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» 23/03/2010
FILIPPINE
Canti, balli e storie del Vangelo per far vivere la Pasqua a orfani e anziani di Malolos
di Santosh Digal
L’iniziativa avviene durante la Quaresima e coinvolgerà fino a Pasqua, 79 pazienti della Casa dei discepoli di Emmaus di Malolos. Organizzatrici dell’evento le suore Agostiniane di Nostra Signora della consolazione e un gruppo di studenti della diocesi di Bulacan. Suor Easter Aunan “Come noi i malati hanno bisogno di vivere l’esperienza di speranza incarnata nella Pasqua”.

Manila (AsiaNews) – Dare un raggio di speranza ai malati con canti, balli e storie del Vangelo. Con questa iniziativa le suore Agostiniane di Nostra Signora della consolazione della diocesi di Bulacan e alcuni volontari preparano al tempo della Pasqua 79 pazienti della Casa dei discepoli di Emmaus di Malolos (Bulacan).

“In queste domeniche di Quaresima abbiamo parlato e cantato insieme ai malati, leggendo storie del Vangelo per sollevare i loro spiriti – afferma suor Easter Aunan – molti pazienti soffrono di depressione e solitudine e altri hanno problemi mentali. Hanno bisogno di amore e di un supporto morale e fisico”.  “Come noi – continua – malati terminali, orfani e anziani desiderano vivere l’esperienza di speranza incarnata dalla Pasqua”.

La Casa dei discepoli di Emmaus offre da 25 anni un’alternativa ad anziani, orfani e malati terminali abbandonati dalle loro famiglie. L’istituto provvede alle cure mediche dei pazienti e dà la possibilità per chi lo desidera di avere un sostegno psicologico e spirituale, grazie alla disponibilità di religiosi, medici e studenti volontari delle scuole della diocesi. I finanziamenti giungono all’istituto attraverso il contributo di Chiesa e benefattori.

P. Ricardo K. Boraga, direttore dell’ospizio, afferma: “Invece di morire per strada, senza cibo, cure e amore, e dignità umana, i malati vengono nella Casa dei discepoli di Emmaus, dove si sentono come a casa propria, grazie al servizio e all’amore cristiano”. “Amiamo vederli desiderosi di amore e cure – aggiunge il sacerdote – anche se molti di loro sono ormai anziani e malati”. P. Boraga dice che gli ultimi sono come noi creati a immagine e somiglianza di Dio e per questo vanno serviti nel migliore modo possibile.


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