19/09/2018, 08.16
VATICANO-ASIA
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Chiese, società e religioni di fronte a xenofobia, razzismo e nazionalismo

È in corso una Conferenza internazionale sul tema, a cura del Dicastero vaticano per il servizio dello Sviluppo umano integrale e del Consiglio ecumenico delle Chiesa (Wcc), in collaborazione con il Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei cristiani. Essa è focalizzata sulle “paure” che suscitano i migranti, ma anche sull’opera delle Chiese, delle religioni, della società civile e della politica. Un rappresentante dalla Libia giudica “criminale” l’operazione “Sofia” dell’Unione europea, che serve a ricacciare (e ad affondare) i migranti nelle acque territoriali libiche. Secondo alcuni invitati, vi è un’impostazione troppo “europea”.

Roma (AsiaNews) – Continua oggi a Roma, presso l'Hotel Ergife, la Conferenza internazionale sul tema "Xenofobia, razzismo e nazionalismo populista nel contesto della migrazione globale". L'evento è a cura del Dicastero vaticano per il servizio dello Sviluppo umano integrale e del Consiglio ecumenico delle Chiesa (Wcc), in collaborazione con il Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei cristiani. Sono presenti 200 invitati, comprese personalità politiche, della società civile e delle Chiese operanti nel mondo dei migranti, oltre a diversi media.

L’intervento di apertura, ieri, è stato affidato al card. Peter Appiah Turkson, prefetto del Dicastero per lo sviluppo umano integrale. Egli ha tracciato le piste su cui devono lavorare gli intervenuti: anzitutto verificare il modo in cui “le società di accoglienza si interfacciano con i nuovi arrivati, sullo sguardo che portano sullo straniero”. Poi far emergere la presenza o meno nelle nostre società di atteggiamenti di razzismo con cui si giustificano “l’indifferenza, l’emarginazione, l’odio, l’esclusione o lo scarto di un essere umano”. Infine, “riflettere sul ruolo che le Chiese sono chiamate a svolgere” nel contesto delle migrazioni.

Citando Benedetto XVI, nella sua enciclica sociale Caritas in veritate, il card. Turkson ha notato che “la società sempre più globalizzata ci rende vicini, ma non ci rende fratelli”, e che “la diffidenza e la paura prevalgono sulla fiducia e l’apertura all’altro”.

Il tema della “paura” è stato affrontato da molti. Il segretario del Wcc, Olaf Fykse Tveit ha messo in luce anche il modo in cui i politici usano tale paura per dividere la società e “mettere uno contro l’altro”. Il vescovo Heinrich Bedford-Strohm, della Chiesa evangelica tedesca, ha precisato che nei confronti dei migranti vi è una paura “criminale”, timorosa che da essi vengano crimini; una “sociale”, che li vede come concorrenti economici; e una “culturale”, timorosa di vedere la propria cultura soffocata dalla presenza di altre culture e religioni. A questo proposito, egli ha notato che spesso in Germania, vi sono difensori della “civiltà cristiana” che non vanno in chiesa, né frequentano alcuna comunità, ma si oppongono con forza alla presenza di musulmani in Europa. Almeno il 30% dei cristiani tedeschi (“compresi membri del clero”) sono xenofobi.

A conferma sulla resistenza della politica alle migrazioni, Felipe Camargo, dell’Organizzazione Onu per i rifugiati (Unhcr) per il Sud Europa, ha citato il fatto che al parlamento europeo si vuole discutere i criteri dell’accoglienza dei rifugiati per renderli ancora più restrittivi.

Nei momenti di discussione, sono emerse delle critiche all’impostazione della Conferenza. Per alcuni membri la visione espressa è troppo “europea” e legata solo alle questioni dei migranti nel Mediterraneo. Un rappresentante del Patriarcato greco-ortodosso di Gerusalemme, ha ricordato il problema dei profughi palestinesi; Ziad El Sayegh, libanese, del Consiglio delle Chiese del Medio oriente, ha ricordato invece la presenza del milione e più di profughi siriani in Libano e Giordania. Alcuni membri dell’Africa hanno fatto notare che milioni di africani – in Congo, Sud Sudan, ecc... – non vengono in Europa, ma trovano ospitalità nei Paesi africani vicini. Il prof. Kofi Awusabo-Asare, docente di studi sulla popolazione ad Accra (Ghana) ha sottolineato che il razzismo non è solo presente in Europa, ma anche in Africa, anche se là vi è una maggiore omogeneità razziale. “Il razzismo – dice ad AsiaNews – esiste perfino fra tribù e tribù”.

La critica più forte – alla politica internazionale, più che all’incontro – è venuta dal prof. Aref Nayed, libico, che ha definito “criminale” l’operazione “Sofia” con cui si ricacciano nelle acque territoriali libiche i migranti che fuggono dal Paese per venire in Europa. Egli ha accusato la polizia e la guardia costiera libica di affondare i gommoni dei migranti.

Secondo Nayed, nell’islam vi sono principi che salvaguardano l’ospitalità verso lo straniero. I “mercanti di morte” che trafficano i migranti in Libia, non fanno solo violenza contro di loro, ma “contro l’islam”, ha detto.

Rappresentanti di altre religioni – un indù, un cristiano, un buddista – hanno mostrato come le religioni di per sé spingono all’accoglienza, ma spesso sono usate per fini nazionalisti e razzisti. Il rappresentante buddista giapponese, Katsutoshi Mizumo, della Rissho Kosei-kai, ha raccontato della presenza di alcuni membri buddisti fra i profughi Rohingya in Bangladesh. In Myanmar i Rohingya sono perseguitati dall’esercito e dai buddisti estremisti.

Nel pomeriggio di ieri vi sono state le relazioni del direttore di AsiaNews e del corrispondente di AsiaNews da Yangon, che riportiamo in altra parte in versione integrale. Domani i partecipanti saranno ricevuti da papa Francesco.

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