07/10/2020, 14.02
IRAQ - VATICANO
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Card Sako: l’enciclica luce in un tempo di guerre, settarismo e persecuzioni

Per il porporato la “Fratelli tutti” è un invito “a vivere nella pace, mettendo da parte le inimicizie” e un richiamo “alla carità, alla fraternità”. Fraternità e misericordia strumenti che il cristiano deve trasmettere ai musulmani “per un cambiamento radicale”. Cristiani, ebrei, musulmani, indù colpiti dalla secolarizzazione. La necessità di rendere “più fruibile” il testo per favorirne la diffusione.

Baghdad (AsiaNews) - Un documento che arriva “in un tempo di confusione totale, di guerre e di tensioni, di settarismo e di persecuzioni” per portare luce, quando richiamando il Vangelo afferma che “siamo tutti fratelli e dobbiamo collaborare su un piano di solidarietà”. È quanto sottolinea ad AsiaNews il patriarca caldeo, card Louis Raphael Sako, commentando la pubblicazione dell’enciclica “Fratelli tutti” di papa Francesco e suo stretto legame con il documento firmato ad Abu Dhabi nel febbraio 2019 con il grande imam di al-Azhar. “Questo testo - prosegue - esorta a vivere nella pace, nella gioia, nella dignità mettendo da parte le inimicizie, gli interessi privati”. 

Per il primate caldeo è essenziale il riferimento “alla carità, alla fraternità, alla giustizia e al perdono, all’amore per i poveri”. Questo, prosegue, è “un testo base per Paesi in cui vi sono guerre e devastazioni come lo stesso Iraq, la Siria, il Libano, la Libia o lo Yemen per far capire che la soluzione non è mai quella militare, ma diplomatica per mettere fine alle morte di tante persone”. 

L’invito alla misericordia, la parabola del buon samaritano la cui figura è apprezzata anche da fedeli di altre religioni è un invito “a redistribuire i beni secondo un criterio di giustizia”, perché “non sia solo per me, ma a vantaggio anche degli altri. Un richiamo che viene dalla Bibbia, quella del papa diventa una voce profetica in un mondo oscuro: lo ha detto lo stesso imam di al-Azhar, che questa enciclica è venuta alla luce perché oggi il mondo attraversa una fase oscura”. 

Nella fraternità vi è una delle caratteristiche più alte del cristianesimo: “I musulmani - spiega - parlano di una fraternità fra loro, una fraternità umana. Il riferimento del pontefice è più vasto, come nel Vangelo quando si esorta ad amare i nemici. Questo è un aspetto peculiare del cristianesimo e, partendo da questo elemento, dobbiamo aiutare gli altri a imparare a perdonare, a riconciliarci, a capire che la vendetta è un male. Un cambiamento radicale anche per i musulmani”. 

“Oggi vi è l’urgenza di un risveglio spirituale, non solo cristiano ma anche per ebrei, musulmani, indù” sottolinea il porporato, perché “a causa della globalizzazione e della crescente secolarizzazione, acuita dai social media, abbiamo trascurato questi valori”. “Dobbiamo contribuire - aggiunge - a questo risveglio spirituale, che rappresenta un dovere per noi cristiani. Il papa ci chiede tutto questo, esortandoci a pensare a una politica, una strategia diversa” perché quella attuale è stata annichilita “da guerre, da violenze e, da ultimo, dalla pandemia di nuovo coronavirus”. 

Nell’enciclica vi è un ampio passaggio dedicato ai migranti, un fenomeno ben noto per la realtà cristiana irakena più che dimezzata per un esodo massiccio negli ultimi 20 anni. “Se, da un lato, è doveroso fornire accoglienza - afferma il patriarca caldeo - dall’altro è importante eliminare le cause che determinano la fuga. Oggi c’è un problema economico, politico e la comunità internazionale deve creare le basi perché vi siano condizioni di vita degne sul posto, non forzare le persone ad andarsene. Tutti devono contribuire allo sviluppo della nazione”. 

Il card Sako sottolinea infine la necessità di rendere “più fruibile il testo, che non deve finire sugli scaffali delle biblioteche”, ma diventare “elemento vivo, parte della quotidianità aiutando la gente a capirlo dando loro gli strumenti necessari”. Al riguardo, il patriarcato caldeo “ha pubblicato riassunti di alcune parti in arabo” ma, questo è l’invito del porporato, la Curia Romana stessa deve “elaborare riassunti, video esplicativi perché possa essere compreso e letto anche dalle autorità musulmane, dai leader di governo anche qui in Iraq. In un periodo storico in cui la gente fatica a leggere - conclude - è importante fornire nuovi mezzi per la sua diffusione: giustizia, migrazione, redistribuzione di beni e ricchezze sono temi attuali per tutti, dobbiamo diffondere la parola come i Padri della Chiesa, perché il papa non parla solo ai cristiani ma si rivolge a tutti”.

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