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  • » 21/08/2014, 00.00

    LIBANO - IRAQ

    Chiese orientali: uso legittimo della forza, per difendere i cristiani d’Iraq



    Per i capi delle Chiese orientali occorre cacciare lo Stato islamico da Mosul e dalla piana di Ninive. Per il Patriarca siro-cattolico Youssef III Younane la comunità internazionale deve avere il “coraggio” di essere “fedele ai propri principi”. Mar Sako: le Chiese d’oriente, se unite, formano una realtà “grande e forte”.

    Beirut (AsiaNews) - La visita di solidarietà dei Patriarchi orientali cattolici e ortodossi a Erbil, capitale del Kurdistan irakeno, ha di gran lunga superato il suo contesto pastorale e di protocollo, e ha posto - dopo l'incontro con il presidente Massoud Barzani - la questione della legittimità dell'uso della forza per respingere l'aggressione degli jihadisti dello Stato islamico e riportare i cristiani a Mosul e nei villaggi della piana di Ninive, dai quali sono stati cacciati. 

    La visita ufficiale di ieri si è conclusa con una conferenza stampa, al termine della quale i Patriarchi Béchara Raï e Gregorios III sono rientrati in Libano, mentre i Patriarchi Younan ed Ephrem Karim, dei siro-cattolici e dei siro-ortodossi, si sono intrattenuti un po' più a lungo, avendo in Iraq alcuni gruppi di fedeli a differenza della Chiesa maronita e dei greco-cattolici. 

    Tenuta al termine della visita al presidente Massoud Barzani, presidente della regione autonoma del Kurdistan, e del suo Primo Ministro (e nipote), la conferenza non ha avuto nulla di convenzionale. 

    La legittima difesa

    La richiesta di intervento in questione corrisponde a ciò che insegna la Chiesa cattolica insegna in materia di legittima difesa. "Noi lanciamo un grido d'allarme" spiega il Patriarca Youssef II Younane, dei siro-cattolici. "Non c'è nemmeno un secondo da perdere. È in gioco - aggiunge - la nostra sopravvivenza in Mesopotamia. Le nazioni libere che aderiscono alla Carta dei diritti dell'uomo devono avere il coraggio di essere fedeli ai loro principi. Noi chiediamo un intervento internazionale in nostra difesa, e non certo per conquistare alcunché. Noi abbiamo il diritto di difenderci e noi chiediamo di essere difesi. La comunità internazionale lo ha ben fatto in precedenza in Kossovo, malgrado l'opposizione, all'epoca, della Russia. Per questo noi domandiamo, assieme a Papa Francesco, di fare in modo che vengano rispettati i nostri diritti per un intervento militare di natura difensiva, per fronteggiare i gruppi jihadisti che ci minacciano". 

    Le precisazioni del Vaticano

    Dal canto suo, ieri il Vaticano ha voluto portare alcune precisazioni alla dichiarazione fatta da Francesco durante la conferenza stampa a bordo dell'aereo di rientro da Seoul. Papa Francesco aveva dichiarato che quando, come ora in Iraq, c'è "una aggressione ingiusta", è "lecito" fermare "l'aggressore ingiusto". "Non dico bombardare, fare la guerra, ma fermarlo" aveva subito aggiunto il Pontefice, e "i mezzi per fermarlo devono essere valutati" con attenzione. Francesco ha sottolineato al contempo che "una sola nazione non può giudicare come si ferma un aggressore ingiusto" e "Dopo la Seconda Guerra mondiale è nata l'idea della Nazioni Unite, là si deve discutere e dire: c'è un aggressore ingiusto? Sembra di si, e allora come lo fermiamo?" ha poi spiegato.

    Patriarca Raï: "una vergogna" 

    È con questo spirito che la comunità internazionale deve essere interpellata, ha spiegato dal canto suo il Patriarca maronita Béchara Raï. "Noi pensiamo - ha detto - che lasciare campo libero agli jihadisti dello Stato islamico sarebbe davvero vergognoso per l'Occidente. Che un gruppo di terroristi di ispirazione diabolica sia lasciato libero di agire è uno scandalo senza precedenti. Noi chiediamo alla comunità internazionale di assumersi le proprie responsabilità. È inammissibile che un gruppo di questa natura opprima in questo modo dei popoli, e che la comunità internazionale non prenda la difesa di un gruppo incapace di difendersi da solo". 

    Il wahabismo in discussione

    Per inciso, il Patriarca Younane ha implicitamente accusato la dottrina wahabita, professata in Arabia Saudita, quale fonte di ispirazione dello Stato islamico. "Tale gruppo non ha potuto nascere - ha affermato - se non grazie a questo sostegno. Oggi cerca di sottrarsi alle proprie responsabilità, che derivano da questa situazione". 

    In merito all'incontro con il presidente Barzani, fonti vicine alla delegazione patriarcale hanno rivelato che egli avrebbe fornito ampie rassicurazione sul fatto che i peshmerga sono pronti a fare il loro dovere, per difendere i cristiani d'Iraq, ma che il Kurdistan al contempo richiede migliori equipaggiamenti dal punto di vista militare. 

    Il presidente Barzani ha al tempo stesso confidato ai membri della delegazione che i jihadisti hanno riempito di mine le strade e le case dei villaggi abbandonati dai cristiani in fuga e che, in caso di bisogno, i peshmerga non dispongono delle attrezzature e dell'esperienza necessarie per farlo. 

    Da parte sua, il Patriarca Ephrem Karim dei siro-ortodossi ha rivendicato nientemeno che una regione autonoma per i cristiani d'Iraq, nel contesto di una repubblica federale irakena. La Costituzione irakena lo permetterebbe, ha spiegato. In caso contrario, egli ha reclamato armi come chiedono a gran voce alcuni partiti del Kurdistan, dopo quanto è successo. 

    Di animo combattivo, il Patriarca ha al tempo stesso chiesto al segretario generale Onu Ban Ki-moon di far visita all'Iraq, e invitato il Papa a fare un uso più audace della propria influenza per la causa dei cristiani irakeni. Egli ha infine chiesto la liberazione di Mosul e giudicato che è ormai possibile assicurare il rientro in alcuni villaggi della piana di Ninive. 

    Di fronte a questo afflato nazionalista, il Patriarca greco-cattolico Grégorios III ha avanzato l'opzione della convivenza e del vivere assieme, pur senza opporsi frontalmente al proprio omologo. 

    A conclusione della visita e dando il via alla conferenza stampa, il Patriarca Sako dei caldei ha affermato che le Chiese d'oriente sono un insieme di "piccole Chiese, ma che attraverso la loro unione, possono formare una Chiesa grande e forte". (Fady Noun)

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