23/09/2010, 00.00
LIBANO
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Beirut, si aggrava la crisi fra sciiti e sunniti

di Fady Noun
La corte internazionale che indaga sull’omicidio Hariri potrebbe incolpare alcuni membri del movimento Hezbollah.Il leader Nasrlallah bolla la corte come “progetto israeliano” e parla di false accuse. Il premier smorza i toni dello scontro e chiede “verità e giustizia”. Arabia Saudita, Iran e Siria si muovono per scongiurare nuove violenze.

Beirut (AsiaNews) – Il Libano è nel bel mezzo di una crisi politica. Maggioranza e opposizione, che siedono all’interno di uno stesso governo di intesa nazionale, sono ancora una volta faccia a faccia, dopo alcune settimane di tregua. La tensione è palpabile, anche per le vie e per le strade. Ma cosa è successo, per arrivare sino a questo punto? Tutto è nato da una dichiarazione al quotidiano saudita Ash-Shark al-Awsat, nella quale il Primo Ministro Saad Hariri, un sunnita, ha affermato: “A un certo punto, noi abbiamo commesso degli errori e accusato la Siria di aver assassinato il Primo Ministro, martire il 14 febbraio 2005. Si trattava di un’accusa di tipo politico – ha dichiarato Hariri – ed è ora di finirla con questo tipo di accuse”.

Hariri ha fatto riferimento ad alcuni “falsi testimoni” che hanno “distrutto le relazioni tra la Siria e il Libano e politicizzato l’omicidio”, aggiungendo che una “nuova pagina è stata aperta nelle relazioni, all’indomani della formazione del governo libanese”. Il premier libanese ha quindi aggiunto che “noi abbiamo avviato un’analisi in merito agli errori commessi nei confronti della Siria, che hanno influenzato le relazioni fra i due Paesi e col popolo siriano”. Facendo riferimento al Tribunale speciale per il Libano (Tsl) – nato nel 2007 con una risoluzione del Consiglio di sicurezza Onu e chiamato a far luce sull’assassinio – Hariri ha chiarito che “esiste una corte che fa il proprio lavoro e, da parte nostra, dobbiamo riprendere in esame ciò che è successo”.

Ancora, si moltiplicano le voci secondo cui Daniel Bellemare – procuratore titolare dell’inchiesta internazionale – potrebbe a breve pubblicare un atto di accusa che incolperebbe dell’attentato alcuni membri di Hezbollah. “Ignoro il contenuto dell’atto di accusa – ha commentato il premier Hariri – e né io né nessun altro possiamo influenzare questo documento. Tutto quello che chiedo, è verità e giustizia”. Ed è proprio questa dichiarazione che pare aver dato fuoco alle polveri. Mentre il Primo Ministro è convinto di aver compiuto un gesto di buona volontà nei confronti della Siria, i suoi avversari politici – Hezbollah in testa – hanno colto la dichiarazione per orchestrare una campagna di una violenza inaudita, destinata a gettare discredito sul Tsl e su alcuni collaboratori di Hariri, accusati di aver “montato ad arte” le false testimonianze. Hezbollah teme infatti che dopo le accuse politiche rivolte alla Siria, il Tsl – che il gruppo sciita accusa di essere manipolato da Stati Uniti e Israele – si appresti a lanciare false accuse contro di esso. Del resto è risaputo che Hezbollah è classificato da Washington nel novero delle organizzazioni terroriste.

L’attacco più violento contro Hariri è stato sferrato dall’ex direttore della sicurezza generale, Jamil Sayyed, un uomo che i “falsi testimoni” avevano tirato in ballo nell’omicidio. Egli ha scontato quattro anni di prigione, prima che Daniel Bellemare lo scagionasse per insufficienza di prove. In una dichiarazione, Sayyed ha minacciato di vendicarsi “personalmente” del Primo Ministro, nel caso in cui non ottenga giustizia attraverso la via giudiziaria. Gli scambi verbali che hanno seguito questa dichiarazione oltrepassano il confine del quadro politico, e assumono i connotati di un violento scontro fra sunniti e sciiti. Convocato dal tribunale, Jamil Sayyed ha incassato il sostegno incondizionato di Hezbollah, che ha preso d’assalto l’aeroporto di Beirut con le sue truppe barbute, sabato scorso, per accoglierlo all’uscita dall’aereo, di rientro da un breve viaggio a Parigi.

In questo momento gli sforzi di sauditi, siriani e iraniani sono volti a calmare, ciascuno per un proprio tornaconto, questa tempesta politica e confessionale che si è venuta a creare. L’Iran, perché il presidente Ahmadinejad è atteso in visita ufficiale in Libano il 13 ottobre; la Siria e l’Arabia Saudita perché sono i due sponsor della tregua politica instaurata nel luglio scorso, in seguito a una visita congiunta in Libano di re Abdallah e del presidente Bachar el-Assad, e le cui due costanti sono: sopravvivenza dell’esecutivo guidato da Hariri e rispetto della tregua mediatica e politica. In cambio, l’Arabia Saudita avrebbe promesso di cercare di raggiungere non l’abolizione del Tsl, ma almeno la cancellazione dell’atto di accusa, nella sua forma attuale.

Per raggiungere l’obiettivo, Hezbollah avrebbe fornito elementi di prova circa un possibile coinvolgimento israeliano nell’attentato a Rafic Hariri. Per questo tutti gli osservatori, per capire cosa succeda in Libano in questo momento, devono rivolgere lo sguardo ai margini del tribunale. Hezbollah, che è parte integrante del governo libanese, smentisce qualsiasi coinvolgimento nell’attentato contro Hariri. Il suo segretario generale, Hassan Nasrallah, ritiene che il tribunale Onu incaricato della questione non è, né più né meno, che un “progetto israeliano”.

Per quanto concerne i rapporti con la Siria, Hariri ha sottolineato che: “Si tratta di fatti del passato che dobbiamo chiarire (…) Bisogna imparare dalle lezioni del passato, per costruire un futuro nel quale si riconoscano sia il popolo libanese che quello siriano, così come i rispettivi Stati. È la ragion d’essere dei momenti di dialogo con il presidente Bachar el-Assad”. Egli aggiunge anche che “la nostra convinzione non è figlia del momento (…) Noi aspiriamo a relazioni migliori e nessuno ci farà indietreggiare dal proposito. La Siria è la nostra porta economica – ha affermato il premier – sui mercati arabi e, al tempo stesso, rappresenta un mercato importante”.   

In merito alla posizione della sua corrente politica, il premier libanese ha precisato che “all’interno di Corrente del Futuro, vi sono delle costanti dalle quali non ci allontaniamo, come ho già detto in occasione del nostro congresso generale. Certo – continua Hariri – esistono punti di vista diversi, ma quando una decisione politica è presa, tutti la rispettano (…) Vedo che inizia a formarsi una certa convinzione nella gente e fra i nostri sostenitori, che le persone hanno preso coscienza del fatto che esistono relazioni privilegiate fra il Libano e la Siria, e capiscono quanto questi rapporti siano importanti”.

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