27/04/2010, 00.00
ARABIA SAUDITA
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Capo della polizia religiosa della Mecca, uomini e donne possono pregare insieme

Ahmed al Ghamdi ha affermato che al tempo di Maometto non c’era la rigidissima separazione tra sessi esistente oggi. I conservatori replicano duramente: una fatwa dice che “deve essere ucciso”. L’agenzia ufficiale saudita lo ha dato per rimosso e poche ore dopo ha cancellato la notizia. La questione ha anche risvolti economici.
Riyadh (AsiaNews) - L’agenzia ufficiale saudita, la SPA, lo ha dato per rimosso e poche ore dopo ha cancellato la notizia, una fatwa dice che “deve essere ucciso”, il Gran muftì gli ha negato l’autorità per parlare di legge islamica. Lui, Ahmed al Ghamdi (nella foto), capo della polizia religiosa della Mecca, la prima città santa dell’islam, conferma la sua convinzione: uomini e donne possono pregare insieme e incontrarsi liberamente, anche se solo in pubblico.
 
Sono azioni sulle quali in Arabia Saudita vige un divieto assoluto, sull’osservanza del quale vigila la Commissione per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio, nome ufficiale della muttawa, la polizia religiosa. Della quale al Ghamdi è un alto esponente.
 
La questione della possibilità di “mischiare” uomini e donne - in pubblico, mai in privato - è da settimane al centro di un dibattito che ha coinvolto studiosi ed esponenti politici. Così, il quotidiano saudita The National, che dedica un lungo articolo alla vicenda, ricorda che il ministro della giustizia Muhammad al Issa ha messo in guardia contro il confondere la promiscuità in pubblico, che egli ritiene permessa dall’islam, dagli incontri in privato tra uomini e donne non sposati o non legati da parentela, che sono vietati.
 
Il problema non è legato solo alla tradizione religiosa, ma ha risvolti economici. Il divieto ha infatti pesanti influenze negativa sull’occupazione femminile e sugli investimenti stranieri dal momento che impone la divisione per sessi anche negli uffici delle compagnie internazionali.
 
Così, da dicembre, quando per la prima volta al Ghamdi fece le sue affermazioni, la questione ha occupato giornali e programmi televisivi. Un dibattito che è conseguenza del clima di moderate riforme che re Abdullah sta introducendo nel Paese, nel tentativo di modernizzarlo.
 
Ma la reazione dei conservatori appare molto dura. Se al Ghamdhi sostiene che la divisione non esisteva al tempo di Maometto, dal fronte opposto si parla di violazione della sharia e di apostasia. Lo sheikh Abdulrahman al Barrak ha emesso una fatwa nella quale si dice che la promiscuità “come sostenuta dai modernisti” è proibita, perché consente “la vista di ciò che è proibito e sono proibite le conversazioni tra uomini e donne”. Chiunque facilita tale promiscuità “è un infedele” e, se non ritratta “deve essere ucciso”. E infine, chiunque permette a sua figlia, sorella o moglie di lavorare con uomini o di frequentare una scuola mista è colpevole di “una specie di sfruttamento della prostituzione”.
 
Domenica scorsa, la controversia sembrava chiusa. Il sito della Commissione pubblicava una dichiarazione del suo presidente Sheikh Abdulaziz al-Humain per il quale al Ghamdhi era stato sostituito. La SPA la rilanciava. Poco dopo però l’agenzia scriveva di “cancellare e non usare” la notizia.
 
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