le loro convinzioni al raggiungimento della maggiore età”. Poiché, avverte, “la religione è un rapporto personale fra Dio e l’essere umano”. “Vogliamo rilevare al tempo stesso - prosegue - che se il Parlamento applicherà questa legge, faremo sentire la nostra voce a livello internazionale, fra cui la denuncia del Parlamento irakeno stesso presso il Consiglio Onu per i diritti umani”. 

“È deprecabile - conclude mar Sako - che il Parlamento irakeno si occupi della questione legata alla religione dei minori, lasciando da parte altre questioni di primaria importanza: la liberazione delle zone occupate dallo Stato islamico (in lotta vi sono anche fazioni cristiane), la lotta alla corruzione, servizi e assistenza ai tre milioni di rifugiati con l’inverno alle porte, la lotta alla disoccupazione e il diritto allo studio dei giovani”. 

I vertici della Chiesa caldea continuano a sognare “una patria per tutti, che diventi una tenda capace di accogliere cristiani, yazidi, sabei, credenti e non credenti, tutti gli irakeni… Una patria stabile e prospera, che sappia garantire la dignità dei propri cittadini. Viva l’Iraq”. 

P. Sakvan Matti è un sacerdote dell’Arcieparchia di Baghdad dei Caldei

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