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» 09/11/2007
CINA
Cina, nell’indifferenza del governo aumentano i “villaggi del cancro”
Le grandi industrie chimiche che reggono lo sviluppo industriale del Paese vengono costruite nelle aree rurali della Cina, vicino a piccoli villaggi dove, anno dopo anno, aumentano i decessi dovuti al cancro. Il governo denuncia l’aumento dei casi correlati agli scarichi industriali, ma rifiuta di chiudere le industrie o spostare i villaggi.

Daqing (AsiaNews) – Sin dalla metà degli anni ’90, un forte odore di ammoniaca ha avvolto il villaggio di Daqing, nella provincia nord-orientale dell’Heilongjiang, e non l’ha più abbandonato. Proviene da un’industria petrolchimica costruita alla periferia del villaggio, che dalla sua inaugurazione ha provocato la morte di diversi abitanti del luogo. Si tratta di uno delle centinaia di “villaggi del cancro”, luoghi periferici nelle campagne cinesi che devono subire – e pagare con la vita – il grande sviluppo economico del Paese.
 
Pan Yue, vice direttore dell’Amministrazione statale per la protezione dell’ambiente, ha riconosciuto che “ogni anno, oltre due milioni di cittadini cinesi muoiono di cancro. Di questi, il 70 % dei casi può essere direttamente collegato a problemi di inquinamento e produzione ambientale”. Infine, dati del ministero della Salute evidenziano come i casi di cancro uccidano al 27 % nelle aree urbane, ed il restante 73 % in quelle rurali. Questi dati, presentati ai governi locali, non sono stati riconosciuti come “giustificabile motivo per una rilocazione o chiusura delle industrie”.
 
Wang Yajie, residente 42enne del villaggio, racconta al nipponico Asahi Shimbun: “La notte non possiamo aprire le finestre, perché l’odore entra dovunque e blocca la respirazione. Oramai non dormo quasi più, perché non riesco a riposare”. In effetti, la fabbrica sputa fuori praticamente 24 ore al giorno fumi e liquidi, che entrano nelle finestre e nei corsi d’acqua del villaggio, che conta 250 abitanti. Secondo un rapporto del ministero cinese della Sanità, il numero di villaggi che risentono a livello medico degli scarichi industriali del Paese è in aumento.
 
Wang Qiuli, 34 anni, ricorda che il padre “non smetteva mai di tossire. Un giorno, nel 1995, non è più riuscito a smettere, e si è dovuto sdraiare sul suo letto. Da allora non ha più lavorato, ed è morto l’anno successivo scosso dalla tosse e dalla nausea”. Molto tempo più avanti, Wang è venuto a sapere che il padre aveva subito un non meglio precisato “incidente” nella fabbrica dove lavorava, ma nessuno lo ha mai risarcito per l’accaduto.
 
Dalla fine degli anni ’90, in questo piccolo villaggio sono morte 10 persone per cancro, mentre altre 21 sono state ricoverate d’urgenza in ospedale per problemi respiratori. Cai Wenxiang, 70 anni, dice: “Se avessimo i soldi, ce ne andremmo da qui. Purtroppo siamo poveri, e soltanto i poveri continuano a vivere in posti come questo”. Gli abitanti continuano ad inviare petizioni al governo locale ed a quello centrale, chiedendo di fermare la fabbrica o di dare loro altra terra dove trasferirsi. Nessuno ha mai risposto.
 
Il villaggio di Hongweicunerdun, nei pressi di Daqing, vive un problema simile: di circa 1000 residenti, 30 hanno il cancro e 10 bambini sono nati disabili. La fabbrica che affligge la loro esistenza, però, ha aperto i battenti soltanto nel 2004. Sull’esempio dei loro vicini di casa, hanno chiesto ad una Corte di giustizia di trovare una soluzione, ma i giudici hanno negato il loro aiuto per “mancanza di prove”.
 
Xing Fengshan, 55 anni, dice: “Ogni giorno dell’anno, qui, cade una polvere bianca che sembra neve, e copre tutto, compresi i nostri polmoni. Abbiamo bisogno di altre prove per dire che la situazione è divenuta pericolosa?”. Eppure, il governo locale ha stabilito che “non esistono rapporti di causa-effetto comprovati, tali da poter ordinare la chiusura di alcuna fabbrica”.
 

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