20/07/2015, 00.00
INDIA
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Baroda, festa del Carmelo: Seguire la “via di Cristo”, in attesa che si compia il Regno di Dio

di Nirmala Carvalho
La festa del Carmelo cade nell’Anno della vita consacrata e nel 500mo anniversario di santa Teresa d’Avila. Il ruolo dei sacerdoti, testimoni del Vangelo e dell’amore di Cristo, sempre più necessario nella società di oggi. Maria, l’unica che ha offerto corpo e sangue al figlio di Dio.

Mumbai (AsiaNews) - Nella piccola cappella gremita di fedeli, il 16 luglio le carmelitane del monastero Prem Jyot (Luce d'amore) di Baroda hanno celebrato la ricorrenza di Nostra Signora del Monte Carmelo. Mons. Godfrey de Rosario, vescovo della diocesi di Baroda, ha presieduto la messa insieme a 15 concelebranti. La cerimonia religiosa si è svolta al culmine di una novena di preghiera di nove giorni, in cui le sorelle carmelitane hanno riflettuto insieme a p. Jimmy Dabhi, preside del seminario di Teologia di Baroda, sul tema “Maria regina e bellezza del Carmelo”. Mons. de Rosario ha sottolineato che la festa è vissuta in modo particolare delle sorelle carmelitane, che “vedono in Maria il prototipo di quello che è la vera carmelitana contemplativa”.

Pubblichiamo di seguito la riflessione che suor Gemma ocd, madre priora del monastero di Baroda, ha voluto condividere con i lettori di AsiaNews.

Nell’anno dedicato alla vita consacrata, noi celebriamo il 500mo anniversario della nascita di santa Teresa d’Avila. Come carmelitane figlie di santa Teresa, incoraggiamo a pregare per i vescovi, i sacerdoti, i teologi e tutti coloro che sono in prima linea nella nostra fede.

La preghiera di santa Teresa è: “Io sono nata per te, fai di me ciò che vuoi” Gesù.

Questa messa festosa, alla presenza di ogni rappresentante della Chiesa, in armonia con tutti, è molto rilevante. Oggi infatti il nostro mondo è minacciato da terrorismo, avidità e mancanza di rispetto nei confronti della vita umana; la terra viene sfruttata e si mette a rischio quelli che la abitano; nella nostra società i poveri diventano sempre di più invisibili e ignorati e nel mondo Dio non è la nostra unica salvezza.

La nostra richiesta - uguale a tutti quelli che sono battezzati - è di seguire Gesù, il Consacrato, con coraggio e fedeltà. Egli ci ha fatto un grande regalo quando ci ha scelti come figli: così la gioia della vicinanza del Dio compassionevole è proclamata. La vita consacrata è un appello a incarnare la Buona Novella, a testimoniare il potere del Vangelo e - come Gesù - dare un aspetto umano ad un mondo che è in attesa del compiersi del Regno di Dio. La gioia del Vangelo riempie i cuori e la vita di coloro che incontrano Cristo e vengono immersi nella sua consacrazione. Con Cristo, la gioia nasce in modo continuo.

In questo Anno della vita consacrata, cari amici sacerdoti,  mi piacerebbe dire che “i preti non appartengono a se stessi”. Coloro che seguono la guida dello spirito di Dio, appartengono a Dio. Voi siete immersi nella consacrazione di Gesù.

Un prete è chiamato a fare da mediatore tra Dio e l’uomo, perciò non può essere di se stesso, ma deve separarsi in modo costante dallo spirito del mondo. Dio bilancia la rinuncia di tutto con una benedizione più grande. La scala  è un’immagine semplice e incantevole del sacerdozio di Gesù che dice di sé “Io sono la via”.

La scala è stata messa sulla terra, così il collegamento tra la terra e il paradiso è stato stabilito attraverso l’incarnazione di Cristo, che ha assunto sembianze umane ed è stato innalzato sul Calvario.

La scala che raggiunge il paradiso simboleggia che Cristo asceso è alla destra del Padre. Voi, cari sacerdoti, siete un altro Cristo - l’efficacia del vostro sacerdozio deriva dalla vostra vicinanza con Gesù, dalla profondità della vostra intimità con Lui, dalla vostra vita nell’amore e dalla totale dedizione al Suo gregge.

Mi piacerebbe credere che nelle sue mani Egli ha scolpito il mio cuore, non solo per merito mio ma perché io ho amato Lui come Egli ha amato i suoi fino alla fine - al punto che le sue ferite mi tengono stretto davanti a suo Padre, come promessa del suo amore per me -, Gesù sacerdote in eterno. Nostri amati preti, sarete gloriosi quando nostro Signore vedrà nelle vostre mani i segniu della sua Passione.

Un prete non appartiene a se stesso - noi sorelle di clausura vi teniamo stretti davanti a Gesù e vi mettiamo sotto la protezione di  Maria. Nessuno al mondo ha dato a Gesù il corpo e il sangue, se non Maria. Lei non era un sacerdote ma ha potuto pronunciare quelle bellissime parole: “Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue”. Per Maria voi siete la presenza di  Gesù oggi, riflettendo sempre nella vostra vita il Consacrato per eccellenza.

Vorrei concludere citando il Santo Padre, papa Francesco, che ha detto: “Oggi gli uomini e le donne consacrati devono essere profeti, capaci di svegliare il mondo, mostrare che sono una razza speciale in grado di dire qualcosa al mondo di oggi”. Vorrei aggiungere che questo si applica in modo perfetto a voi, cari preti, anche quando andate nelle strade a predicare e come san Francesco usando le parole solo se necessario. In piedi, dunque o cari sacerdoti perchè Gesù ha bisogno di voi, il mondo ha bisogno di voi più che mai e noi anche abbiamo bisogno di voi.

Grazie per tutto quello che fate, grazie ancora di più per quello che siete. Possa Gesù, il divino sacerdote, essere la vostra ricompensa e rendere ogni giorno ognuno di voi ancora più prete secondo il suo cuore!

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