29/10/2012, 00.00
VATICANO – INDIA
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Card. Baselios Thottunkal: Senza gli indù, l’India non avrebbe cristiani

di Giulia Mazza
Sua Beatitudine Mar Baselios Cleemis Thottunkal, arcivescovo maggiore di Trivandrum dei siro-malankaresi, sarà creato cardinale il prossimo 24 novembre insieme ad altri cinque prelati. La sua nomina è “un onore e un riconoscimento” per l’India e la Chiesa siro-malankarese. Il radicalismo religioso “appartiene a ogni credo” ed è “una forma di egoismo”, da combattere “dentro noi stessi”. Una preghiera per i vescovi e ai sacerdoti cinesi imprigionati.

Città del Vaticano (AsiaNews) - "Sono grato ai nostri fratelli e sorelle indù, perché ci hanno sostenuto e protetto. Se non fossero stati al nostro fianco, noi cristiani non saremmo sopravvissuti qui in India". Così Sua Beatitudine Mar Baselios Cleemis Thottunkal, arcivescovo maggiore di Trivandrum dei siro-malankaresi (Kerala, India), saluta la sua nomina a cardinale, annunciata da Benedetto XVI il 24 ottobre scorso, nel corso del Sinodo dei Vescovi per la nuova evangelizzazione. Oltre a Sua Beatitudine, il prossimo 24 novembre altri cinque prelati riceveranno la berretta, l'anello e il titolo: mons. James Michael Harvey, prefetto della Casa Pontificia, che sarà nominato arciprete della basilica di san Paolo fuori le mura; sua beatitudine Béchara Boutros Raï, patriarca di Antiochia dei Maroniti (Libano); mons. John Olorunfemi Onaiyekan, arcivescovo di Abuja (Nigeria); mons. Rubén Salazar Gómez, arcivescovo di Bogotà (Colombia); mons. Luis Antonio Tagle, arcivescovo di Manila (Filippine). In occasione della nomina, AsiaNews ha intervistato Sua Beatitudine Mar Baselios Cleemis Thottunkal.  

Eminenza, lei è il primo cardinale della Chiesa siro-malankarese, e il settimo dell'India. Come si sente a riguardo e che valore ha questa nomina.

È un grande onore per il nostro Paese, per diverse ragioni. Anzitutto, perché la nostra è una nazione che ha forte il valore della vita religiosa e della vita umana. Perché in India convivono tutte le diverse formulazioni di fede, anche il cristianesimo. E pur rappresentando una minoranza, la Santa Sede riconosce l'importanza della Chiesa in India: la beatificazione di Madre Teresa lo sottolinea. [Questa nomina] è poi un onore e un riconoscimento particolare alla Chiesa cattolica siro-malankarese, che ha trovato piena comunione con la Santa Sede di Roma nel 1930. Considerando tutte queste realtà, la mia nomina è un grande apprezzamento da parte della Santa Sede. Più che un mio onore personale, è un onore dato alla nostra Chiesa e alla nostra terra. Per questo ministero, sento che è molto importante essere parte dei più stretti collaboratori del Santo Padre, per il suo ruolo di pastore della Chiesa universale.

La sua nomina giunge durante il Sinodo dei vescovi, nell'Anno della Fede. Che significato ha e come affronta la sfida della nuova evangelizzazione.

Questa nomina è avvenuta durante il Sinodo dei vescovi, incentrato sul tema della nuova evangelizzazione. Tutta la Chiesa cattolica è impegnata in un'azione di preghiera, di rieducare se stessa al Vangelo e alla Parola di Dio incarnata in modo pieno. Portare il Vangelo alle persone in modo esplicito, con una parola vissuta: Gesù Cristo. Presentare Lui, introdurre Lui, parlare di Lui, parlare dell'assenza di Dio dalla vita delle persone. È una sfida anche per noi vescovi, come stretti collaboratori del Santo Padre, oltre che verso tutti i battezzati. Ogni cristiano battezzato ha il compito e il diritto di parlare di Gesù Cristo, perché è Lui ad aver condotto Dio così vicino a noi. Noi diciamo "Emmanuel", "Dio è con noi", si muove con noi. Una così esplicita espressione di Dio viene da Gesù Cristo, che noi dobbiamo pregare sempre. Quanto disse S. Paolo, "Se annuncio il Vangelo, non me ne posso vantare, perché è il mio dovere, e guai a me se non lo faccio!"[Cor 1, 9:16], significa "non va bene per me rimanere in silenzio", "per me, è giusto parlare di Gesù, che ha portato Dio così vicino a me".

Un bilancio di questo Sinodo?

Il Sinodo si è concluso: le proposizioni sono state formulate, votate e presentate al Santo Padre, che ora provvederà a correggerle, modificarle, per poi presentare al mondo intero e alla Chiesa. Per quanto mi riguarda, credo che il Sinodo sia andato molto bene, perché tutte le diverse parti che compongono la Chiesa hanno avuto la possibilità di camminare insieme come Chiesa universale. Possiamo continuare ad avere riti o idee diverse, ma pensiamo in modo unico all'universalità della Chiesa. Questa è la bellezza del Sinodo, e questo aspetto di comunione vissuta con 262 padri sinodali è stato esemplare e di ispirazione.

