23 Ottobre 2014 AsiaNews.it Twitter AsiaNews.it Facebook            

Aiuta AsiaNews | Chi siamo | P.I.M.E. | | Rss | Newsletter | Mobile




Dona
Il 5 x mille
ai missionari del PIME



mediazioni e arbitrati, risoluzione alternativa delle controversie e servizi di mediazione e arbitrato
invia ad un amico visualizza per la stampa


» 27/03/2009
CINA
Carcere, lavori forzati e torture per chi chiede giustizia in Cina
Un gruppo per la tutela dei diritti umani ricorda decine di persone dell’Heilongjiang che sono finite in carcere o nei campi di rieducazione-tramite-lavoro per impedire loro di presentare petizioni contro le autorità locali.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Arrestati per anni o percossi selvaggiamente dalla polizia perché volevano presentare una petizione alle autorità, fiduciosi di ottenere giustizia. Il gruppo Chinese Human Rights Defenders ricorda decine di cittadini cinesi venuti dal lontano Heilongjang a Pechino, finiti in carcere o all’ospedale perché insistono a chiedere giustizia alle autorità.

Chen Jinxia del distretto Dailing città di Yichun (Heilongjiang), autrice di petizioni, è detenuta in modo arbitrario già da quasi due anni dal 24 aprile 2007. Negli ultimi 23 mesi è stata divisa dal figlio, percossa, mandata a un campo di rieducazione-tramite-lavoro (Rtl) e ora è detenuta  in un “carcere fantasma”.

La sua famiglia dice che Chen ha iniziato a presentare petizioni dopo che il marito ha subito infermità mentali come esito delle ripetute detenzioni disposte dalle autorità locali in ritorsione per le sue insistite petizioni. Il 24 aprile 2007 Chen è partita per Pechino per protestare presso le massime autorità e ha portato con sé il figlio dodicenne Song Jide. Sono stati fermati a Pechino e mandati al carcere fantasma di Ma Jia Lou. Dopo il rilascio e quando erano a bordo dell’autobus per tornare al loro albergo di Pechino, funzionari della sua città hanno costretto Chen a scendere. L’autobus è partito con il figlio a bordo. Yang Haifeng, capo dell’ufficio “Lettere e visite”, che si occupa delle petizioni, di Dailing ha risposto alle proteste di Chen di “non scocciare” per il figlio, assicurando che “se ne sarebbe occupato lui”. Gli altri funzionari, tra cui due dell’Uffici di pubblica sicurezza del distretto di Dailing, hanno accompagnato Chen con la forza a Dailing.

Al ritorno Chen è stata detenuta per 10 giorni quale misura amministrativa. E’ stata percossa, ferita alla spina dorsale e lasciata paralizzata. Il 5 maggio 2007 è stata rilasciata. Il 13 maggio l’Ufficio petizioni di Dailing le ha detto che non avevano trovato il figlio. A questa notizia, Chen per due giorni è stata nei vari uffici pubblici pregando di poter parlare con i responsabili, ma è stata più volte snobbata e cacciata via. Il 15 maggio le autorità l’hanno mandata all’ospedale locale per “cure”. Vi è stata tenuta sino al 30 giugno, quando ha eluso la sorveglianza e ha cercato di andare in taxi a Yichun per fare una petizione al sindaco. Ma la polizia l’ha ripresa e Chen, nella stazione di polizia, per l’ira ha rotto una lastra di vetro. Per questo è stata condannata a 18 mesi di Rtl per “danneggiamento di proprietà pubblica”. Scontata la pena, il 24 dicembre 2008 subito prima del rilascio è stata mandata alla prigione fantasma n. 226 di Kangan. Ora è tenuta in una stanza senza finestre, sorvegliata da 4 persone che non le consentono di uscire. I familiari che hanno cercato di intervenire in suo aiuto sono stati minacciati dalle autorità di Dailing.

Renee Xia, direttore internazionale di Chrd, osserva che “questo drammatico racconto dell’angoscia e della sofferenza di una madre costituisce una prova recente di una provincia dove i funzionari sono davvero spietati verso chi fa petizioni e chi difende i diritti umani, forti della più totale impunità”. “Inoltre – aggiunge – l’Heilongjiang è una terra agricola e le dispute per la terra sono molto intense. I leader provinciali hanno lasciato alle autorità locali mano libera per reprimere il dissenso, al fine di conquistare il favore del governo centrale con una falsa immagine di [società in] armonia”.

