Città del Vaticano (AsiaNews) – Educare i giovani in modo che non cadano vittime del fanatismo religioso, ma divengano costruttori di pace ed operare per accrescere comprensione, conoscenza e fiducia tra i leader religiosi, in modo da poter affrontare insieme le crisi che dovessero sorgere, evitando che degenerino in conflitti religiosi. Sono i punti principali del comunicato conclusivo del colloquio su “Responsabilità dei leaders religiosi specialmente in tempi di crisi”, organizzato in Vaticano dal Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso e dalla World Islamic Call Society, che ha sede il Libia, che si è concluso oggi.
I partecipanti all’incontro - dodici personalità ed esperti cattolici e dodici musulmani, provenienti da vari Paesi, sotto la presidenza, rispettivamente, del card. Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, e di Mohamed Ahmed Sherif, segretario generale della World Islamic Call Society – sono stati ricevuti oggi da Benedetto XVI, al termine del’udienza generale.
Il Papa ha espresso loro “soddisfazione e forte incoraggiamento”, come riferisce una nota del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso.
Nel comunicato finale congiunto si afferma, tra l’altro, che “considerando il ruolo che le religioni possono e vogliono avere nella società, i leader eligiosi hanno un ruolo culturale e sociale da giocare, per promuovere i fondamentali valori etici, come la giustizia la solidarietà, la pace, l’armonia sociale ed il bene dell’intera società, specialmente dei bisognosi, i deboli, i migranti e gli oppressi”
“I leader religiosi hanno una speciale responsabilità verso i giovani, che richiedono particolare attenzione perché non restino vittime del fanatismo e del radicalismo religioso e ricevano invece una sana educazione che li aiuti a divenire costruttori di ponti e artefici di pace”.
Tenendo presente la possibilità che sorgano “crisi di diversa natura” a livello nazionale e internazionale, i leader religiosi debbono “imparare a prevenirle, ad affrontare e rimediare a queste particolari situazioni, evitando la loro degenerazione in violenze confessionali. Ciò richiede reciproco rispetto e reciproca conoscenza, curando i rapporti personali e costruendo mutue familiarità e fiducia, così da essere capaci di affontare insieme le crisi, ove serva”-
E’ stato infine deciso che il prossimo Colloquio si terrà a Tripoli entro i prossimi due anni. Il Colloquio fa seguito ad altri incontri organizzati, in varie sedi, nel 1976 e dal 1989 ad oggi in modo regolare.