20/06/2007, 00.00
PAKISTAN - GB
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Caso Rushdie: proteste in Pakistan, i cristiani temono rappresaglie

di Qaiser Felix
Le proteste in Pakistan per l’onorificenza conferita dalla Gran Bretagna allo scrittore “apostata”, dilagano anche in Iran e Malaysia. Piena crisi diplomatica tra Islamabad, Teheran e Londra. La strumentalizzazione della vicenda ricorda le reazioni alle vignette su Maometto e al discorso di Regensburg e i cristiani pakistani vedono di nuovo a rischio l’armonia interreligiosa nel Paese.

Islamabad (AsiaNews) - Continuano in Pakistan le forti proteste di gruppi islamici contro la decisione del governo britannico di concedere l'onorificenza di “cavaliere” a Salman Rushdie; nel 1989 lo scrittore anglo-indiano fu colpito da una fatwa dell'ayatollah iraniano Khomeini per la pubblicazione del libro “blasfemo”, “I Versetti satanici”, e ora vive sotto scorta. La comunità cristiana locale si dice preoccupata di rappresaglie degli estremisti, che potrebbero strumentalizzare la vicenda, come in passato è successo per il discorso di Benedetto XVI a Regensburg e le vignette satiriche su Maometto, a scapito dell’armonia interreligiosa.

A Multan circa 100 studenti della Islami Jamiat Talaba, hanno bruciato immagini della regina Elisabetta II e del romanziere al grido di “Uccidetelo, uccidetelo!”. Simili dimostrazioni si sono svolte anche a Lahore, Quetta e in altre città del Paese. Intanto è piena crisi diplomatica tra Londra e Islamabad, che ha chiesto il ritiro dell’onorificenza conferita a Rushdie.

Ieri il ministro pakistano degli Esteri ha convocato l’ambasciatore britannico, Robert Brinkley, il quale ha espresso la “profonda preoccupazione” di Londra, perché “nulla può giustificare gli attacchi suicidi”. Il riferimento è alla dichiarazione del ministro pachistano degli Affari religiosi, Mohammed Ejaz ul Haq, che aveva giustificato gli attacchi kamikaze per difendere l’onore di Maometto. Il politico ha poi rettificato, spiegando che con quelle parole voleva solo indicare le “le cause a monte del terrorismo”.

Il clima rimane teso.“Potrebbero verificarsi vendette sui cristiani in Pakistan come è già successo l’anno scorso - dice p. Aftab James Paul, direttore diocesano della Commissione nazionale per l’armonia interreligiosa - sono, però, convinto che il mondo musulmano capirà la situazione e il fatto che i cristiani pakistani non hanno alcun interesse o responsabilità in questa vicenda”. “Il rischio maggiore  – conclude p. Raphael Mehnga, domenicano – è che si monti uno scontro islamo-cristiano, in grado di compromettere la convivenza interreligiosa”.

Dilaga la protesta “strumentalizzata”

E la concretezza del rischio è confermato dalla reazione di altri Paesi musulmani, che come l’Iran sono schierati subito a fianco del Pakistan contro “l’offesa inferta all’islam”. Ieri sera anche Teheran ha convocato l’ambasciatore britannico, Geoffrey Adams, per protestare. “Questo atto offensivo, diffidente e disdicevole del governo britannico” ha affermato Ebrahim Rahimpour, direttore dell’Ufficio per l’Europa occidentale del ministero iraniano degli Esteri “è un chiaro esempio di lotta contro l’islam”.

Più forti la parole di Mohammad Reza Bahonar, vice presidente del Parlamento: “L’atto della regina di Inghilterra di onorare Rushdie l’apostata è insensato…e ferisce la fede dei 1,5 miliardi di musulmani nel mondo”.

Manifestazioni contro Rushdie si sono registrate oggi anche in Malaysia davanti all'ambasciata britannica di Kuala Lumpur. Ad organizzarle è stato il partito d’opposizione Islam se-Malaysia.

 

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