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    » 24/11/2005, 00.00

    INDIA

    Bambini al lavoro: unico sostegno delle famiglie povere



    A Delhi i piccoli lavoratori per una manciata di rupie sono impegnati per oltre 10 ore al giorno. Le organizzazioni non governative li salvano dallo sfruttamento, ma loro preferiscono tornare al lavoro.

    New Delhi (AsiaNews/Bbc) – La piaga del lavoro minorile sembra inarrestabile. Sebbene vi siano organizzazioni che cercano di strappare bambini che fin dai 5 anni vanno a lavorare, molti di loro preferiscono continuare la loro attività a causa della grande povertà delle loro famiglie.

    Il 21 novembre scorso le autorità indiane hanno sottratto allo sfruttamento circa 500 bambini, con un blitz della polizia in diversi stabilimenti di Delhi.

    Il lavoro minorile per ragazzi sotto i 14 anni è illegale in India. Nonostante il divieto, milioni di bambini sono sfruttati come lavoratori in casa o in fabbrica. Il governo indiano riconosce l'esistenza di 17 milioni di bambini lavoratori, ma secondo alcune ong citate dall'Onu, la cifra complessiva è compresa tra 45 - 100 milioni.

    Dei 500 bambini sottratti al lavoro, la maggior parte lavorava in industrie tessili, dove faceva difficili lavori di ricamo in condizioni insalubri. Molti genitori dicono che i bambini sono costretti a lavorare a partire da 5 o 6 anni per sfuggire alla povertà. Gran parte di loro lavorano in condizioni malsane e per un numero elevato di ore miseramente retribuite. "Di solito lavorano in piccole stanze, poco ventilate e mal illuminate. La maggior parte dei bambini lavora per più di 10 ore al giorno" dice M. Rajan, amministratore della Pratham, una ong che si occupa dei minori. La Pratham ha un edificio di 9 stanze nel distretto commerciale di Bhikaji Cama, a sud di Delhi. Esso viene usato come casa d'accoglienza per 60 ragazzi. "I bambini sono tenuti qui per una settimana - dice Rajan- in attesa di essere rimandati nelle loro case".

    Ma il futuro di questi bambini è incerto. Nelle camerate a Bhikaji Cama gran parte dei bambini appare triste e confuso. Sebbene siano stati salvati dal loro sfruttamento lavorativo, quando i volontari di Pratham chiedono chi vuole tornare a lavorare, si alzano dozzine di mani. Molti di loro si giustificano dicendo di aver lasciato nelle fabbriche dove lavoravano vestiti e oggetti personali. I volontari di Pratham dicono che molti bambini cercano di fuggire dal centro temporaneo di rifugio.

    Secondo i volontari, il recupero dei bambini lavoratori è difficile, a causa della povertà delle loro famiglie. Impossibilitate a provvedere ai loro bisogni, sono costrette a fal lavorar ei loro figli.

    Mohammad Ramzani, di 16 anni, è venuto a Delhi 2 mesi fa e ha lavorato come artigiano in un'azienda. Lavorava 8 ore al giorno e alla fine del mese spediva alla madre a Katihar (nel Bihar) il suo stipendio di 300 rupie (6,5 dollari Usa). "Non mi piaceva quel lavoro - afferma tra i singhiozzi Mohammed - ma non avevo altra scelta, era l'unica entrata della mia famiglia. Mia madre e mio fratello minore dipendono dal mio stipendio".

    Dallo stato di Bihar viene anche Mohammed Tabrez Alam, che lavora da un anno e mezzo nella capitale indiana. "Il lavoro iniziava alle 9 di mattina e nella maggior parte dei giorni lavoravamo fino alle 12 o all'una di notte" testimonia Tabrez Alam. La paga settimanale ammontava a 50 rupie (appena un dollaro). A fine mese il ricavato era spedito alla famiglia.

    Tabrez Alam non è mai andato a scuola e non sa né leggere né scrivere. Non ha nessun progetto per il suo futuro. "Accetterò il primo lavoro che mi sarà offerto - continua Alam - a casa non c'è nulla da fare e l'unica soluzione è andare fuori a cercare lavoro".

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