20/03/2015, 00.00
BANGLADESH
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Bangladesh: i cattolici ricordano p. Pio Mattevi, il catechista di Khulna

di Sumon Corraya
Il missionario saveriano si è spento il 21 febbraio scorso. Ha vissuto nel Paese per 48 anni. I suoi fedeli lo ricordano per il sostegno durante la guerra di Liberazione dal Pakistan (1971) e per la direzione spirituale di sacerdoti, suore, giovani e catechisti.

Khulna (AsiaNews) - "Ci ha insegnato come spiegare il catechismo a bambini e parrocchiani con competenza. A essere persone semplici, pie e oneste come lui. Egli ha compreso i nostri bisogni e i nostri dolori: ha amato tantissimo il nostro Paese e il nostro popolo". Lucas Halder, catechista della parrochia Baniachor (diocesi di Khulna), ricorda così ad AsiaNews p. Pio Mattevi, missionario saveriano in Bangladesh per48 anni. Il sacerdote italiano si è spento il 21 febbraio scorso. Il 12 marzo scorso oltre 700 cattolici, incluso un vescovo e 23 sacerdoti, lo hanno ricordato con una messa speciale nella cattedrale di Khulna.

Nato in Italia nel 1938, p. Mattevi apparteneva alla Pia Società di san Francesco Saverio per le Missioni estere (missionari saveriani). Per la maggior parte della sua vita il sacerdote ha vissuto nella diocesi di Khulna, dove si è dedicato all'insegnamento del catechismo a sacerdoti, suore, giovani e catechisti. Qui è stato anche direttore del National Social Catechetical Training Center (Nsct). Oggi la diocesi può contare su 52 catechisti.

Durante l'omelia mons. Romen Boiragi, vescovo di Khulna, ha detto: "P. Pio è stato il missionario saveriano che ha servito più a lungo nella nostra diocesi. Lo ricorderemo per sempre per la sua sincera opera pastorale e per i suoi insegnamenti. Ha svolto in modo egregio ogni compito. È stato un grande missionario". Dopo la guerra di Liberazione dal Pakistan nel 1971, ha ricordato il presule, "egli ha lavorato anche per i rifugiati, aiutandoli a ottenere delle case e i beni minimi necessario alla loro sopravvivenza".

P. Joseph Noren, un sacerdote locale, racconta: "P. Pio lavorava in parrocchia, a scuola, nel centro di formazione, in ospedale e nel vescovado. Ma rimarrà nei nostri cuori per il suo amore per il Bangladesh e per la Chiesa. Era una persona responsabile che ha sempre svolto tutti i suoi compiti con amorevolezza".

"Durante la Liberazione - spiega Arup Richard Halder, un laico - il suo contributo è stato molto apprezzato. Io sono stato un combattente per la libertà e ho visto quanto è riuscito a ottenere con il suo zelo pastorale e la sua opera apostolica. Possa il Buon Signore dargli l'eterno riposo".

Limon Biswas, un altro fedele della diocesi, lo ricorda come "un grande missionario. Tutti dovremmo seguire la sua personalità nella nostra vita. Prego per la sua anima". "Ha fatto tanto per il nostro popolo - afferma Lili Gomes -, resterà nei nostri cuori. Ci mancherà".

 

 

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