24/11/2004, 00.00
CINA
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Cina: per non esplodere il sistema deve continuare a crescere

di Maurizio d'Orlando
Contro la fame di energia dovrà aumenta l'importazione di petrolio, il carbone ha già provocato gravi danni a uomini e ambiente.

Milano (AsiaNews) - Il governo cinese non può permettersi una minore crescita economica perché in tal caso potrebbero esplodere le grandi contraddizioni interne al sistema, ma per mantenerla ha sempre più fame di energia, che è sempre carente. Praticamente in tutte le 23 provincie cinesi è spesso necessaria l'interruzione forzosa delle forniture di energia elettrica ed in alcune regioni si è dovuti ricorrere al razionamento sistematico anche durante gli orari lavorativi. Né si può incrementare il consumo di combustibili fossili come il carbone che fornisce già circa il 61 % del fabbisogno energetico della Cina non perché l'estrazione del carbone provoca ogni anno la morte di decine di migliaia di minatori, ma per due ragioni strettamente economiche e politiche. La dipendenza dal carbone va ridotta in termini percentuali in primo luogo perché il suo utilizzo comporta la totale congestione delle rete ferroviaria e dei trasporti interni, paralizzando di fatto tutta l'economia e gli straordinari tassi della sua crescita. I dirigenti comunisti cinesi, però, difficilmente potrebbero permettersi una minore crescita economica perché in tal caso potrebbero esplodere le grandi contraddizioni interne al sistema e di conseguenza perdere il potere in maniera rovinosa se non addirittura cruenta, visto che il costo del comunismo in Cina è stato di circa 150 milioni di persone.

In secondo luogo, in Cina la combustione di carbone per produrre energia elettrica avviene in impianti che, rispetto a quelli occidentali, non solo sono molto meno efficienti in termini di resa energetica, ma anche molto più inquinanti. Anche in questo caso per la dirigenza cinese non sono rilevanti le preoccupazioni per la salute (il fenomeno delle piogge acide) ed il benessere dei cittadini, bensì alcune considerazioni di ordine politico ed economico. L'immissione nell'atmosfera da impianti obsoleti di grandi quantità di particolato riduce la penetrazione dei raggi solari, con la conseguenza di cambiamenti climatici e riduzione delle piogge. Da un lato ne deriva in alcune zone un sempre maggiore rischio di esondazione dei fiumi e dall'altro la desertificazione di grandi aree. La conseguenza è la perdita dell'autosufficienza della produzione agricola ed in particolar modo dei cereali.

La necessità di importare significativi quantitativi di cereali da paesi come l'Australia il Canada e gli Stati Uniti oltre che dall'America Latina ha ovvie ripercussioni di tipo strategico e politico. La perdita dell'autosufficienza cerealicola, grano mais e riso, significa che la Cina non può permettersi contrasti troppo aspri e palesi con i Paesi dai quali importa le derrate alimentari. In questo modo però la dirigenza cinese perde anche l'ultimo brandello di legittimazione politica interna, quel nazionalismo che il partito comunista aveva ereditato dal Sun Yatse.

Da ultimo dobbiamo ricordare che, anche volendo e pur essendo le riserve di carbone più che sovrabbondanti, la produzione interna cinese non potrebbe fornire quantitativi sufficienti a coprire il fabbisogno energetico, perché già ora le centrali termoelettriche alimentate a carbone non hanno approvvigionamenti sufficienti e viaggiano con scorte di pochi giorni. In sintesi, affinché il sistema non esploda, la Cina deve continuare ad espandersi con forti tassi di crescita e non può farlo se non aumenta in maniera molto maggiore l'importazione di idrocarburi. A fronte di un tasso di crescita del PIL di un po' più del 9% il consumo di energia negli ultimi due anni è aumentato di circa il 16 % e nei primi sei mesi di quest'anno le importazioni petrolifere sono aumentate quasi del 40 %.

La Cina sta anche cercando di incrementare al massimo il contributo che può venire da altre fonti energetiche e queste nel concreto sono solo l'energia idroelettrica e quella nucleare. Le altre opzioni, tanto care agli ecologisti di tutto il mondo, viste da un'angolatura cinese hanno quasi un sapore di scherzo e sembrano solo l'utopia con cui si trastullano i popoli benestanti e poco numerosi. Eppure anche l'idroelettrico ed il nucleare per la Cina non sono una soluzione. In primo luogo perché i tempi per la realizzazione delle opere idroelettriche e degli impianti nucleari sono molto lunghi. Per quanto poi riguarda l'energia idroelettrica, pur essendo ben 28 i nuovi impianti in costruzione, esistono obbiettivi limiti di disponibilità di risorse potenziali.

Sia il nucleare che l'idroelettrico richiedono inoltre enormi investimenti in capitale fisso di cui la Cina non dispone e che le sue banche risultano inadeguate a finanziare per intero.

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