20/11/2020, 08.47
EGITTO
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Cairo, tre attivisti arrestati per aver incontrato diplomatici stranieri

I reparti della sicurezza hanno fermato Gasser Abdel-Razek, Karim Ennarah e Mohamed Basheer, membri della Egyptian Initiative for Personal Rights (Eipr). Al momento non si hanno notizie sulla loro sorte e i capi di accusa. Parigi esprime preoccupazione e rilancia il dialogo sui diritti. Il ministero egiziano degli Esteri denuncia tentativi di intromissione negli affari interni.

Il Cairo (AsiaNews/Agenzie) - Le autorità del Cairo hanno arrestato tre attivisti parte della Egyptian Initiative for Personal Rights (Eipr), una organizzazione locale di primo piano a difesa dei diritti umani nel Paese. Secondo il gruppo, la repressione sarebbe conseguenza dell’incontro, avvenuto nei giorni scorsi, di alcuni membri con ambasciatori occidentali nella capitale. 

Ieri le forze della sicurezza hanno arrestato il direttore esecutivo Gasser Abdel-Razek, prelevandolo dalla sua abitazione a Maadi, sobborgo del Cairo, e lo hanno condotto in una località sconosciuta. Il giorno precedente era avvenuto il fermo di altri due componenti di primo piano dell’ong: il responsabile della sezione giustizia Karim Ennarah, mentre si trovava in vacanza a Dahab, cittadina costiera nel sud del Sinai, e l’amministratore Mohamed Basheer. 

Al momento non si hanno maggiori informazioni sulla loro sorte e sui capi di accusa dei quali dovranno rispondere. 

Il giro di vite contro Eipr sarebbe collegato all’incontro fra i suoi membri e alcuni ambasciatori occidentali (fra gli altri Francia, Germania, Italia e Spagna) avvenuto il 3 novembre al Cairo. Al centro della discussione “questioni riguardanti i diritti umani e le modalità per sostenere il rafforzamento dei diritti umani in Egitto e nel mondo”. 

Il gruppo si batte per la difesa dei diritti civili e per la libertà religiosa, contro la pena di morte ed è solito pubblicare rapporti e denunce sulle violenze commesse in prigione e le violazioni ai diritti umani in generale. 

Commentando l’arresto dei tre attivisti, il ministero francese degli Esteri esprime profonda preoccupazione, aggiungendo che Parigi intende continuare il proprio dialogo “schietto e impegnativo con l’Egitto in tema di diritti umani”. Immediata la replica del Cairo, che denuncia interferenze negli affari interni e un tentativo di “influenzare l’inchiesta aperta” sul caso. Anche diversi giornali egiziani filo-governativi hanno trattato il tema, accusando Eipr e altre organizzazioni umanitarie di tradimento e di fomentare il caos, oltre a incontrare diplomatici stranieri per minare l’immagine della nazione.

Per mantenere il controllo, fermare una serie di attentati da parte di gruppi jihadisti e garantire la sicurezza, Abdel Fatah al-Sisis e il governo hanno rafforzato la repressione del dissenso, violando - secondo i critici - i diritti umani e civili della popolazione. In realtà, una fetta consistente della popolazione - fra cui la componente cristiana - plaude all’operato del presidente che in questi anni ha dato maggiore spazio alle minoranze nominando la prima donna cristiana copta alla carica di governatrice e legalizzando decine di chiese

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