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  • » 27/04/2007, 00.00

    PAKISTAN

    Cattolico accusato di blasfemia, torturato dalla folla e dalla polizia

    Qaiser Felix

    Sattar Masih, cattolico di 28 anni, è stato torturato da una folla di musulmani inferociti che lo hanno accusato, senza prove, di aver scritto parole blasfeme contro Maometto. La polizia è intervenuta solo per arrestarlo. Si sarebbe dovuto sposare il giorno dopo.
    Kotri (AsiaNews) – Una folla di musulmani ha torturato lo scorso 13 aprile un cattolico di Kotri, nella provincia del Sindh, perché ritenuto colpevole di aver scritto parole blasfeme contro Maometto. La polizia, intervenuta sul posto, lo ha arrestato e portato in carcere, dove lo ha torturato di nuovo per “farlo confessare”.
     
    Lo afferma la All Pakistan Minorities Alliance (Apma) che denuncia: “Sattar Masih, cattolico di 28 anni,  si sarebbe dovuto sposare il giorno dopo l’arresto. Dopo averlo arrestato, senza prove, gli agenti lo hanno rinchiuso in una cella e lo hanno torturato di nuovo per farlo confessare”.
     
    Il giorno dopo l’arresto, l’imam di una moschea locale, Maulana Mohammad Umer, ha denunciato Masih per violazione dell’articolo 295 comma a e c, la famigerata legge sulla blasfemia. Questa prevede pene molto pesanti (fino alla condanna a morte) per chi offende il Profeta o i testi sacri dell’islam.
     
    Gli agenti hanno arrestato inoltre lo zio di Sattar, Mushtaq Masih, e suo figlio: il primo è ancora in carcere, mentre il secondo è stato rilasciato. Dato il sospetto di blasfemia, Mushtaq, 60 anni, è stato licenziato.
     
    Secondo la ricostruzione dell’Apma, il 13 aprile un gruppo di musulmani si è presentato nella casa di Sattar con in mano un foglio, con sopra la sua fotografia e scritte blasfeme contro Maometto. Dopo aver visto il foglio di carta, Sattar si è difeso dicendo di non aver mai scritto quelle parole. Il gruppo non gli ha creduto, ma se ne è andato.
     
    La sera dello stesso giorno, l’imam ha annunciato durante la preghiera che la comunità aveva trovato un foglio sacrilego contro il Profeta all’interno della scatola per le donazioni. L’uomo ha poi mostrato alla comunità il foglio, con la foto di Sattar ed il suo indirizzo scritto sopra. Infuriati, i fedeli si sono messi in marcia verso la casa del ragazzo per ucciderlo. A questo punto è intervenuta la polizia, che lo ha arrestato, torturato ed accusato di blasfemia.
     
    Il presidente dell’Apma, Shahbaz Bhatti, ha condannato con forza sia l’accaduto che l’intervento della polizia, che ha agito senza prove né indagini. Parlando ad AsiaNews, sottolinea: “Come può una persona sensata scrivere parole contrarie al Profeta e poi lasciare sul foglio il suo nome e la sua foto, sapendo che la punizione per un atto del genere è la morte?”.
     
    In realtà, continua, “molto spesso i cristiani e le altre minoranze vengono coinvolti da false accuse, e spesso finiscono uccisi dalla folla o in galera per anni. Le famiglie devono scappare perché minacciate ed insicure. Gli estremisti religiosi hanno preso in mano la legge e non aspettano neanche il verdetto dei giudici”.
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