26/05/2009, 00.00
CINA
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Centinaia di tibetani pronti a morire per difendere il "monte sacro" dalla distruzione

Ser Ngol Lo è un luogo sacro per i tibetani, ma è ricco d’oro che le autorità cinesi vogliono estrarre. La popolazione è pronta anche a morire, per impedire gli scavi. Mobilitato l’esercito.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Centinaia di tibetani si confrontano da giorni con  la polizia a Ser Ngol Lo, nel sottodistretto di Tsangshul del villaggio Lhara (contea di Markham, prefettura di Chamdo), per  impedire gli scavi minerari di una  montagna che  per  loro è sacra.

Ser Ngol Lo significa in  tibetano  “Anno d’oro e d’argento”, qui si svolgono riti propiziatori contro la siccità. Ma le autorità cinesi ritengono esserci ricche miniere d’oro e altri metalli e la ditta Zhongkai Co. è stata autorizzata a fare scavi.

Per impedirlo i tibetani hanno occupato la zona in modo pacifico. Le autorità hanno chiamato l’esercito. Secondo l’agenzia Radio Free Asia,  il  24 maggio c’erano almeno 300 soldati.

La protesta è in atto da mesi, con  i residenti che  non cedono e le autorità che insistono per scavare la montagna. Fonti  locali riferiscono  che all’inizio di aprile è venuto Pema Thimley, vicepresidente del Partito comunista del Tibet, per convincere gli abitanti a consentire gli scavi. La situazione si è aggravata dal 16 maggio,  quando è arrivata la polizia. Oltre 500 residenti hanno subito bloccato la strada che porta al sito  minerario. Da allora ci stanno giorno e notte, mentre  le forze cinesi si sono stabilite in una vicina  scuola.

Un  residente riferisce che soldati e ditta mineraria hanno minacciato  di “aprirsi la  strada con  la forza”. Altri raccontano che l’esercito ha  circondato i dimostranti, stendendo  un  cordone  per isolarli dal villaggio e bloccando  tutti i telefoni fissi e cellulari. Un altro abitante spiega che i buddisti  tibetani “vogliono resistere anche  a costo di sacrificare le loro vite per proteggere le colline sacre”.

Per giustificare l’occupazione  militare del Tibet del 1959, Pechino ripete che  ha liberato la popolazione da un’oppressiva monarchia  feudale e ha portato prosperità. Ma i tibetani rispondono  che le autorità cinesi  non rispettano  i loro  usi e cultura e che dei vantaggi economici godono  soprattutto ditte cinesi e immigrati etnici han.

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