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» 09/02/2006 12:59
PAKISTAN
Capo protestante di Lahore: la legge sulla blasfemia strumento di proselitismo
di Qaiser Felix

In una trasmissione televisiva Alexander Malik, responsabile nazionale della chiesa protestante e capo della comunità di Lahore, ha dichiarato che molte accuse di blasfemia sono in realtà false. "Parecchi casi sono montati", ha detto. "Molte persone minacciano: o ti converti all'islam oppure sarai giudicato secondo le leggi sulla blasfemia".



Lahore (AsiaNews) - "Non c'è bisogno di leggi sulla blasfemia in Pakistan" ed oggi è usata dai fondamentalisti islamici per proselitismo verso i cristiani. L'ha sostenuto Alexander Jon Malik, responsabile nazionale della Chiesa protestante del Pakistan e capo della comunità di Lahore, durante una trasmissione di una televisione nazionale privata. Per sostenere la sua tesi il rev. Malik ha spiegato che dal 1986 al 1990 la pena prevista per questo reato era la detenzione, e in questi anni si sono registrati pochi casi di blasfemia. Al contrario, da quando il reato è punito con la pena di morte, il numero di casi è cresciuto, ed inoltre ci sono stati episodi tragici come l'incendio del villaggio cristiano di Shanti Nagar nel 1997 o il caso Sangla Hill dello scorso novembre.

"Molte persone utilizzano questa legge per eliminare avversari ed oppositori", ha denunciato  Malik. "Parecchi casi sono stati montati, e molte persone mi hanno confidato di essere state vittime di minacce da parte di musulmani che gli dicevano: o ti converti all'islam oppure sarai giudicato secondo le leggi sulla blasfemia". Il leader protestante ha detto che è semplice anche trovare falsi testimoni, basta una piccola somma di denaro. Inoltre il rischio che si corre a denunciare il falso è minimo dato che nessuno fa delle indagini approfondite.

Muhammad Farooq, uno studioso musulmano, ha dichiarato che se le corti provano che una accusa è falsa dovrebbero scagionare l'imputato e dare la punizione prevista a chi ha fatto la falsa denuncia. "Abbiamo utilizzato questo sistema nel passato – ha dichiarato - ma oggi le corti non ne fanno più uso. Inoltre l'alto costo dei processi fa si che  molte persone non possono permettersi di tornare in giudizio per accusare la falsa testimonianza".

Farooq ha comunque invitato a rivolgersi alla Federal Shariat Court per denunciare le false denunce, ma il rev. Malik ha risposto che addirittura un giudice è stato ucciso perché aveva accertato che una accusa di blasfemia era falsa. Inoltre ha citato il caso del vescovo John Joseph di Faisalabad, che si era tolto la vita solo perché nessun avvocato era disponibile ad assumersi il caso di Ayub Masih, accusato di blasfemia. "Le leggi sulla blasfemia provocano insicurezza, e molti cristiano vogliono lasciare il Paese perché temono che prima o poi saranno accusati. Ma posso dire con certezza che nessun cristiano in Pakistan pensa di compiere atti di blasfemia. Queste leggi – ha concluso - non solo colpiscono i più deboli, ma rovinano la reputazione del Pakistan".

A favore della legge si sono invece schierati Muhammad Ismail Quraishi, un avvocato musulmano, e Farid Ahmad Paracha, un deputato, i quali sostengono che le leggi sulla blasfemia rispondono ai bisogni del Paese.


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