30/11/2007, 00.00
CINA – UE - INDIA
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Cina e India: lo sviluppo dell’Asia è il futuro della crescita europea

Oggi i leader Ue discutono con il premier Singh importanti accordi commerciali. Due giorni fa ci sono stati duri contrasti con la Cina su valute e squilibrio commerciale. Esperti: l’Europa non può restare fuori dal mercato asiatico e la crescita dell’inflazione interna può forzare una rivalutazione dello yuan.
New Delhi (AsiaNews/Agenzie) – Dopo i difficili colloqui tra Cina e Unione europea, il presidente della Commissione Ue Jose Manuel Barroso incontra oggi a New Delhi il premier indiano Manmohan Singh per discutere di investimenti e commercio. L’India ha bisogno di forti investimenti esteri per il suo sviluppo e l’Ue spera di ottenere in cambio l’istituzione di una zona di libero scambio entro il 2008, con riduzione delle barriere che New Delhi impone a merci e servizi esteri per proteggere la propria industria.
 
L’incontro ha luogo subito dopo lo “scontro” tra Ue e Cina su valuta e commercio, nei colloqui del 28 novembre a Pechino. L’Europa, primo partner commerciale della Cina, è preoccupata per il crescente disavanzo commerciale verso Pechino (che cresce di 20 milioni di dollari l’ora e si prevede giunga a 170 miliardi di euro entro il 2007) e preme per una rivalutazione dello yuan. Ma dopo i colloqui il premier Wen Jiabao ha ribadito che lo yuan-renminbi raggiungerà maggiore flessibilità solo con “gradualità”, escludendo interventi immediati. Frustrando le aspettative del presidente della Banca centrale europea Jaen-Claude Trichet che la questione sarebbe stata almeno “esaminata”.
 
Dal luglio 2005 lo yuan si è apprezzato del 9,7% contro il dollaro ma ha perso circa l’11% rispetto all’euro, rendendo meno competitivi i prodotti Ue rispetto a quelli di Stati Uniti e Giappone e aggravando il deficit commerciale.
L’Ue contesta che l’artificiosa sottovalutazione dello yuan (stimata del 20-25%) “crea grandi problemi all’economia dell’Ue, che potrebbe adottare misure protezioniste”, come ha prospettato Jean-Claude Juncker, premier del Lussemburgo. Ma il commissario Ue al Commercio Peter Mandelson ritiene già importante proseguire i colloqui e ha detto che “sono arrivato [a Pechino] preoccupato e la lascio con maggior fiducia”, anche parlando di questioni come la tutela della proprietà intellettuale e il libero accesso al mercato.
 
Analisti osservano che la crescente economia asiatica è fondamentale per la crescita dell’Europa, che non può rimanerne fuori. Frank Gong, capo economista della JPMorgan Chase & Co. di Hong Kong, osserva che “la pressione [inflazionistica] cresce in Cina”, per cui “una più rapida rivalutazione dello yuan è inevitabile” per raffreddare l’economia.
Intanto Pechino “incassa” concessioni politiche: Jose Socrates, premier portoghese, ha detto a Wen che i leader Ue si opporranno alla proposta del presidente taiwanese Chen Shui-bian di svolgere un referendum sul nome con cui l’Isola rinnoverà la richiesta di ammissione alle Nazioni Unite. Wen, durante colloqui informali, ha ripetuto che il Dalai Lama vuole la secessione del Tibet e ha chiesto ai leader europei di non riceverlo in via ufficiale.
 
Esperti osservano che nei colloqui in Cina sono rimasti in secondo piano il divieto di vendere armi alla Cina (istituito dopo il massacro di piazza Tienanmen nel 1989) e i diritti umani, questioni dominanti un anno fa. (PB)
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