19/11/2020, 11.33
THAILANDIA
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Bangkok, premier Prayuth: Useremo tutte le leggi per fermare le proteste anti-governative

Il movimento pro-democrazia vuole le sue dimissioni, la riforma della Costituzione e limiti al potere del re. Le minacce del primo ministro sono una risposta ai ripetuti scontri tra manifestanti e polizia. Esperto thai: Le richieste dei giovani democratici sono una svolta epocale, per il Paese e per tutto il sud-est asiatico.

Bangkok (AsiaNews) – Il premier Prayuth Chan-ocha ha dichiarato oggi che tutte le leggi dello Stato saranno usate per fermare le proteste che stanno scuotendo il Paese. Da luglio migliaia di giovani manifestano quasi ogni giorno chiedendo le dimissioni del primo ministro, il varo di una Costituzione democratica e di rivedere il ruolo del sovrano Maha Vajiralongkorn, ritenuto eccessivo in una monarchia costituzionale come quella thailandese.

L’annuncio di Prayuth è arrivato dopo che ieri migliaia di manifestanti hanno imbrattato con la vernice il quartier generale della polizia, nel centro della capitale. Il gesto è visto come una risposta agli incidenti del 17 novembre, quando i dimostranti hanno abbattuto le barriere erette dalle Forze dell’ordine e si sono accampati davanti al Parlamento. Gli scontri hanno causato 55 feriti, di cui sei da arma da fuoco.

Ieri l’Assemblea legislativa ha respinto le modifiche alla Costituzione richieste dal movimento democratico, facendo salire ancor di più la tensione. I dimostranti temono che il premier voglia fare ricorso alla normativa che punisce il reato di “lesa maestà”. Il sovrano è una figura sacra in Thailandia, e le offese nei suoi confronti sono punite con il carcere fino a 15 anni.

Prayuth è il primo bersaglio delle proteste. Ex comandante in capo dell’esercito, salito al potere nel 2014 con un golpe, egli guida dallo scorso anno un esecutivo civile. I suoi critici lo accusano di aver fatto approvare nel 2017 una Costituzione su misura e di aver truccato le elezioni che hanno decretato la fine formale della giunta militare.

Secondo Thitinan Pongsudhirak, direttore dell’Istituto di studi internazionali e sulla sicurezza dell’università Chulalongkorn, la storia non è dalla parte del primo ministro. “Le richieste del movimento pro-democrazia – dice ad AsiaNews – sono una svolta epocale, inimmaginabile solo un anno fa. Esse sono riuscite nell’impresa di rompere il tabù della tradizione monarchica, mettendo il re e la corona al centro del dibattito politico”.

Thitinan sottolinea che se la democrazia thai trionfa sull’autocrazia, essa darà un grande impulso ai processi di democratizzazione nel resto del globo, compreso il sud-est asiatico, dove in alcuni casi il governo democratico è assente (Laos, Brunei e Vietnam) o vi sono “dittature elettive” (Cambogia).

”La Milk Tea Alliance – spiega il docente thailandese – mostra che le nuove generazioni in diverse nazioni dell’Asia disprezzano l’autoritarismo e vogliono la democrazia”. Il movimento online appoggia gruppi filo-democratici in Thailandia, Hong Kong e Laos. In origine esso è nato per opporsi alle pretese egemoniche della Cina nella regione, con attivisti presenti soprattutto nelle Filippine e a Taiwan.

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