Eminenza, come vede la situazione della libertà religiosa in India, e come spiega la crescente radicalizzazione nel Paese.

Gesù Cristo ci ha portato a condurre una vita di totale dedizione, a Dio e a tutte quelle persone che sono amate da Dio. Questa è la relazione. E questa relazione ci chiede di sradicare l'egoismo da noi, di distaccarci da quelle realtà che minacciano la nostra relazione con Dio e la sua gente. Per noi, questa è una sfida costante. Quando sono egoista, non riesco a vedere Dio. Quando sono egoista, non riesco a vedere nessun altro accanto a me, perché mi preoccupo solo di me stesso. Qual è la più grande sfida per un credente? Più di qualsiasi attacco esterno, la sfida proviene da dentro di noi. Sono preparato a seguire Gesù nel mio cuore? [Perché] le difficoltà esterne possono causarti problemi, possono rallentarti; ma alla fine, arriva la glorificazione del martirio. È questo aspetto in particolare che deve essere riconsiderato, perché per condurre una vita cristiana la sfida più grande inizia dentro di me. Poi, [è chiaro che] dobbiamo affrontare i diffusi incidenti ed episodi di dolore che vediamo accadere in alcune parti del mondo.

Noi cristiani siamo in India da 2mila anni, ed sono molto felice di dire che la nostra Chiesa apostolica, fondata da San Tommaso l'Apostolo, è una grande comunità cristiana fatta di cattolici e non cattolici, che è cresciuta. Per questo, sono molto grato ai nostri fratelli e sorelle indù. Loro ci hanno sostenuto, ci hanno protetto, più della polizia e dell'esercito, perché noi cristiani siamo appena il 2,5% della popolazione, e la maggioranza della popolazione l'89% appartiene alla comunità indù. Se loro non fossero stati al nostro fianco, non saremmo sopravvissuti qui in India. Loro erano con noi e sono con noi. Il radicalismo religioso è un fenomeno che appartiene a ogni credo religioso e a ogni persona. Non possiamo semplicemente dire "questa comunità è vittima di radicalismo, quest'altra comunità ne è libera". No. Il radicalismo religioso è un segno di egoismo. Quando tu solo sei egoista, possiamo parlare di egoismo. Quanto un insieme di persone sono egoiste, parliamo di communalism [termine usato in India per indicare le violenze perpetrate dagli ultra-nazionalisti indù contro le altre comunità etnico-religiose, ndr]. Così, a volte, quando accadono certi incidenti in alcune parti del mondo, la gente sostiene di tratti di persecuzione su base religiosa. Secondo me invece si deve sempre essere molto cauti: perché a volte, una questione piccola, locale, che si fonda su altri problemi, può degenerare nascosta dietro motivi religiosi. Questo fondamentalismo, questo radicalismo religioso, è molto più egoistico in tutti i cammini della vita.

In India, dobbiamo valutare in modo obiettivo questi 2mila anni: abbiamo avuto e abbiamo tutt'ora un tempo pacifico, eccetto che in alcuni luoghi. Dobbiamo comprenderci gli uni con gli altri. In alcune zone i cristiani sono stati sotto attacco: ma tutti quegli incidenti ci lanciano anche un messaggio, ci indicano come accogliamo Gesù in questo mondo. E non solo in India, ma dappertutto. Roma è tra le città più istruite del mondo; eppure, potremmo dire che qui non c'è libertà religiosa. C'è libertà di fare ogni cosa, ma se si parla di Dio e di Gesù in modo libero, si è trattati come una minoranza. Questo dimostra che [la mancanza di libertà religiosa] è un fenomeno che si trova ovunque. Lo ripeto ancora: la sfida più grande per un credente viene da se stesso. Questo non toglie che tutte le altre violazioni devono essere affrontate e discusse. Ci deve essere dialogo, e noi cristiani dobbiamo pregare e trovare dei modi pacifici per vivere insieme.

Come AsiaNews, abbiamo lanciato una campagna per la liberazione di tre vescovi cinesi e sei sacerdoti, scomparsi in custodia della polizia o detenuti in prigione senza processo. Come si sente verso questi suoi fratelli nell'episcopato in difficoltà?

Ogni volta che si verificano incidenti simili, sono momenti molto dolorosi. Non conosco di persona queste personalità e i loro casi, ma nella storia la Chiesa cattolica ha saputo vivere e sopravvivere in diverse parti del mondo. La libertà religiosa e la libertà di coscienza sono diritti fondamentali della persona umana, che non possono essere negati. Se parlo di dignità umana, [devo ricordare che la libertà religiosa] è il cuore della dignità umana. Ho la mia libertà di pensare, ho le mie scelte da fare, e ho il diritto di parlare di quello in cui credo. Soprattutto, ho il diritto fondamentale di dire che sono un credente. Questo deve essere rispettato. Qualunque attacco a questa libertà viola la dignità umana. E quando la dignità umana è calpestata, la libertà religiosa è persa in modo definitivo. Perché questo non accada, e per difendere la dignità dell'essere umano, la Chiesa, gli Stati, i politici e quanti sono in prima linea devono lavorare tutti insieme. Così che tutti nel mondo possano godere di piena, massima libertà di coscienza e libertà di credere. 

 

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