Negli ultimi 18 mesi, Chrd ha documentato molti casi di detenzioni arbitrarie di chi nell’Heilongjiang fa petizioni e difende i diritti umani contro gli abusi delle autorità locali. In almeno 5 casi ci sono stati torture e percosse di chi era in carcere. Luo Shubo, autore di petizioni, è morto il 24 agosto 2008 in un campo di Rtl dopo che le autorità del carcere gli hanno più volte rifiutato le cure mediche. L’impudenza delle autorità della provincia è anche descritta dal caso di Yang Chunlin, più volte percosso e torturato mentre era detenuto dalla polizia. Una volta è stato colpito con un bastone elettrico da una guardia del tribunale solo per avere tentato di parlare ai familiari durante un’udienza del processo. Chrd vuole attirare l’attenzione sugli abusi contro i diritti umani nell’Heilongjiang come risultano dalla lista che segue.

Liu Jie della contea di Xunke, sconta 18 mesi di Rtl per avere raccolto firme per la petizione “Democrazia costituzionale: il fondamento per la soluzione dei torti sociali”, sottoscritta da 12.150 persone. Liu è stata più volte torturata e percossa in carcere. Liu ha presentato una petizione per essere risarcita dopo che le autorità locali non hanno rispettato un contratto e si sono riprese la fabbrica che Liu aveva fatto diventare un’azienda florida.

Yuan Xianchen, attivista e “avvocato di strada” della città Jixi, sconta 4 anni di carcere per “istigazione alla sovversione contro il potere statale”. Yuan è noto per avere aiutato gli operai della miniera Diado a Jixi a chiedere il risarcimento al governo locale dopo che l’azienda statale [che gestisce la miniera] è stata trasformata in ditta privata. In carcere è stato torturato.

Yang Chunlin, operaio e attivista di Jiamusi, è stato condannato a 5 anni di carcere per avere raccolto firme per la lettera aperta: “Abbiamo bisogno di diritti umani, non di Olimpiadi”, sottoscritta da oltre 10mila persone, soprattutto contadini dell’Heilongjiang per lottare contro espropri forzati. Anche Yang è stato più volte torturato, in carcere.

Ren Shangyan e Kong Qiang, ricercatori del China Justice Advocacy Web, scontano 3 anni di carcere per avere fatto indagini sul nepotismo di un funzionario di Shuangyashan.

Li Yuzhen della città di Muling è stata trattenuta dalla polizia quando, scontata la pena di un anno, l’11 marzo doveva lasciare il campo di Rtl femminile di Harbin. La polizia le ha intimato di seguirla, se non voleva tornare nel campo. Li è potuta infine andare via solo dopo avere firmato un impegno a non presentare petizioni durante l’Assembla nazionale del popolo e la Conferenza politico-consultiva del popolo cinese, agli inizi di marzo. Li è stata condannata a un anno di Rtl per avere fatto petizioni sulla morte del fratello, il cui decesso sospetta sia stato conseguenza di torture subite mentre era detenuto dalla polizia.

Li Shuchun della contea di Yilan, è stata detenuta dal 14 gennaio 2008 al 27 febbraio 2009 per avere guidato un gruppo di 100 operai nel chiedere l’intervento del governo contro la gestione corrotta dell’Ippodromo Hongqi nell’Yilan. Il governo non ha accettato la richiesta ma ha collaborato con i gestori dell’ippodromo per arrestare i dipendenti.

Luo Shubo di Anda è morta il 24 agosto 2008 al campo di Rtl di Qiqihar, dopo che le erano state più volte rifiutate le cure mediche. Luo aveva presentato una petizione perché aveva vinto una causa civile ma non aveva poi ricevuto l’indennizzo riconosciutole. Il 30 ottobre 2007 è stata mandata a scontare due anni di Rtl, nonostante le sue molte infermità, compreso il mal di cuore.

Du Fengqin di Qiqihar ha presentato una petizione contro il governo locale che le ha tolto la terra senza rispettare le procedure di legge e senza darle un adeguato indennizzo. Du è stata incarcerata prima del 17° Congresso del Partito comunista nell’ottobre 2007 per impedirle di fare una petizione. Il 16 ottobre è stata condannata a un anno di Rtl per avere “violato le normali procedure per fare petizioni”, mentre era a Pechino per presentare una petizione.

Jiang Yongwen è andata a Pechino il 22 settembre 2007 per fare una petizione per l’occultamento del numero reale di morti riportati dal governo locale in un incidente minerario nella contea Baoqing. E’ stata fermata e mandata in Rtl.

Sun Chongping di Mudajiang è detenuta nel carcere fantasma presso il Centro di aiuto per bambini al Mudanjiang Assistance Station, per impedirle di presentare petizioni durante la riunione dei massimi consessi politici a Pechino nel marzo 2008. Il 12 marzo ha cercato di evadere, ma è stata ripresa, rimandata al carcere fantasma e picchiata dalla polizia. Le è stato detto che sarebbe rimasta in carcere sino a dopo le Olimpiadi. Si ignora se sia stata poi liberata. Sun ha presentato petizioni contro le malefatte delle autorità locali per la pianificazione familiare.

