16/10/2019, 08.52
HONG KONG - CINA
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Carrie Lam costretta a fare il suo Policy Address in video. Oppositori: Dimettiti

di Paul Wang

Il capo dell’esecutivo doveva tenere il suo discorso al Legco (parlamento), ma è stata interrotta più volte. Più del 70% della popolazione di Hong Kong vuole le sue dimissioni.

Hong Kong (AsiaNews) – Il capo dell’esecutivo Carrie Lam è stata costretta a proclamare il suo Policy Address 2019 via video, dopo essere stata interrotta in parlamento molte volte da gruppi dell’opposizione che chiedevano le sue dimissioni.

Il Policy Address annuale traccia lo “stato del territorio” e segna le linee operative della politica del governo. Di solito esso viene pronunciato alla ripresa dei lavori del parlamento (Legco) dopo la pausa estiva. Quest’anno il parlamento è stato chiuso anche a causa delle manifestazioni anti-estradizione che da 19 settimane si susseguono ad Hong Kong.

La Lam doveva parlare alle 11 di stamane, ma già prima che entrasse nell’aula del Legco, un gruppo di parlamentari democratici ha cominciato a gridare gli slogan del movimento: “Cinque domande, non una di meno” e “Carrie Lam dimettiti, assumiti le responsabilità sulle violenze della polizia”.

Da quattro mesi il movimento esige risposta a “cinque domande”: la cancellazione della legge sull’estradizione in Cina, un’inchiesta indipendente sull’uso eccessivo della forza da parte della polizia; la non definizione di “rivolta” alle manifestazioni; l’amnistia per tutti gli arrestati; la piena democrazia nel territorio.

Cinque domande, non una di meno

Dopo tre mesi di manifestazioni la Lam ha accettato di cancellare la legge, ma ha evitato ogni risposta alle altre domande. Secondo molti analisti, il suo silenzio spinge le frange più radicali del movimento alla disperazione e alla violenza.

Mentre la Lam tentava di tenere il suo discorso sul podio, alle sue spalle veniva proiettata la scritta “Cinque domande, non una di meno”; (foto 1) altri parlamentari con indosso una maschera del presidente cinese Xi Jinping, esigevano le sue dimissioni, dato che ha “entrambe le mani grondanti di sangue” per la violenza contro i dimostranti (foto 2). L’uso della maschera era un gesto di sfida alla legge di emergenza imposta dalla Lam, che proibisce indossare maschere in incontri pubblici, nel tentativo di piegare le manifestazioni.

Dopo una prima e una seconda interruzione, la Lam ha lasciato il Legco sotto protezione. Il Policy Address è stato trasmesso in video alle 12.15 (foto 3).

Molti parlamentari pro-Pechino hanno criticato l’ostruzionismo dei democratici, molto apprezzato invece sui social del movimento anti-estradizione. Un commento afferma: “Hanno parlato a nome dell’80% degli hongkonghesi”.

Secondo un’inchiesta del giornale Ming Pao, più del 70% degli intervistati vuole le dimissioni della Lam.

Aiuti per l’edilizia, nessuna riforma politica

Nel suo discorso televisivo, la Lam ha espresso speranza che Hong Kong possa uscire dal blocco in cui vive ora, mantenendo il principio “Un Paese, due sistemi”, che lega il territorio alla Cina e allo stesso tempo ne garantisce un “alto grado di autonomia”.

Uno dei problemi che soffrono i giovani di Hong Kong è di non riuscire ad acquistare una casa perché da molti anni non vi sono progetti di edilizia popolare. La Lam ha fatto diverse proposte sull’uso di terreni per costruire nuove case popolari; aiuti per pagare gli affitti; miglioramenti nei servizi agli anziani e nella sanità.

Ma nel suo discorso ella non ha proposto alcuna riforma politica, né dialogo sulla piena democrazia come domanda il movimento. La Lam non ha affrontato nessuna altra domanda espressa dai dimostranti.

Nel suo discorso, la Lam ha dato anche alcune cifre sui quattro mesi di manifestazioni: vi sono state più di 400 proteste; oltre 1000 persone ferite; più di 2200 arresti.

 

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