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» 31/07/2006
CINA
Cina: costituito un sindacato interno in una grande ditta estera

Gli operai nelle ditte occidentali sono poco tutelati, con massacranti condizioni di lavoro e bassi salari. Le recenti proteste a Shenzhen in una fabbrica di giocattoli Disney e McDonald's.



Pechino (AsiaNews/Scmp) – Il 29 luglio è stata costituita la prima organizzazione sindacale interna a un grande magazzino della Wal-Mart, maggiore azienda mondiale di vendita al pubblico, nella meridionale provincia del Fujian.  La Federazione delle organizzazioni sindacali di tutta la Cina (ACFTU) - di obbedienza governativa - considera questo un primo passo per aumentare la protezione dei lavoratori nelle ditte a capitale estero, nonché un tentativo della ditta Usa – finora poco sensibile al problema - di migliorare la propria immagine in Cina.

La legge cinese prevede che le ditte con almeno 25 dipendenti debbono costituire organizzazioni sindacali interne. Ma - riferisce l'agenzia Xinhua – lo hanno fatto meno del 30% delle circa 100 mila imprese con capitale estero (senza contare quelle di Taiwan, Hong Kong e Macao). Dal 1996 la Wal-Mart ha aperto in Cina 59 negozi con 23 mila dipendenti e finora si era sempre opposta. Essa prevede di aprire altri 20 punti vendita quest'anno e arrivare a 150 mila dipendenti in 5 anni. La richiesta sindacale non ha avuto grande sostegno dai dipendenti, "perché – osserva Qiao Jian, capo del dipartimento sindacale dell'Istituto cinese per le relazioni industriali – i loro salari sono maggiori di quanto pagano le imprese cinesi".

"Noi abbiamo rapporti diretti con i dipendenti – aveva detto lo scorso novembre Lee Scott, capo esecutivo della ditta – e non occorre una terza parte rappresentante il sindacato".

Questa posizione ha sempre causato dure reazioni dal mondo sindacale, con Wang Zhaoguo, presidente dell'ACFTU, che questo mese ha proposto di rendere obbligatoria per le ditte a capitale estero la creazione di queste rappresentanze sindacali. Ora che la Wal-Mart lo ha fatto – commenta Qiao – sarà più facile convincere altre imprese estere e assicurare una maggiore tutela dei lavoratori.

Il sindacato aziendale ha un valore più teorico che pratico. Liu Kaiming dell'Institute of Contemporary Observation di Shenzhen, afferma che questa organizzazione è "capace di ottenere piccoli benefici, ma non di combattere per i diritti dei lavoratori".

In Cina le ditte a capitale estero talvolta impongono ai dipendenti orari massacranti e paghe minime. Pochi giorni fa sono scesi in sciopero gli 11 mila dipendenti di una fabbrica della Metron a Dongguan, nel Guangdong, che produce giocattoli per ditte Usa come Disney, McDonald's, Mattel e Hasbro. Ci sono stati anche scontri con la polizia, accolta con sassi. Dopo la fine della protesta, il 27 e il 28 luglio la polizia ha fatto irruzione, colpendo e arrestando decine di ex manifestanti.

In un documento Michael Lillioja, direttore esecutivo della ditta, parla di "atti di vandalismo contro la fabbrica, che hanno causato l'intervento della polizia". Ma gli operai denunciano che debbono lavorare 11 ore al giorno anche per 7 giorni la settimana e che la ditta li "deruba" del denaro per i pasti a mensa.

"La compagnia – dice un operaio – deduce 200 yuan dal nostro salario mensile per i pasti. Ma dalla mensa aziendale riceviamo cibo solo per 125 yuan".

Dedotta questa spesa, il salario mensile è di circa 600 yuan, il minimo per la zona. A maggio – aggiungono i dipendenti – la dirigenza ha promesso un aumento, ma non lo ha fatto.

La fabbrica opera da oltre 10 anni ed era – raccontano gli operai – uno dei migliori impieghi della zona. Ma negli ultimi anni la situazione è molto peggiorata, forse – ipotizzano – per la corruzione di dirigenti locali. (PB)


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by Giulio Aleni / (a cura di) Gianni Criveller
pp. 176
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