26/11/2016, 10.47
EGITTO
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Cairo, il no dell’ergastolo a Morsi un passo verso la riconciliazione nazionale

di Loula Lahham

In settimana due sezione della Corte di Cassazione hanno annullato la condanna al carcere a vita per l’ex presidente. Egli deve ancora affrontare una serie di processi con l’accusa di spionaggio e torture. Analisti ed esperti parlano di sentenze politiche. Studioso egiziano: La riconciliazione deve coinvolgere “tutto il popolo”. 

 

Il Cairo (AsiaNews) - Questa settimana due sezioni della Corte di Cassazione del Cairo hanno annullato le pesanti pene detentive [ergastolo, ndr] inflitte all’ex presidente egiziano Mohamad Morsi, vicino all’ala estremista islamica, e ai massimi dirigenti dei Fratelli musulmani. Una organizzazione inserita da tempo nella lista dei movimenti terroristi non solo in Egitto, ma in diverse altre nazioni. Questa decisione dei magistrati apre due diversi scenari per il Paese. 

Mohamad Morsi, il primo presidente eletto dal popolo nella storia del Paese e cacciato nel 2013 in seguito a un movimento di piazza sostenuto dai militari, è in prigione da tre anni ormai. E, a livello giuridico, deve affrontare tutta una serie di processi:

- Il processo relativo agli eventi del palazzo presidenziale di Ittihadiya [arresto e tortura dei manifestanti riuniti davanti al palazzo presidenziale, ndr]: in questo caso è stata confermata la pena detentiva a 20 anni di galera. 

- Il grande processo per spionaggio a favore dell’organizzazione estremista islamica palestinese Hamas: in questo caso i giudici hanno deciso per l’annullamento della sentenza di carcere a vita. 

- Il processo per l’assalto alle prigioni nel gennaio 2011: annullamento della pena di morte e un richiesta di nuovo processo. 

Processo per spionaggio per conto dello Stato del Qatar, per il quale i giudici hanno condannato Morsi a 40 anni di prigione. In questo caso la Corte di Cassazione dovrà pronunciarsi in materia domani, 27 novembre. 

Cosa comportano questa serie di pronunciamenti della magistratura per il Paese? È questo forse il tentativo di una parte del governo egiziano di calmare le acque con la Fratellanza, principale agente di proteste e di rivolta nel Paese?

L’intellettuale e accademico Ahmad Ban afferma che le recenti sentenze dei tribunali sono una commistione fra politica e giustizia: “Morsi e i suoi compagni sono giudicati da tribunali civili e normali. In generale, possiamo osservare che esiste una influenza della sfera politica, soprattutto in quelle nazioni in cui non vi è una chiara divisione fra i settori della magistratura e quelli della politica. Per questo è oggi più che mai necessaria una riforma di questo sistema”. 

Bachir Abdel-Fattah, studioso ed esperto di movimenti islamici presso il Centro di studi politici e strategici di Al-Ahram, aggiunge: “La riconciliazione deve essere il frutto di un’azione che coinvolge tutto il popolo. Parlare di indipendenza del potere giudiziario rispetto alla politica generale di un qualsiasi Stato è pura utopia. Tuttavia, il potere legislativo egiziano - conclude - è in linea di massima piuttosto imparziale e il problema di questi processi è e sarà sempre, e sfortunatamente, l’insufficienza di prove e gli errori nella preparazione dei dossier di indagine”. 

I Fratelli musulmani, il cui movimento è nato nel 1928, sono fra i primi a ideare e dar vita a quello che oggi chiamiamo islam politico; essi intendono instaurare la sharia, le legge islamica, in molti modi diversi, anche con l’uso della violenza. 

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