05/09/2018, 08.30
TURCHIA-RUSSIA
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Bartolomeo e Kirill cercano un compromesso sull’autocefalia ucraina

di NAT da Polis

Autocefalia significa che gli ortodossi ucraini non dovranno più dipendere dalla giurisdizione di Mosca. Si sussurra la possibilità di uno scisma. Ma questo è improbabile: si tratta di questioni amministrative e non dogmatiche. La rivendicazione del primato da parte di Costantinopoli. Etnofiletismo, la malattia dell'ortodossia. Un’analisi dell’incontro fra i due patriarchi.

Istanbul (AsiaNews) - È durato poco più di tre ore l’incontro tra il patriarca ecumenico Bartolomeo e il patriarca di tutte le Russie Kirill, il 31 agosto al Fanar. A tema vi era la discussione o lo scambio di pareri “su questioni bilaterali”, ma la questione più scottante di cui tutto il mondo ortodosso parla è quella dell’autocefalia alla Chiesa ortodossa ucraina. La richiesta è stata presentata al patriarcato ecumenico dagli ucraini lo scorso aprile.

Autocefalia significa concedere al patriarcato di Kiev di gestire gli affari ecclesiastici in proprio e non dipendere dalla giurisdizione di Mosca.

Come già affermato in AsiaNews, l’incontro fra Bartolomeo e Kirill è stato “proficuo”, “cordiale”, “sincero”.

Ma al di là della cronaca, occorre fare alcune considerazioni.

Anzitutto il perché della visita, richiesta dallo stesso Kirill al Fanar. La risposta è semplice: Mosca ha percepito che il distacco della Chiesa ucraina è un dato di fatto oramai inevitabile. Di conseguenza quasi 30 milioni – tanti sarebbero i fedeli ortodossi di etnia ucraina - più la loro diaspora farà riferimento al patriarcato di Kiev e non più a Mosca. Kirill ha dovuto mettere in disparte la superba superiorità nei confronti di Costantinopoli e si è precipitato da Bartolomeo. Ma poche settimane prima, egli aveva tentato di convincere al telefono Putin ad Ankara, perché frenasse Bartolomeo nelle procedure per la concessione dell’autocefalia a Kiev.

Il ruolo del patriarcato di Costantinopoli

È eloquente quanto il metropolita di Francia Emanouel, ha detto al termine dell’incontro tra i due patriarchi: “Il patriarcato ecumenico non minaccia nessuno, ma nemmeno accetta minacce da nessuno”. Egli ha anche fatto osservare la lunga esperienza di Costantinopoli, come Chiesa madre del mondo ortodosso.

Due giorni fa, a conclusione della sinassi dei 100 metropoliti del patriarcato ecumenico sparsi nel mondo (v.foto 2), lo stesso Bartolomeo, ha dichiarato: “Se durante il primo millennio la Chiesa doveva affrontare la questione delle eresie, nel secondo millennio sino ad oggi è emerse il fenomeno di etnofiletismo,  che ha voluto cancellare una lunga tradizione orientale fino a sembrare una Chiesa senza pastore. La nostra forza - ha concluso Bartolomeo - si esaurisce   nell’esercizio della diaconia al servizio del Mistero della Chiesa e non alla ricerca dell’esercizio di un potere secolare, intriso di superbia”.

Mosca pare aver capito che è stato un grande errore non aver partecipato ai lavori del Sinodo panortodosso di Creta del giugno 2016, ritirandosi una settimana prima dall’ inizio dei lavori. Là si era discusso del futuro del pianeta ortodosso, dei suoi rapporti con le altre confessioni cristiane, del dialogo interreligioso, del divenire del mondo, ma anche dei rapporti tra le Chiese ortodosse, della diaspora, della concessione dell’autonomia e dell’autocefalia.

Va ricordato che secondo i canoni della Chiesa orientale, la concessione dell’autocefalia è sempre stata prerogativa del patriarcato ecumenico di Costantinopoli. Anche Mosca l’ha ricevuta da Costantinopoli nel 1589. E l’ha ricevuta – anzi sottratta al patriarca Geremia II - in seguito a pressioni del potere politico a Mosca, che al tempo si era autoproclamata terza Roma.

Sempre per motivi politici, e sempre da parte del patriarcato ecumenico, sono seguite le concessioni delle autocefalie alle Chiese di Grecia, Bulgaria, Serbia, Romania, Polonia, Georgia, ecc…

Proprio alla vigilia della visita di Kirill al Fanar, con una lettera dai toni piuttosto severi, il patriarca serbo Irineos, invitava Bartolomeo a riflettere che un eventuale concessione dell’autocefalia alla Chiesa ucraina, richiesta dal potere politico di Kiev, sarebbe motivo di scisma nel mondo ortodosso.

Egli ha dovuto subito incassare la risposta proveniente da vari ambienti ortodossi, che gli hanno ricordato che anche la Chiesa serba aveva ricevuto l’ autocefalia in seguito a pressioni politiche, e gli hanno ricordato pure che quando nel 1878 il patriarcato di Costantinopoli  aveva condannato  l’etnofiletismo, tutti hanno preferito seguire la propria strada.

Conclusione: che succederà?

Certamente ci saranno varie pressioni e minacce. Alcuni parlano di uno scisma nel contesto ortodosso, come quello tra  Lutero e Roma. Ma non è probabile: tutto ciò  sarebbe estraneo alla tradizione ortodossa, perché qui non si tratta di una questione dogmatica, ma di una questione amministrativa. Forse vi sarà una provvisoria rottura di comunione.

Secondo fonti ben informate, si procederà comunque alla concessione dell’autocefalia di Kiev e allo stesso tempo si permetterà a Mosca di mantenere sotto la propria giurisdizione i circa 10 milioni di russofoni, per salvare l’onore delle armi.

Un grande pensatore greco degli anni ’70, Gabriele Arnellos, profondo conoscitore del mondo cristiano e convinto ecumenista, afferma che la Chiesa di Cristo si è fermata a Gerusalemme: in seguito si è evoluta in una istituzione secolarizzata autoreferenziale. Per questo motivo, essa non ha potuto sviluppare il messaggio evangelico, ed è divenuta complice e succube dei poteri forti di questo mondo.

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