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» 24/04/2012
ISRAELE
Capo delle forze armate: Israele “pronto” ad attaccare Iran, Libano e Gaza
Il generale Binyamin Gantz lo ha affermato in un’intervista al quotidiano israeliano Yediot Ahronot. Il 2012 sarà un “anno cruciale”, e la minaccia nucleare di Teheran “va fermata”. Tel Aviv “si sta organizzando” per fronteggiare il possibile conflitto.

Tel Aviv (AsiaNews/Agenzie) - Israele sarebbe "pronto" ad attaccare Iran, Libano e Gaza, se necessario. Ad affermarlo è Binyamin Gantz, capo di Stato maggiore dell'esercito di Tel Aviv, in un'intervista rilasciata al noto quotidiano israeliano Yediot Ahronot. "Il 2012 - spiega il generale - sarà un anno cruciale per fermare quello che Israele e gran parte della comunità internazionale credono sia il programma iraniano di armamenti nucleari. Crediamo che questo vada fermato. E Israele si sta organizzando di conseguenza". Le dichiarazioni di Gantz arrivano alla vigilia del 64mo anniversario della nascita dello Stato di Israele.

In Israele si discute da anni su un possibile attacco ai reattori nucleari iraniani e negli ultimi mesi sono apparsi sui giornali forti discussioni pro o contro l'attacco.  Per Israele e buona parte della comunità internazionale il programma nucleare iraniano ha sottaciuti scopi bellici. Teheran ne ha sempre rivendicato uno scopo pacifico. Per ora gli Stati Uniti sembrano decisi per una soluzione diplomatica, attuando sanzioni sempre più difficili da sopportare per l'Iran.

Nell'intervista, il gen. Gantz afferma: "Secondo i nostri servizi, data la realtà strategica e l'instabilità della regione, la possibilità che la situazione degeneri in una guerra è più alta che in passato". Ed è proprio in caso di un conflitto esteso a tutta l'area, che l'esercito israeliano saprà rispondere alle minacce che arrivano dal Libano e dalla striscia di Gaza.

"Non posso promettere - aggiunge - che non cadranno missili qui. Ne cadranno, e molti. Non sarà una guerra semplice, né in prima linea, né sul fronte interno. Tuttavia, non consiglio a nessuno di metterci alla prova".  

 


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pp. 176
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