29/09/2016, 11.37
INDIA
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Chi prima arriva, prima adotta: così l’India piazza 50 bambini “difficili”

di Nirmala Carvalho

Le coppie adottive in attesa hanno ricevuto un messaggio contenente un link dove “prenotare” online i minori. L’iniziativa vuole rendere più adottabili quei bambini oltre i cinque anni o con disabilità, che nessuno vuole. Presidente della Commissione sulla famiglia della Conferenza episcopale: “È solo mercificazione dei bambini”.

Mumbai (AsiaNews) – Chi prima arriva, meglio alloggia. È la campagna shock lanciata in India dall’Autorità centrale per le adozioni (Cara), che in questo modo vuole far adottare in tempi immediati 50 bambini considerati “difficili”, cioè quelli che hanno superato i cinque anni o presentano problemi fisici. L’iniziativa ha sollevato un putiferio di polemiche tra le coppie adottive, che parlano di “svendita dei bambini”, quasi come durante i “saldi di mezzanotte”. Ad AsiaNews mons. Dominic Savio Fernandes, vescovo ausiliare di Mumbai e presidente della Commissione sulla famiglia della regione occidentale della Conferenza episcopale indiana, denuncia: “Sono scioccato. Si tratta di una vera e propria mercificazione dei minori, privati della loro dignità umana e trattati come oggetti da vendere o di cui bisogna liberarsi nel più breve tempo possibile. I bambini sono la gioia delle famiglie e della società”.

La campagna di adozioni flash dal titolo “Bambini da collocare subito” è stata attivata il 26 settembre. Tutte le coppie adottive registrate sul sito dell’Autorità – 10mila in tutto – hanno ricevuto due comunicazioni, via mail e per messaggio sul cellulare. Aprendo il messaggio, le coppie hanno trovato il link diretto al sito dove si potevano “prenotare” i bambini.

Una volta esauriti i 50 posti disponibili, aggiudicati dalle coppie più veloci, le altre non hanno più potuto fare l’accesso. Alcune di quelle escluse hanno lamentato l’impossibilità di collegarsi al sito a causa del traffico eccessivo, altre hanno bollato la manovra come “patetica”. “Somiglia ai saldi di beni essenziali – ha scritto una coppia sul forum delle adozioni – è davvero vergognoso”.

In India le pratiche per le adozioni sono gestite dal Cara. In media i controlli preadottivi e la selezione dei minori durano dai due ai quattro anni. Il processo prende in considerazione l’età del piccolo, il sesso e il luogo di provenienza.

Al termine dell’abbinamento genitori-figli, alla coppia vengono presentati sei possibili bambini tra cui scegliere. Se la scelta non ricade su nessuno di essi, la coppia retrocede all’ultimo posto nella lista d’attesa. Invece l’offerta di ieri prevede che in caso di rifiuto dei genitori dopo l’incontro con il minore, essi non perderanno il loro posto nella lista.

Deepak Kumar, segretario del Cara, ha giustificato l’iniziativa come un tentativo di velocizzare le pratiche, in particolare per quei bambini che nessuno vuole. “Questi – ha detto – di solito trascorrono negli orfanotrofi anche due o tre mesi, mentre gli altri [più piccoli o senza disabilità] vengono adottati in pochi giorni”.

Il titolare dell’agenzia governativa ha spiegato che nella sua lunga esperienza ha notato “che alcune coppie prendono in considerazione i bambini più grandi solo quando viene data loro la possibilità. Questo sistema offre una seconda chance sia ai bambini che ai genitori”.

Secondo mons. Fernandes, la campagna è inaccettabile: “La specie più a rischio nel mondo è quella dei bambini, soprattutto le femmine. Essi sono uccisi nell’utero materno dove, per ironia della sorte, dovrebbero essere al sicuro; oppure quelli che scampano all’aborto sono abbandonati nei bidoni dell’immondizia o lasciati a morire per le strade”.

Il vescovo ausiliare di Mumbai condanna la pratica dell’aborto, “che priva molti bambini del loro fondamentale diritto alla vita. Quelli che invece sono abbandonati ma sopravvivono, vengono ospitati negli orfanotrofi, o in altre case, e poi tocca alle autorità gestire la loro adozione”. “All’inizio – conclude – i bambini venivano dati in adozione solo quando le autorità erano certe che essi sarebbero stati amati e curati. L’attenzione era sempre centrata sul loro benessere. In questo modo non saranno più considerati esseri umani da amare e rispettare. È una triste considerazione sul cammino di insensibilità del genere umano”.

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