11/10/2008, 00.00
TURCHIA
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Bartolomeo I: vertice ortodosso per “l’unità della Chiesa”

di NAT da Polis
Seguendo l’esempio dell’Apostolo Paolo, il Patriarca Ecumenico lancia un appello “all’unità” per risolvere le sfide di oggi. Per la prima volta all’incontro partecipano capi e rappresentanze di tutto il mondo ortodosso.

Istanbul (AsiaNews) – Con un forte ed accorato appello per “l’unita della Chiesa”, unica risposta “per affrontare i problemi del mondo contemporaneo”, ieri al Fanar hanno preso il via i lavori dell’incontro panortodosso. Un vertice promosso dal Patriarcato Ecumenico per festeggiare l’Anno paolino e caratterizzato dalla  presenza dei capi delle Chiese e delle rappresentanze di tutto il modo ortodosso, compattato dopo tanti anni. Fra i presenti il patriarca Alessio di Mosca e, per la prima volta, quello di Cipro che ha ottenuto il nulla osta delle autorità turche.

E proprio Bartolomeo, cogliendo questa occasione, ha ricordato come  Paolo non solo si dedicò alla diffusione del messaggio di Cristo, ma si dedico anche con perseveranza all’unità del mondo cristiano.

Il Patriarca Ecumenico ha iniziato i lavori ricordando che l’Apostolo Paolo è forse “il primo teologo dell’unità della Chiesa”, una caratteristica basilare sin dalla sua fondazione, come espresso dal Gesù Cristo nella preghiera pronunciata poco prima della Passione (Giovanni 17,20-23). “E proprio Paolo – ricorda Bartolomeo – è il primo che ha  sviluppato il concetto di unità della Chiesa, lottando quanto nessun altro degli Apostoli perché fosse realizzata”.

Il suo zelo nel diffondere il messaggio di Cristo fu forte, ma altrettanto forte fu la sua “personale agonia” nel vedere sfumare il suo desiderio: “Nessun alta cosa – continua il Patriarca – rendeva triste Paolo quanto quella mancanza di unità tra i cristiani (Galati 5,15). Per Paolo lo scisma nella Chiesa era  una fatto terribile e ripugnante, perchè significava dividere il corpo di Cristo” visto che è proprio l’Apostolo delle genti a ricordarci come la “Chiesa è il Corpo di Nostro Signore Gesù Cristo”. “Ci  siamo mai chiesti – continua il Patriarca Ecumenico – che cosa direbbe oggi Paolo di fronte all’indifferenza di molti di noi all’ideale dell’unità dei cristiani e della Chiesa universale?”.

Bartolomeo I ci ricorda l’insegnamento di Paolo volto a “ricomporre le divisioni, quando per risolvere i problemi che travagliavano l’allora nascente Chiesa, partecipò a Gerusalemme al primo sinodo degli Apostoli (atti degli Apostoli, 15)”. Pur consapevole della correttezza delle sue idee, San Paolo capì che “la via più giusta era la gestione sinodale – collegiale – degli affari della Chiesa”. Un valore ancora oggi attuale, come ricorda Bartolomeo, il quale denuncia il tentativo “di piccoli gruppi o singole persone di imporre le loro idee”, senza rispettare il criterio della “collegialità” come prevede il “paradigma Paolino” che è alla base della Chiesa, poiché essa non esiste “per se stessa, ma per tutto il creato”.

“E per questo motivo – prosegue Bartolomeo – bisogna essere presenti ed agire come pacificatori nei problemi socio-economici che affliggono il mondo contemporaneo e che hanno gravi conseguenze su tutto il creato”, come lo “sconsiderato uso delle risorse naturali e umane”. Motivo per cui la sede del Patriarcato Ecumenico, sin dal 1989, si impegna con varie iniziative per la protezione dell’ ambiente.

Il Patriarca lancia un appello a favore del “dialogo interreligioso” che rifiuti il “fanatismo”: “Evangelizzare è un dovere, ma non deve essere fatto in modo aggressivo, come accadeva in special modo nel Cristianesimo occidentale, oppure attraverso l’inganno”. Esso deve basarsi sui valori della “carità, della modestia e del rispetto”.

Infine Bartolomeo ha invocato a una “maggiore compattezza nell’unità degli ortodossi, per non dare l’impressione, verso l’esterno, di una confederazione di chiese”.

Egli conclude dicendo “che il ruolo di Costantinopoli dopo lo scisma con la Chiesa di Roma consiste appunto nell’offrire la sua Diaconia nel mondo Ortodosso, attraverso lo strumento sinodale, senza ridurre l’importanza dell’autocefalia”. Perché, conclude il Patriarca Ecumenico, “se viene a mancare questo riferimento di coordinamento, sancito anche dai canoni della Chiesa, anche l’autocefalia delle chiese ortodosse diventa fattore di divisione”. “Perché – ha ricordato – non è nella tradizione della ecclesiologia ortodossa il concetto autoritario del primato, ma la nostra unità si basa sulla nostra coscienza”.  

E proprio il Patriarca di Antiochia dopo il discorso di Bartolomeo ha dichiarato che “abbiamo un solo primus nel modo ortodosso , quello di Costantinopoli”.

 

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