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  • » 30/07/2014, 00.00

    CAMBOGIA

    Cambogia, al via il secondo processo contro gli ultimi khmer rossi in vita



    Per "cercare di sbrigarsi", il Tribunale speciale dell'Onu divide i procedimenti contro Khieu Samphan e Nuon Chea, ultimi due leader del regime degli khmer rossi ancora in vita. I crimini risalgono al periodo 1975-1979. Il verdetto per il processo sui crimini contro l'umanità è atteso per il prossimo 7 agosto.

    Phnom Penh (AsiaNews/Agenzie) - Tutto pronto in Cambogia per il secondo processo criminale contro Khieu Samphan e Nuon Chea, ultimi due leader del regime degli khmer rossi ancora in vita. Il Tribunale speciale delle Nazioni Unite li ha messi alla sbarra per genocidio, riferendosi all'uccisione seriale di vietnamiti e musulmani di etnia chan durante il governo di Pol Pot. Entrambi sono già sotto accusa per crimini di guerra e crimini contro l'umanità: il verdetto per questo primo processo è atteso per il prossimo 7 agosto, e la pena più probabile è l'ergastolo per entrambi.

    I procedimenti sono stati divisi per accelerare le procedure. I casi si riferiscono al dominio degli khmer rossi, dal 1975 al 1979, ma moltissimi alti leader di quel governo sono morti o sono in condizioni di salute tali che è impossibile processarli. Il Tribunale speciale spera di chiudere i processi in tempo per poter vedere gli imputati iniziare la propria condanna. Al tempo del governo comunista, Samphan era capo di Stato mentre Nuon Chea era il vice di Pol Pot.

    La Cambogia porta ancora le ferite della dominazione dei Khmer rossi guidati dal sanguinario Pol Pot, che ha governato il Paese seminando morte e distruzione. In pochi anni il regime ha eliminato - per fame o nei famigerati Killing Fields, campi di sterminio alle porte di Phnom Penh - quasi due milioni di persone (circa un quarto della popolazione). Molte delle vittime erano intellettuali, medici, insegnanti ed esponenti dell'elite culturale.

    Tuttavia i critici sottolineano che il Tribunale Onu, criticato per corruzione e inefficienze, ha colpito - in parte - solo i simboli del regime ma non ha garantito vera giustizia al popolo cambogiano. Pol Pot è morto nel 1998 per malattia e non ha mai subito processi né incriminazioni per le atrocità commesse sotto il suo comando. Inoltre, molti dei vecchi funzionari di secondo piano e vecchi quadri del movimento maoista sono ancora oggi liberi e in molti casi ricoprono importanti ruoli di governo.

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