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» 02/09/2008
PAKISTAN
Balochistan, per un delitto d’onore cinque ragazze sepolte vive
di Qaiser Felix
La polizia ha disposto l’autopsia sui cadaveri delle donne, uccise perchè colpevoli di essersi sposate senza il consenso dei familiari. Una pratica ancora diffusa in alcune zone del Paese, dove vige la “legge della tribù”. Ferma condanna degli attivisti per i diritti umani.

Islamabad (AsiaNews) – Nella tarda serata di ieri la polizia ha disposto la riesumazione dei cadaveri di due donne nel villaggio di Babakot, distretto di Naseerabad, 320 km a est di Quetta, la capitale del Balochistan. Le forze dell’ordine hanno ordinato l’autopsia per chiarire le dinamiche che hanno portato alla morte delle donne, le quali sarebbero state “ferite con colpi di arma da fuoco” e poi “sepolte vive insieme ad altre tre ragazze” in quello che sembra essere un “delitto d’onore” di chiara matrice “tribale”.

Sempre nella giornata di ieri, la polizia del distretto ha attuato un provvedimento di fermo nei confronti di sette sospetti, accusati di essere mandanti ed esecutori del brutale pluriomicidio, in seguito ai risultati emersi dalle indagini volute dal governo pakistano. Fra gli arrestati vi sarebbero anche il padre, il fratello e un cugino delle ragazze assassinate.

La vicenda risale allo scorso 13 luglio, quando tre ragazze sono state barbaramente uccise per essersi sposate di propria iniziativa, senza il consenso di familiari e anziani del villaggio; le altre due donne hanno fatto la stessa fine perché “complici” delle giovani. La vicenda ha scatenato la reazione di attivisti per i diritti umani che ieri hanno organizzato manifestazioni di protesta (nella foto) a Lahore e Islamabad, chiedendo la fine di “pratiche tribali che in nome del codice d’onore” perpetrano violenze e soprusi “verso le donne”.

Il caso delle donne sepolte vive è balzato agli onori delle cronache in Pakistan lo scorso 29 agosto in seguito alle affermazioni di Sardar Israrullah Zehri, senatore del Balochistan, il quale difende la pratica perché appartiene “ai nostri costumi tribali”. Dura la reazione delle associazioni per i diritti umani, che hanno condannato le parole del senatore e ne hanno chiesto le immediate dimissioni.

Le proteste scatenate nel Paese hanno spinto il governo locale e l’assemblea provinciale di Sindh a emettere una risoluzione – passata all’unanimità – nella quale si condanna l’assassinio delle donne, sepolte mentre erano ancora vive, e si chiede di punire i responsabili. I senatori invitano inoltre il governo centrale a far sì che simili delitti “non si ripetano più in futuro”.

Fonti del governo riportano anche l’uccisione di altre tre sorelle (Fauzia, Fatima e Jannat Bibi), morte in seguito a una disputa per dei terreni, ma non vi è certezza su numero perché le vittime potrebbero essere addirittura sette.

Interpellato da AsiaNews, Farid Ahmad – coordinatore per il Balochistan della Commissione per i diritti umani pakistana (Hrcp) – ribadisce che “non vi sono notizie certe al momento né sul numero delle vittime né sul movente”. Egli afferma invece di aver mandato un rapporto dettagliato sulla morte delle cinque donne nel villaggio di Babakot, in seguito al quale “il governo federale ha deciso di aprire una inchiesta per far luce sulla vicenda”.

 


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