19/01/2006, 00.00
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Cina: per fermare la tortura, verranno registrati gli interrogatori dei sospetti criminali

La manovra messa in atto "per i crimini relativi al diritto del lavoro". Vice-procuratore generale cinese: le registrazioni saranno "dal vivo e non manipolate". Un avvocato: "Se estese a tutti i tipi di reato, saranno un passo significativo".

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – La Cina registrerà gli interrogatori di tutti i sospettati di crimini relativi al lavoro per evitare che le confessioni vengano estorte con la tortura. Le registrazioni audio inizieranno a marzo 2006, mentre quelle video a ottobre 2007.

Lo riporta la Xinhua, agenzia di stampa governativa, che cita come fonte la Procura suprema del Popolo, il più alto apparato giurisprudenziale del Paese.

"Registrare audio e video di questi interrogatori - dice Wang Zhenchuan, vice-procuratore generale cinese - aiuterà a prevenire le violazioni alla legge che vengono commesse in queste occasioni, aiuterà ad assicurare l'accuratezza delle prove chiave e, infine, servirà a bloccare i criminali che vogliono ritrattare ciò che hanno detto accusando i poliziotti che li hanno interrogati di violenza". Wang sottolinea che i nastri saranno registrati dal vivo e non manipolati.

La decisione arriva mentre i media statali sono impegnati in un inusuale dibattito sull'uso della tortura. La Xinhua sostiene che le fonti di informazione cinesi hanno più volte riportato casi di tortura da parte della polizia per estorcere delle confessioni e queste ammissioni hanno provocato una pubblica condanna del fenomeno.

Li Guifang, vice direttore della Commissione criminale dell'Associazione avvocati di tutta la Cina, definisce le registrazioni "un passo significativo". "Se si dimostrano utili – aggiunge – e vengono estese agli interrogatori in tutti i tipi di reato criminale, rappresenteranno un grande passo in avanti per combattere i ricorrenti abusi di potere".

La Cina ha messo fuori legge la tortura nel 1996, ma per molti attivisti ed avvocati essa è tuttora in uso. Fino allo scorso anno Pechino ha rifiutato la richiesta delle Nazioni Unite di inviare una missione nel Paese con lo scopo di investigare sui casi di tortura, ma quest'anno ha acconsentito.

Manfred Nowak, il primo investigatore dell'Onu a visitare le carceri cinesi, sostiene che la pratica è ancora "diffusa" nel Paese, ma "in declino".  

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