Wang Fucheng è stato fermato a Pechino il 7 marzo 2008 dove voleva fare una petizione per chiedere un equo compenso. Wang, 76 anni ed ex soldato di Mudanjiang, è stato detenuto nel carcere fantasma presso il Centro di aiuto per bambini al Mudanjiang Assistance Station dove c’erano altri 20 autori di petizioni. Il 14 marzo vi è stata portata anche la figlia di Wang, venuta a Pechino per fare una petizione per l’arresto del fratello. Si ignora se Wang e la figlia siano stati rilasciati.

Wang Xinglai, contadino di Beian, è stato fermato da poliziotti di Beian il 18 novembre 2007 a Pechino dove voleva fare una petizione. E’ stato riportato con la forza a Beian, dove è stato illegittimamente detenuto per oltre un mese, prima di essere mandato a un campo di Rtl per due anni. Wang voleva protestare perché il governo di Beian non ha rispettato un contratto di affitto di terra per 25 anni, firmato nel 1997.

Yang Guihua è stata mandata per un anno al campo di Rtl dopo essere stata fermata il 5 novembre 2007 a Pechino davanti agli uffici del Programma di sviluppo delle Nazioni Unite. Yang ha fatto petizioni perché il tribunale di Qiqihar ha ritardato la trattazione di una sua controversia civile.

Yu Changwu e Wang Guilin sono stati arrestati nel dicembre 2007 dalla polizia di Fujin a Jiamusi. Sono stati condannati rispettivamente a due anni e a un anno e mezzo di Rtl. Alcuni giorni prima dell’arresto. 40mila residenti di 72 villaggi di Fujin hanno fatto una protesta scritta per affermare i diritti su 100mila ettari di terra dei loro villaggi, accusando che erano stato espropriati dalle autorità locali in modo coattivo e senza adeguato indennizzo.


invia ad un amico visualizza per la stampa

Vedi anche
07/10/2009 CINA
Dopo 60 anni di potere, Pechino ha ancora paura di chi protesta
01/07/2010 CINA
Arrestato Liu Xianbin per avere chiesto rispetto dei diritti umani
16/10/2008 CINA
Le prigioni “invisibili” di Pechino per chi protesta in modo legale
08/10/2009 CINA
Hu ringrazia la polizia. Nelle prigioni crescono le morti per tortura
09/12/2008 CINA
Pechino ammette: “insoddisfacenti” i progressi per i diritti umani

In evidenza
IRAQ - ITALIA
"Adotta un cristiano di Mosul": raccolti e inviati quasi 700mila euro. La campagna continua
di Bernardo CervelleraInviata la seconda tranche di aiuti, raccolti nel mese di settembre. In Medio oriente e in Iraq si gioca il destino dei rapporti fra oriente e occidente. L'appello di papa Francesco e del Sinodo. I governi tiepidi. Gli aiuti giunti da tutto il mondo: una nuova comunità internazionale che sconfigge la "globalizzazione dell'indifferenza".
IRAQ-VATICANO
"Adotta un cristiano di Mosul": il grazie del vescovo per i primi aiuti
di Amel NonaMons. Amel Nona, vescovo caldeo di Mosul, anch'egli rifugiato, ringrazia tutti i donatori della campagna lanciata da AsiaNews. La situazione è sempre più difficile per il numero enorme di profughi e per l'arrivo dell'inverno e della neve, che rendono impossibile alloggiare nelle tende o all'aperto. La crisi, un'occasione che rende attiva la fede dei cristiani.
ITALIA - IRAQ
Continua la campagna "Adotta un cristiano di Mosul". Già raccolti oltre 350mila euro
di Bernardo CervelleraInviate al patriarca di Baghdad e ai vescovi del Kurdistan le donazioni ricevute fino al 31 agosto. La campagna serve a nutrire, alloggiare, vestire, consolare oltre 150mila profughi cristiani, yazidi, turkmeni, sciiti e sunniti, fuggiti dalla violenza dell'esercito del Califfato islamico. Una generosa partecipazione dall'Italia e da tutte le parti del mondo. Donazioni anche da chi è povero e senza lavoro. Una speranza per il mondo, per chi soffre e per chi dona.

Dossier


by Giulio Aleni / (a cura di) Gianni Criveller
pp. 176
Copyright © 2003 AsiaNews C.F. 00889190153 Tutti i diritti riservati: è permesso l'uso personale dei contenuti di questo sito web solo a fini non commerciali. L'utilizzo per riprodurre, pubblicare, vendere e distribuire può avvenire solo previo accordo con l'editore. Le foto presenti su AsiaNews.it sono prese in larga parte da Internet e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione delle immagini utilizzate