12/03/2013, 00.00
VATICANO - CONCLAVE
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Card. Phạm Minh Mẫn: dal sangue dei martiri, il futuro della Chiesa vietnamita (Scheda)

L’arcivescovo di Saigon è uno dei 115 cardinali elettori, riuniti in conclave per la scelta del successore di Benedetto XVI. Il porporato testimone del “miracolo” della fede, in un Paese che “ha soffocato la libertà religiosa”. La difesa della vita contro aborto e abbandono dei neonati. E la speranza che in un futuro prossimo il Papa possa visitare il Vietnam.

Ho Chi Minh City (AsiaNews) - "Il sangue dei martiri è il seme della fede che Dio ha continuato a riversare sul Paese in molte fasi storiche di difficoltà e cambiamento. Non c'è solo il sangue dei martiri, ma anche il sudore e le lacrime delle famiglie cattoliche, delle comunità e dei nostri antenati. Tutti si sono sacrificati per servire Dio, la Chiesa e la società" in Vietnam. Così il card. Jean-Baptiste Pham Minh Mân, arcivescovo di Ho Chi Minh City (uno dei 115 porporati elettori riuniti da oggi nella Cappella Sistina per scegliere il successore di Benedetto XVI) racconta il miracolo della fede in una nazione guidata da un governo comunista che per decenni ha soffocato la libertà religiosa. Parlando ai fedeli in occasione della festa per i martiri vietnamiti, che si celebra il 24 novembre, egli ha sottolineato il valore profondo della missione della parola di Dio, in una realtà in cui i cattolici costituiscono una minoranza, spesso vittima di persecuzioni, abusi e violenze: "Lo scopo è quello di portare i valori del Vangelo e quelli umani nella vita della famiglia, in quella sociale, economica e politica. È questa la strada per prendere parte alla missione della Nuova evangelizzazione ora, e di accompagnare Gesù nel servizio alla vita e allo sviluppo della famiglia umana"

Il card. Jean-Baptiste Pham Minh Mân, arcivescovo di Ho Chi Minh City, nel sud del Vietnam, è nato il 5 marzo 1934 a Ca Mau, nella diocesi di Can Tho. Dal 1946 al 1954 ha compiuto studi secondari al Seminario minore di Phnom Penh, in Cambogia. Dal 1954 al 1956 è stato alunno del Seminario maggiore di San Giuseppe nella ex Saigon, per approfondire lo studio della filosofia. Dopo una parentesi dedicata all'insegnamento, egli ha ripreso il ciclo di studi teologici tra il 1961 e il 1965. L'ordinazione sacerdotale avviene il 25 maggio 1965 nella cattedrale di Can Tho e nei primi anni ricopre l'incarico di insegnante presso il Seminario minore Beato Quy. Nel periodo più turbolento della storia recente del Paese, che segue la riunificazione col Nord (1975) e il potere nelle mani di Hanoi, con restrizione alla libertà religiosa e persecuzioni anti-cristiane, egli riesce comunque a svolgere l'incarico di formatore sacerdotale.

Nel 1988 il governo comunista concede l'operatività a sei Seminari maggiori, uno dei quali (il Beato Quy) viene affidato al futuro porporato che ne assume la carica di rettore. Il 22 marzo 1993 Giovanni Paolo II lo nomina coadiutore di My Tho; l'ordinazione episcopale è del 22 agosto e come motto sceglie la frase "Come io vi ho amati". Nel 1996 può compiere il primo viaggio a Roma, per la visita "ad limina" dei vescovi vietnamiti. Il primo marzo 1998 - dopo tre anni di sede vacante - l'assegnazione all'arcidiocesi di Ho Chi Minh City, dove diventa Arcivescovo metropolita, con la presa di possesso il successivo 2 aprile. Nei primi cinque anni egli ordina 79 sacerdoti diocesani e 68 religiosi. Papa Wojtyla lo crea cardinale nel Concistoro del 21 ottobre 2003 e diventa membro delle Congregazioni per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, per l'Evangelizzazione dei Popoli e del Pontificio Consiglio per gli operatori sanitari.

Negli anni trascorsi come docente e rettore nei seminari vietnamiti, il porporato ha compreso l'importanza della formazione spirituale per sacerdoti e laici, sottolineando anche in più occasioni l'opera dei catechisti, quali "persone che educano alla fede" e partecipano "al lavoro di costruzione della Chiesa". "Dio semina con la sua Parola - ha spiegato durante un incontro con i fedeli a Saigon - [... e per ] far crescere i semi dobbiamo pregare, avere amicizia, svolgere il lavoro caritativo come Gesù". Il card Pham Minh Mân ha poi invitato le famiglie a "rinnovare e allargare la comunione nella Chiesa di Cristo" per "integrarci al meglio nella vita sociale del popolo nel quale viviamo, per annunciarvi il Vangelo".

Il tema dell'annuncio è legato a doppio filo alla libertà religiosa, più volte richiamata da Benedetto XVI quale base per la vita e la dignità di ciascun individuo. Proprio la libertà religiosa e i rapporti con le autorità vietnamite sono stati più volte oggetto di interventi e prese di posizione del cardinale di Saigon, in una prospettiva di crescita della Chiesa e dei fedeli. Egli ha ricordato che "dal 2007 non devo più chiedere il permesso per accogliere nuovi candidati al sacerdozio", mentre prima "il seminario ne poteva accogliere 20 ogni due anni". Tuttavia, il porporato sprona laici e preti ad "abbandonare la mentalità di autodifesa avuta sinora" per la paura di persecuzioni o ritorsioni delle autorità e incontrare "tutte le componenti della società, cattolici e non, compreso lo Stato".

Al contempo, va ricordato l'impegno del porporato vietnamita nella lotta in difesa della vita e, in particolare contro le interruzioni di gravidanze che definisce "un flagello che va contro la tradizione morale e culturale del nostro popolo" e l'abbandono dei neonati. Dopo anni di impegno e appelli, ha raccontato il cardinale di Saigon in un'intervista ad AsiaNews, "le autorità si sono preoccupate del problema e hanno messo in guardia che ciò stava portandoci ad una catastrofe. Numerose organizzazioni cattoliche e non hanno trovato vie diverse per aiutare le donne a non ricorrere all'aborto. Ma oggi è apparso un nuovo male. Troviamo sempre più dei neonati abbandonati. Ci sono organizzazioni religiose e laiche che tentano di rimediare alle conseguenza distruttive di una 'cultura della morte'. Ma non c'è ancora una mobilitazione generale. Tutti gli elementi della società debbono andare insieme per lavorare per questo, per guardare a un nuovo stile di vita".

Infine la speranza di una visita del Papa in Vietnam nel prossimo futuro. Il cardinale di Saigon racconta di aver "espresso questa speranza almeno due volte, la prima a Giovanni Paolo II. Mi chiese come i comunisti e la Cina guardassero a questo. La seconda volta ho parlato a papa Benedetto XVI. Gli ho detto che una visita avrebbe portato maggiore stabilità e speranza. Ha alzato le mani al cielo e mi ha invitato a pregare e guardare ai disegni della Provvidenza". Dal conclave che inizia oggi, il primo passo verso un possibile, futuro viaggio apostolico nella nazione asiatica. 

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