02/10/2019, 11.50
INDIA
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Carmelitana di Baroda: Cosa vuol dire essere missionaria e suora di clausura

di sr. Mary Gemma*

La vita di clausura “non rende isolati”, ma “ancora più vicini al cuore della Chiesa”. Il ricordo della preghiera costante di santa Teresa del Bambino Gesù: “Attirami a te. Noi ti correremo dietro”. Legami invisibili legano le suore di clausura “a Gesù e al Suo popolo; i legami che costituiscono la sua grandezza, ma al tempo stesso impongono un’immensa responsabilità di amore”.

Mumbai (AsiaNews) – Una carmelitana “è una missionaria dell’amore perché ella ha conquistato i cuori del mondo moderno con il suo modo semplice di avvicinarsi a Dio, indicando il modo di soddisfare il bisogno dell’Infinito che Dio stesso ha piantato nel nostro cuore”. Così sr. Mary Gemma, ex madre priora del monastero di Prem Jyot [Luce d’amore, ndr] di Baroda (Mumbai), spiega ad AsiaNews la chiamata missionaria di una suora di clausura. Le religiose che scelgono di servire Cristo in convento, sottolinea, “non vivono come esseri isolati. Legami invisibili la legano a Gesù e al Suo popolo; i legami che costituiscono la sua grandezza, ma al tempo stesso impongono un’immensa responsabilità di amore”. Di seguito pubblichiamo la sua riflessione dal titolo “Attirami a te. Noi ti correremo dietro”. Il suo commento giunge all’apertura del Mese missionario straordinario, voluto da papa Francesco.

Essere missionario vuol dire essere attirati da Dio che è amore e abbracciare l’umanità intera nell’intimità di quella relazione che rivela la sua presenza – il suo amore. Nel suo messaggio per la Giornata missionaria mondiale di quest’anno a ottobre, il Mese missionario straordinario, papa Francesco dice di ricevere e riscoprire la dimensione missionaria della nostra fede. Come può comprenderlo una suora carmelitana di clausura? Il nostro amato papa Francesco afferma: “Noi siamo missione perché siamo inondati dall’amore di Dio, dalla santità di Dio, una santità creata a sua immagine”. La missione non è prima di tutto cosa facciamo, ma ciò che siamo.

Il desiderio missionario è una parte fondamentale della missione della missione apostolica del Carmelo, persino nelle carmelitane di clausura, ed è un compito speciale per i figli di santa Teresa d’Avila, che lei ha passato alle sue figlie in quanto fattore chiave che tocca il vero cuore della Chiesa. Una carmelitana di clausura si lascia catturare da Gesù da una corsa in avanti, l’impetuosità dell’amore reciproco come un torrente che si tuffa nell’oceano sconfinato del suo Amore e nel suo silenzio lei attira in modo irresistibile gli altri verso Gesù. Una carmelitana è una missionaria dell’amore perché ella ha conquistato i cuori del mondo moderno con il suo modo semplice di avvicinarsi a Dio, indicando il modo di soddisfare il bisogno dell’Infinito che Dio stesso ha piantato nel nostro cuore. Una carmelitana non vive come un essere isolato. Legami invisibili la legano a Gesù e al Suo popolo; i legami che costituiscono la sua grandezza, ma al tempo stesso impongono un’immensa responsabilità di amore.

Clausura e silenzio non isolano le persone contemplative dalla comunione con il corpo mistico, ma anzi le posizionano al cuore della Chiesa. La separazione dal mondo vivendo in solitudine non è vuoto, questo deserto le invita a stare con il Signore che parla al cuore e le collega ancora di più nella Sua opera di salvezza. In questo esse hanno un modello unico: santa Teresa del Bambino Gesù, o santa Teresa di Lisieux, nota anche come il “Piccolo fiore”. Santa Teresa apparteneva al nostro ordine. È entrata nel Carmelo il 9 aprile 1888, alla giovane età di 15 anni, ed è morta il 30 settembre 1897, quando ne aveva appena 24. In questo breve arco di nove anni il cuore di Teresa si è acceso di grande desiderio missionario. Ella ha scritto: “Come è bella la nostra vocazione! È per noi, sta al Carmelo preservare il sale della terra. Offriamo le nostre preghiere e sacrifici per gli apostoli del Signore; noi stessi dovremmo essere loro apostoli mentre essi predicano il Vangelo ai nostri fratelli con la parola e l’esempio!”.

Mentre la sua lista di preghiere continuava a crescere in maniera costante, lei rivolgeva questa preghiera a Gesù, che aveva trovato nel Cantico dei cantici: “Attirami a te. Noi ti correremo dietro”. Il suo desiderio di salvare le anime e attirarle a Gesù era così grande che quando leggeva questa riga dal Cantico dei cantici immediatamente vedeva che tutto ciò che doveva fare era essere attratta da Gesù, a tutte le anime l’avrebbero seguita.

Poco dopo, quando il suo cuore generoso desiderava ancora essere un martire, un apostolo, un sacerdote, un missionario e altro ancora, ha letto Prima lettera di San Paolo ai Corinzi e ha scritto questo: “Capisco che è solo l’Amore che porta i membri della Chiesa ad agire…quell’Amore comprende tutte le vocazioni, quell’Amore è ogni cosa, che abbraccia in tutti i tempi e luoghi…in una parola, è eterno! Quindi in questo eccesso della mia gioia, io grido: Oh Gesù, mio amore…mia vocazione, alla fine l’ho trovata…la mia vocazione è l’amore! Sì, ho trovato il mio posto nella Chiesa e sei tu, mio Dio, che mi hai dato questo posto; nel cuore della Chiesa, mia Madre, io devo essere amore. Così devo essere ogni cosa (martire, apostolo, sacerdote, missionario), e così il mio sogna sarà realizzato”.

Verso la fine della sua vita, lei, che era diventata vera immagine di amore, aveva solo questa preghiera: “Attirami a te. Noi ti correremo dietro”. Questa è anche la nostra preghiera come carmelitane di clausura, in cui ognuno di voi è attratto dal Signore con corde d’amore che non possono mai essere spezzate!

*Ex madre priora del monastero di Prem Jyot [Luce d’amore] di Baroda (Mumbai)

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